Scritto da Hoshimi.
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La porta della libreria in piazza era aperta. Un venticello che trasportava la brezza marina entrava da lí consumandosi con l'odore di caffè e cioccolato. I libri disposti sugli scaffali erano coloratissimi e creavano un bel contrasto con i mobili di legno scuro.
I capelli biondi dell'uomo seduto su una poltrona oscillavano verso destra a causa del vento provocandogli fastidio. Egli li spostó dalla fronte e riprese a sorseggiare del liquido nero da una tazzina, in attesa dell'arrivo di qualche cliente. Stava per chiudere gli occhi per poi annusare il profumo dei gigli nel vaso colmo d'acqua, quando il campanello che avvisava dell'arrivo di qualche cliente suonó. Prontamente l'uomo scattó in piedi e corse all'entrata aggiustandosi la camicia nei pantaloni.
«Salve, signorina. Come posso esserle utile?» chiese l'uomo facendo un inchino alla ragazza che rideva.
«Mike, non sono una ragazzina!»
«Scusa, Nanaba. Buongiorno» disse l'uomo dandole un bacio sulla fronte.
La ragazza era stretta in un vestito candido che le copriva persino gran parte del collo; i corti capelli biondi erano abbelliti da qualche fiorellino rosa e tra le mani teneva saldamente un ombrellino da sole e dei guanti di pizzo.
«Mike, non qui» sussurrava Nanaba la quale allontanó l'uomo che cercava di darle un altro bacio.
«Ernest potrebbe vederci» continuó guardandosi alle spalle.
L'uomo biondo chiuse la porta dell'entrata, poi trascinó Nanaba nel suo studio privato.
«Mi dispiace di essere cosí tesa quando siamo insieme. Perdonami, Mike.»
«Puoi non pensare a lui qualche volta?»
«Ma, caro, lo sto praticamente tradendo con te!»
«No, Nanaba! Tu stai tradendo me con lui. Noi due eravamo amanti prima che tuo padre decidesse di prometterti in sposa a quel gentiluomo!»
«Non credere che non abbia provato a fargli cambiare idea!»
L'uomo si appoggió alla scrivania colma di libri per poi passarsi una mano tra i capelli. Lei gli andó vicino e prese il suo viso tra le mani.
«In realtà Mike, oggi sono venuta qui per dirti qualcosa in particolare.»
Il biondo la afferró per i fianchi e la portó piú vicino a sè.
«Tra due giorni mi sposo con Ernest. Dopo la cerimonia partiremo per andare a vivere nella sua residenza in America. Non potró ritornare mai più in Francia.»
Mike la guardó negli occhi con il labbro che tremava e le lacrime che cadevano sulle guance, prontamente raccolte dalle dita della ragazza.
«Rimani con me ancora per un po'» disse l'uomo sollevandola e facendola sedere sul tavolo.
Cautamente, senza fretta e con delicatezza, Mike slegó i lacci che tenevano prigioniero il corpo di Nanaba. Il corsetto chiuso intorno al busto della ragazza rendeva quasi impossibile la respirazione, cosí lei tiró un sospiro di sollievo quando l'uomo la liberó.
Tutti i vestiti erano sul pavimento e mentre si amavano i due continuavano a ripetere i nomi dell'altro come se non l'avessero più potuto fare.
Nanaba appoggió la testa nell'incavo del collo del suo amato e pianse tutte le lacrime che da troppo tempo rimanevano dentro di lei.
Poco dopo anche l'uomo si uní alla ragazza e piansero insieme a lungo.
Quando ebbero lasciato che anche l'ultima lacrima cadesse sulla spalla dell'altro, si guardarono e Nanaba sorrise.
«Credi nella reincarnazione, Mike?» chiese accarezzando il volto dell'amato.
«Siamo cristiani, dolce Nanaba. Come possiamo credere nella reincarnazione?»
«Non pensare a Dio adesso. Sai, credo che le persone che sono fatte per stare insieme, in un'altra vita si rincontreranno. Noi non possiamo stare insieme in questa vita, ma lo faremo in un'altra. Siamo legati, Mike, niente potrà separarci, nè un oceano nè la morte» sussurró Nanaba all'orecchio dell'uomo.
