Dove hai imparato questa roba?-esclamai, incredula.
Tecnicamente la sto leggendo, questa roba- disse Joe, con un sorrisetto storto rivolto verso il libro aperto sul palmo della mano. Aveva assunto una posizione disinvolta ma con lo sguardo ancora concentrato sul suo lavoro. Mason era stato disteso su una poltroncina polverosa, semicosciente, con la testa ciondolante da un lato e le braccia penzoloni, non sanguinava più grazie alle cure non esattamente improvvisate di Joe. La poltrona di Mason si intravedeva dalla stanza in cui io e Joe parlavamo, ma dubitavo ci potesse sentire, in quelle condizioni.
Io sono basita, davvero!-esclamai, facendo trasalire Joe. -e non far finta di niente! Ho visto già troppe cose strane per poter passare sopra anche a questo!- e indicai Mason, più lontano. Lo stato d'ansia si era trasformato in uno sfogo di rabbia crescente, soprattutto dopo aver visto Joe afferrare un libro da uno scaffale e precipitarsi in una stanza come se si trovasse a casa sua, cominciando a gesticolare e dire parole sconnesse, come degli ordini, verso la ferita di Mason, che smise di sgorgare sangue e cominciò a rimarginarsi.
Mason continuava a sfogliare le pagine appoggiando un dito sulle labbra ogni tanto, con aria pigra e le palpebre semichiuse. I ricci gli si erano incollati sul collo e sulla fronte, coprendo le scure sopracciglia. Mi avvicinai, cauta.
-Scusa- gli dissi, allungando una mano verso la sua spalla. Chiuse il libro di scatto, sollevando uno sbuffo di polvere e si scansò velocemente, guardando la mia mano allarmato. Si rilassò di nuovo, sorridendo debolmente.
-Scusami tu- sollevò una mano, e prese la mia fra le sue. -Scusa per non avertelo detto prima- disse con voce dispiaciuta e gli occhi preoccupati. Da vicino i suoi occhi sembravano ancora piú verdi a contrasto con le ciglia lunghe e brune, di quel verde che si vede solo sulle foglie estive al sole. A contatto con il mio palmo sentivo un piccolo oggetto freddo, staccai gli occhi da quelli di Joe e percorsi i dorsi delle nostre mani intrecciate fino ad un piccolo anellino al dito indice di Joe.
-Detto cosa?- dissi con un filo di voce, ritrassi la mano, con gli occhi fissi sull'anello dalla forma familiare.
-Di tutto questo, di questa vita, della magia, della realtà che vivi tu e quella che viviamo noi, scusami per averti mentito fino ad ora, per tutte le bugie che ti ho detto, su di me e sugli altri. È un peso più grande di te, troppa pressione da sostenere e so che adesso, in questo momento, ti senti come un'ombra che ha sempre vissuto nell'oscurità, cieca e incosciente delle tenebre e della luce che la circondano, sempre all'insaputa di ogni piccola, indispensabile scintilla...sembra proprio come quei libri che leggi tu, vero? Surreali e fantastici, fatti di sogni e speranze, ma anche di dolori e insicurezza e tu sei quell'ombra che vive dietro le spalle del personaggio principale che è riuscita ad uscire allo scoperto ma poi viene di nuovo rigettata nel dimenticatoio da una qualche novità sconcertante. È per questo che non amo leggere, quelli come me e te si identificano nello sfondo non in primo piano. Se decidi di scappare da me ti capirò.- cercò la mia mano ma io mi allontanai, frastornata dalla profondità di quel discorso che aveva scavato affondo nella mia anima trovando le parole esatte che da qualche tempo cercavo, per identificarmi in qualcosa: un'ombra. Ma è comunque vero che per vedere un'ombra è necessaria la luce.
Gli occhi di Joe erano in attesa, calmi, senza alcuna tempesta che romba nelle iridi.
-Non scapperò- dissi indietreggiando verso lo stipite della porta-sono solo stanca, ho bisogno di tempo per incanalare ogni novità in quello che sto cercando di portare a termine- emisi un profondo respiro. Solo in quel momento mi accorsi da quanto tempo non riempivo di una bella boccata d'aria i miei polmoni-Ormai non so più chi tu sia- sussurrai più a me stessa che a Joe.
