Adulta o ancora bambina?

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Mi ricordo solo quel sogghigno. Non mi ricordo altro, né dove mi abbiano portata né che cosa sia successo dopo. Mi svegliai in un luogo chiuso, circondata da persone, tutte con la stella gialla. Le donne sul seno destro, gli uomini sulla spalla destra. Un odore agro mi pervase le narici, non c'era nemmeno uno spiffero d'aria. Tutte le persone erano disorientate, alcune piangevano mentre altre arrabbiate sbattevano i piedi alla parete, c'erano delle bambine più piccole di me che rigavano il proprio viso di lacrime guardando le proprie madri defunte. Mi toccai il ventre, un dolore mi pervase il corpo. Mi alzai il vestito e controllai il punto dove fui colpita, c'era un livido abbastanza grande di un color violaceo. Ripensai ai miei genitori, ero rimasta da sola e non potevo cambiare le cose. La vista mi si annebbiò, avevo la gola disidratata e mi sentivo senza forze. Da quanto ero lì? Mi avvicinai ad una donna circa sulla cinquantina.
"Mi scusi, da quanto tempo siamo in viaggio?"
"Circa 2 giorni"
"La ringrazio"
"Da dove vieni signorina?"
"Non ricordo"
"Capisco, deve essere dura per te. Mi chiamo Catleia e tu?"
"Rachel"
"Che bel nome, Rachel...anche mia figlia si chiamava così"
"Si chiamava? Che le è successo?"
"Le hanno sparato mentre stava tornando da scuola"
"Mi dispiace"
"Tranquilla non potevi esserne a conoscenza, invece tu sei qua sola?"
"Si, mio padre si è suicidato mentre mia madre...l'hanno portata via dei soldati"
"Mi spiace...saprai già la nostra destinazione"
"No"
"Ci dirigiamo ad Auschwitz"
"Auschwitz, cos'è?"
"Un campo"
"Un campo? E perché andiamo lì?"
"..."
"Rispondi, ho bisogno di saperlo"
"Per..."
Le rotaie del treno fecero un suono assordante. Eravamo arrivati. Cercai la donna con lo sguardo siccome l'avevo persa di vista per un attimo. Dei soldati ci stavano facendo scendere, dividevano le donne da una parte e gli uomini dall'altra. I bambini venivano raggruppati e portati verso un grande edificio. Vidi Clateia, e le andai incontro. Prima di essere strattonata per andare verso il gruppo femminile, mi disse una frase:
"Di che hai 15 anni"
Non capii il perché dovevo mentire sulla mia età. Guardai verso l'alto, una fuliggine strana proveniva dal grande edificio in cui si dirigevano i bambini. Capii tutto dal fumo. Quello non era un campo normale...ma un campo in cui si doveva morire. Un soldato si avvicinò a me, mi guardò negli occhi e poi si diresse con lo sguardo verso il corpo. Alzò il braccio e mi indicò la direzione dove dovevo andare, mi diressi verso quella scelta.

Tenebre bianche               -Auschwitz-Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora