17.Inconvenience

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-Devo stare qui- disse lei a suo fratello prima di andarsene.

-Ti voglio tanto bene Lou, non dimenticarlo- gli sussurrò poi, allontanandosi.

Lui le rispose con un sottile «anche io», poi la vide andar via pian piano.

-Questa volta hai vinto tu- disse il castano, puntando l'indice contro Justin. Si avvicinò a lui.
-Falla soffrire e sei morto-.

...

Se ne stava sul letto.

Il cellulare al suo fianco era spento.

Lei guardava il vuoto.

Voleva piangere, voleva urlare, voleva schiaffeggiarsi. Non sapeva cosa voleva davvero, non sapeva cosa fosse veramente successo. Era così confusa. Le sembrava di aver vissuto soltanto un brutto sogno. Inevitabilmente una lacrima le scorse sul viso.

Dei rumori provenienti dalla porta la portarono via da quel vuoto. Scosse la testa, poi la porta si aprì.

Un piccolo sorriso si fece spazio sulla sua faccia, dopo aver visto chi fosse entrato. Lui le si avvicinò lentamente, mentre lei gli fece spazio sul letto.

-Come stai?- le chiese Jason, a voce bassa.

-Tu?- domandò lei in risposta.

-Potrei stare meglio- le disse.

Lei restò per un po' a guardarlo.

Era così bello e lei si stava affezionando così tanto.

Lui stava per parlare, ma lei lo fermò. Gli prese il viso velocemente e poggiò le labbra sulle sue.

-Non posso- disse lui, staccandosi.

Devil mise su un'espressione interrogativa; non lo aveva capito.

-Ami Justin- affermò. -Ed è giusto che sia così- continuò.

Si alzò dal letto ed andò verso la porta della camera, ma la mano di Sophia lo bloccò.

-Resta qui- gli sussurrò.

Chiuse a chiave la porta e gettò la chiave in qualche parte sconosciuta della camera.

-Non posso- disse lui a bassa voce.

-Ssh- fece lei, sfiorandosi il naso con l'indice.

E così stettero insieme. Sì, stettero insieme nel vero senso della parola. I loro corpi si sfiorarono più volte e più volte alcuni gemiti uscirono fuori soffocati. I loro nomi furono sussurrati in modi così dolci che non credevano fossero davvero loro stessi. E da quel giorno impararono che da due strafottenti qualsiasi, dal ragazzo più playboy del mondo e dalla ragazza più indifferente di sempre, poteva nascere qualcosa di veramente dolce. Fuori da ogni confine, fuori da ogni limite.

...

-Tu non la devi toccare- gli disse a denti stretti, premendo la pistola dentro il suo fianco.

Jason rise beffardo.

-E chi me lo dice?-

-Te lo dice Justin Bieber- rispose il biondo. -E se vuoi vivere ancora, almeno per un po'... Stai lontano da lei- continuò, con lo stesso tono.

McDaniel non rispose. Si limitò a scansare la figura di Justin e sorpassarlo, per poi andare in salone.

Justin, invece, tirò un calcio alla sedia. Quando vide Jason uscire dalla camera di lei andò su tutte le furie, non riuscì a controllarsi. Nonostante non stesse più con lei da molto tempo, l'aveva sempre sentita come un qualcosa che gli apparteneva, che gli era sempre appartenuta, in realtà. Non poteva assolutamente permettere ad altre persone di toccarla, né perfino di sfiorarla con un dito.

-Sophia- la chiamò, appena la vide entrare dalla porta della cucina.

Lei sussultò leggermente, chiudendo per un momento gli occhi.

-Cosa c'è, Justin?- gli rispose.

Non era abituata a trovarselo davanti improvvisamente, a parlargli, a fare come fosse semplicemente tutto normale.

Prima che lui potesse ancora parlare, lei lo bloccò.

-Senti, Justin, io non sono ancora psicologicamente pronta a rivederti gironzolare intorno a me- disse. -Quindi, per cortesia, lasciami in pace- concluse.

Stava per andarsene, ma lui la fermò afferrandole un gomito.

Lei si girò, esterrefatta.

-Ho detto che devi lasciarmi stare- pronunciò con calma. Scosse il braccio ed andò via.

Perché era tutto così difficile? Avrebbe voluto non importarsene di Justin che era lì, essere indifferente a lui e a tutta quella merda. Contrariamente, però, ogni minuto che passava era un ricordo in più che le ritornava in mente, era un problema in più, una preoccupazione in più. Ma perché? Perché sentiva storie di persone che dimenticavano il proprio fidanzato in una settimana ed invece lei, dopo un anno, non ci era ancora riuscita?

Andiamo, Justin non era mica Brad Pitt.

No, per lei era molto di più. Per lei Justin era il tutto, nessuno poteva mai superarlo. Per lei Justin era intoccabile, imparagonabile. Non riusciva a paragonarlo mai a nessuno, semplicemente perché per lei era solo ed unicamente Justin. Quel ragazzo che le aveva fatto perdere la testa qualche tempo fa, che l'aveva cambiata. Quel ragazzo che le aveva sempre fatto tremare il cuore. Ma adesso semplicemente non lo ricordava più. Non ricordava più chi era Justin, perché era passato troppo tempo senza che lei lo vedesse.

Era passato troppo tempo senza che lei l'amasse.

Sobbalzò quando sentì Jason chiamarla.

-Dev- sussurrò lui al suo orecchio.

Lei sorrise leggermente, poi gli rispose.

-Ehi-

-Ti va di uscire stasera?- le chiese.

-Va bene- disse Devil.

-Vai a prepararti ora, ti porto in un posto- finì, facendole un occhiolino.

Lei uscì dalla cucina e si diresse verso le scale, ma subito una forte presa al braccio la bloccò.

-Cosa vuoi?- chiese lei, rivolgendo gli occhi in alto.

-Quando dico una cosa- parlò a denti stretti.

-Pretendo di essere ascoltato- continuò.

Lei fece per parlare, ma Justin scosse la testa.

Tolse la sua mano attorno al braccio ed andò a stringerle il mento.

-O smetti di frequentare Jason- pronunciò. -Oppure, credimi, è l'ultima volta che lo vedrai sulla faccia della terra- terminò.

Lei rise sonoramente, poi smise. Prese la mano di Justin e la allontanò bruscamente dalla sua faccia.

-Tu comincia a non toccarmi- iniziò lei. -Poi magari ti ascolterò- disse.

Si voltò e cominciò a salire le scale, senza che lui dicesse niente. Poi dopo qualche gradino si fermò.

-Perché deve essere tutto così fottutamente difficile?- chiese Justin, salendo verso di lei.

-L'hai voluto tu, Justin- rispose Sophia. -Solo, unicamente e fottutamente tu- disse, spingendolo leggermente.

Lui toccò i suoi capelli per aggiustarli e la guardò negli occhi. Poteva rimanere a guardarla per tutto la vita, non si sarebbe stancato mai.

-Sai che sono stato costretto a farlo!- esclamò.

-Nessuno mai è costretto a fare nulla- replicò lei. -Ora va' via- continuò. -Incontrarti qui è stata la cosa peggiore di tutta la mia esistenza- finì.

Questa volta salì le scale e lo lasciò lì, non curandosi del fatto che non gli aveva dato tempo per risponderle.

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⏰ Ultimo aggiornamento: Jan 20, 2018 ⏰

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