-Sono sempre io, Claire! Sempre io!- esclamò, scattando in avanti. Lo allontanai con una mano- no, fammi finire Joseph. Devi aiutarmi a trovare il padre di Mason. E dirmi che cosa è successo mentre tornavamo qui, perchè immagino tu sappia già tutto- dissi distaccata, guardandolo dritto in faccia. Immaginarlo immerso e già a conoscenza di tutte le stranezze che mi stavano accadendo mi facevano sentire tradita, soprattutto da lui, con il quale avevo passato la maggior parte della mia vita senza aver bisogno di quella maschera che usavo per proteggermi dai giudizi altrui, senza aver bisogno di essere più magra, più alta, più bella, ma solo me stessa. E adesso era come se avessi bisogno di quella maschera persino davanti a lui. -Eri come un fratello per me- singhiozzai, con le lacrime che bruciavano in fondo agli occhi. Si avvicinò ancora di più, ma stavolta non lo respinsi, mi feci avvolgere da quell'abbraccio familiare. Mi strinse forte e piansi contro la sua spalla -lo sono ancora- sussurò -lo sono ancora.
-Mi dispiace interrompere questo momento tra lacrime, abbracci e Oprah Winfrey, ma volevo dirvi che non c'è più bisogno di disperarvi, perchè il vostro caro Mason è in perfetta forma fisica, andiamo a fare jocking?- ironizzò il diretto interessato, con un gomito appoggiato allo stipite della porta. Fece sbucare la testa dietro quella di Joe, facendoci sciogliere dall'abbraccio, tra le risate nervose. Asciugai le lacrime velocemente e, come un tornado, travolsi Mason, atterrandolo sul pavimento. -Me lo dici... COSA HAI FATTO? MI HAI FATTA SPAVENTARE, MALEDIZIONE!- gli urlai contro, con un gomito puntato sul suo petto. -Scusa se stavo solo per morire! E attenzione, scusa se, qualche volta, sono io quello che deve essere salvato, tesoro. Non puntarmi il gomito così che fa ancora un po' male- aggiunse, massaggiandosi il petto. Si rialzò, scostandosi da me, ma io lo feci barcollare travolgendolo. Mi guardò sorpreso, per poi scostare lo sguardo dietro di me, sicuramente per cercare aiuto da parte di Joe, che sentii muoversi verso di noi. -Fermo lì!- gli ordinai, senza spostare gli occhi dal volto di Mason, che adesso stava puntellato sui gomiti. Con un sorriso beffardo, Mason fece ciondolare la testa da un lato all'altro, -Joe, spiega alla signorina come hai fatto a salvarmi- disse, sempre guardando oltre me. Finalmente mi alzai, e rivolsi a Joe uno sguardo di assenso per invitarlo a continuare il discorso già iniziato in precedenza. Mason rimase disteso per terra, incrociò le braccia dietro la testa e chiuse gli occhi, con ancora stampato in volto quell'odioso sorrisetto, come se si stesse preparando a sentire la sua melodia preferita o stesse prendendo il sole. Io mi sedetti a gambe incrociate, appoggiando la nuca alla parete, mentre Joseph si voltava per darci le spalle e si sfregava le mani, come per prepararsi ad un lungo monologo e ripassando mentalmente la parte.
Quindi...è complicato ma...- proferì, ma venne interrotto. -Ti prego, inizia con "c'era una volta"- ridacchiò Mason. Joe gli rivolse un'occhiata truce -Come ti ho salvato dal mondo dei morti ti ci posso pure rispedire- lo zittì, e proseguì nel suo racconto.
Claire, sappi che tutto quello che sto per raccontarti non l'ho mai detto a nessuno, tanto meno a te, che potevi considerarmi un mostro, una specie di ibrido, e non per questione di pregiudizi, ma semplicemente perchè non hai mai vissuto la realtà che ho vissuto io e che ora stai sperimentando per la prima volta. Non ti sembra tutto confuso e privo di risposte? Tutto senza capo né coda. Hai ragione. Perfettamente ragione. Ma io esisto in questo mondo da più tempo di te e, lasciami dire che, una volta averti catturata non ti lascia più-. Di quale mondo parli, Joe?- lo interruppi.
-Di questo, Classy, quello fatto di cicatrici magiche e Harry Potter!- era da tanto che non mi chiamava "Classy". Soprannome nato al primo anno di liceo quando, al ballo al quale andammo assieme, la mia professoressa di inglese, vedendomi, esclamò "Classy!", non so cosa ci fosse di "di classe" nel mio abito, ma fu una serata magnifica che sembrava essere lontana anni luce, ormai.
Ritornata dal soffocamento scolastico e prossima a ritornarci. Spero vi piaccia il capitolo e la suspance...chissà cosa avrà da raccontare Joe sul suo passato...alla prossima! Che, prometto, non sarà tra mille anni!
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Inside the book (interrotta)
FantasyClaire Davis è una normale ragazza di 17 anni, studiosa e appassionata di libri. Si offre di aiutare il bibliotecario della città che, però, è misteriosamente scomparso. Sarà la sua passione a guidarla in questa intrepida avventura con l'aiuto del f...