Mike guardó gli occhi della ragazza, poi le labbra che continuavano a muoversi mentre parlava.
«Ti amo, mia cara.»
Lei non disse niente e sorrise.
«Dimmi una cosa, Nanaba. Sei felice di dover passare il resto della tua vita come una donna sottoposta all'autorità di quell'uomo?» chiese lui.
«Devo farlo per non deludere la mia famiglia e coloro che la sostengono. Non ho scelta. Dovró vivere con lui, dormire con lui e persino portare in grembo i suoi figli, ma non lo ameró mai. Non proveró mai dell'affetto verso Ernest, perchè il mio cuore, la mia anima, il mio corpo appartengono a te.»
Mike rise leggermente e l'abbracció.
«È un bel modo per dire che mi ami» disse lui dopo aver preso la ragazza in braccio e averla posata su una poltrona.
Le poggió uno scialle sulle spalle per coprirla e le diede una tazzina colma di caffè. In seguito lei gli fece spazio e si accoccoló al petto scoperto dell'uomo.
Nanaba canticchió una canzone che aveva imparato durante le lezioni di pianoforte e Mike le accarezzó i capelli.
Passarono le ore in quel modo, la ragazza che cantava e lui che ascoltava e la guardava con amore.
Con gli occhi tristi Mike la prese dalle spalle e le disse che il cielo era già diventato scuro e che sarebbe stato meglio se Nanaba fosse ritornata a casa.
«Allora, accompagnami a casa, mio cavaliere» disse lei alzandosi in piedi e tirando la mano dell'uomo.
Mike raccolse i vestiti della ragazza e le strinse i lacci dell'abito attorno al corpo. Nanaba gli abbottonó la camicia e gli legó un fazzoletto colorato intorno al collo, dopo si sistemó i propri capelli e quelli dell'uomo.
«Nanaba, ho qualcosa per te.»
Mike le porse un libricino di poesie d'amore il cui titolo era: "Capelli come l'oro".
«L'ho scritto per te» disse lui.
«Mike, hai scritto delle poesie per me?» chiese la ragazza incredula.
Lui annuí e le bació la fronte. Nanaba era veramente lusingata per quel gesto pieno di affetto.
Insieme camminarono verso l'enorme villa dove la famiglia di Nanaba viveva. Si fermarono davanti al cancello. La luce era ancora accesa nelle stanze della casa e i cani giocavano nel cortile.
«È il momento di dirti addio?» chiese Mike.
«Puoi venirmi a salutare al porto, tra due giorni.»
«Ci sarà anche il tuo sposo. Forse ti verró a guardare da lontano mentre partirai.»
«Quindi...»
«Addio, Nanaba. Ci vediamo in un'altra vita.»
Mike bació le labbra della ragazza un'ultima volta prima di voltarsi e ritornare nella sua libreria.
«Addio, Mike!» gridó lei agitando la mano e sorridendo tristemente.
I due amanti si lasciarono per sempre in quel momento, quando il buio avvolse completamente le loro figure.
Mike e Nanaba rimasero per ore lí a guardare avanti senza poter vedere il volto dell'altro, poi decisero di ritornare alle proprie case quando una carrozza sfrecció in mezzo a loro, destandoli dai loro pensieri.
Nanaba non cenó con la famiglia quella sera, ma si ritiró nella sua camera per poter leggere quel libro regalatogli dal suo uomo e imparare ogni singola parola che lui le aveva dedicato.
Mike chiuse la libreria in cui nessuna ragazza con un vestito candido entró mai più. Si chiuse alle spalle la porta del suo ufficio e notó dei fiorellini rosa sparsi sui libri della scrivania. Li raccolse e li ripose in una piccola scatoletta chiusa a chiave insieme ai guanti di pizzo che Nanaba aveva lasciato lí.
Non si rividero mai piú in quella vita, ma questo non vuol dire che smisero di amarsi e di ricordarsi di tutti i momenti passati insieme.
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Lost souls (Attack on Titan one-shots)
FanfictionSerie di brevi racconti su tutte le ship dei personaggi di Attack on Titan.