La settimana scivola via lenta, ma la mia mente è ancora intrappolata nel fine settimana appena trascorso.
Non riesco a smettere di pensarci, come se ogni altra cosa fosse un semplice contorno. Ammetto che vorrei passare più tempo con Debby. Durante i giorni feriali ci siamo visti appena: qualche chiacchierata prima delle lezioni, semplice, dolce, complice. Ma niente di intimo, niente che potesse saziare quel desiderio di connessione più profonda.Sospiro, ancora mezzo addormentato, e provo a restare immobile, ma una piccola forza decide per me. Stacy, con le sue manine minuscole, tenta di aprirmi le palpebre.
«Ehi, piccola, che fai?» mormoro con un sorriso, prendendola e sistemandola a cavalcioni su di me. Lei si abbandona contro il mio petto, un'immagine di pura tenerezza.
«Devo andare a scuola» borbotta, strofinandosi gli occhi con il pugno, quasi annoiata.
«Ok, alziamoci e andiamo a fare colazione» rispondo, alzandomi dal letto senza lasciarla. Ha ancora quell'odore infantile di dolcezza che non riesco mai a ignorare.
Mentre ci muoviamo verso la cucina, mi blocca con una domanda che mi coglie alla sprovvista.
«Papà, aspetta. Debby? La lasci sola?»
«Debby?» ripeto confuso. Non capisco. Non è qui. Allora mi giro, seguendo il dito di Stacy. Lei sta indicando qualcosa dietro di me. Quando vedo il vecchio orsetto bianco, rido.
«Ah, quello è Debby!» rispondo, divertito. Forse avrei dovuto scegliere un altro nome per quel peluche.
Scuotendo la testa, prendo l'orsetto e insieme ci dirigiamo in cucina. Le preparo il latte, mentre lei sistema il suo topolino e il peluche accanto alla sua sedia, come se fossero due guardiani silenziosi. La scena è stranamente tranquilla, inconsueta per il caos mattutino che di solito regna a casa nostra. Mi ritrovo a controllare l'orologio, incredulo: sono solo le sette.
Né presto, né tardi.
«Stacy, io vado a farmi una doccia. Intanto scegli cosa vuoi indossare per andare a scuola» le dico, dandole un bacio sulla testa. Lei annuisce seria, come se le avessi affidato una missione importante.
In bagno, la doccia è veloce. Oggi il clima è più mite, così scelgo un paio di pantaloni larghi color panna, una maglia a mezze maniche grigia e le mie fidate Converse bianche. Sistemo il ciuffo dei capelli verso l'alto e, pronto, torno in camera di Stacy. La trovo in piedi su una sedia, che si sforza di raggiungere un vestitino appeso in alto.
«Stacy, hai scelto cosa mettere?» chiedo, abbassandomi alla sua altezza.
Lei si gira verso di me con un faccino triste.
«Sì, ma non ci arrivo. Ho paura di cadere...» confessa, abbassando lo sguardo.
La prendo in braccio, aiutandola a recuperare il vestitino: bianco con una fantasia di piccoli fiori fucsia e un cinturino abbinato.
«Sei sicura di voler mettere questo?» le chiedo. Lei annuisce decisa, così l'aiuto a indossarlo, insieme a un cardigan e alle sue scarpette.
Si guarda allo specchio, dondolando sulle punte.
«Sono carina?» domanda, con una voce piena di speranza.
Mi appoggio al muro, osservandola. È una piccola donnina, e ha solo quattro anni.
«Carina? Amore mio, tu sei bellissima,» le dico, inginocchiandomi per darle un bacio sulla fronte. Lei ride, piena di gioia.
Prende il suo zainetto con topolino, se lo sistema sulle spalle e mi porge la mano per uscire.
«E il tuo peluche?» le chiedo. Lei scuote la testa.
«Oggi non mi serve. Sono già in buona compagnia,» risponde seria.In macchina, il tragitto fino alla scuola è breve. Una volta arrivati, vedo che Stacy corre verso un bambino, Jacopo, prendendogli la mano. Accanto a me, una donna mi sorride.
«Sono Catherine, la mamma di Jacopo,» si presenta, tendendomi la mano.
«Zayn, papà di Stacy,» rispondo, stringendogliela.
«Jacopo mi ha chiesto di invitare Stacy a casa nostra oggi. Le piacerebbe? Potrei riportarla io stasera,» propone gentilmente.
Mi trovo a fissarla, incerto.
Guardo Stacy, che saltella entusiasta.
«Papi, posso? Posso stare con Jacopo?» Come posso dirle di no? Annuisco.
«Va bene, ma fai la brava. Ti vengo a prendere stasera.» Le do un bacio e la guardo sparire dietro la porta.
Prima di andarmene, lascio a Catherine il mio numero. Lei mi rassicura, ed è evidente che sa come gestire i bambini.
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Fatherhood
FanfictionNon è facile raccontare la storia di un ragazzo padre, non è facile esserlo... Zayn cercherà di conciliare il suo ruolo di padre con il suo essere un giovane ragazzo. Ma chi gli sta intorno saprà vederlo in entrambi i ruoli? Riuscirà a vedere oltre...