Colui che combatte i mostri dovrebbe fare attenzione a non farsi egli stesso mostro.
E quando scruti l'abisso, anche l'abisso scruta dentro di te.
-Friedrich Nietzsche.Il crepuscolo non dura che pochi istanti, è quel momento durante la giornata in cui la luce continua ad essere riflessa o diffusa nell'atmosfera, quando il Sole è già scomparso al di sotto della linea dell'orizzonte, un perfetto bilanciamento fra luminosità e tenebra.
Tutto appare indistinto, i contorni e le figure diventano vaghi e la vista viene facilmente ingannata. Si aprono le porte del mondo soprannaturale: demoni e divinità camminano sulla Terra e tutto diventa possibile.
I mostri, gli ayakashi, sono figli del crepuscolo, né luce piena né tenebre, né bene né male.Il suono limpido e vivace dello shamisen si librò nell'ambiente silenzioso, stemperando la tensione dei corpi nervosi, balsamo per l'anima confusa. Sakura smise allora di analizzare contrita l'elegante Tanuki, avvicinandosi agli shoji dai pannelli quadrati che davano sulla stanza accanto, dove Fuu e Yugito, immaginò, erano impegnate ad intrattenere nuovi ospiti con la loro musica tradizionale.
Lentamente chiuse gli occhi, trasportata dalle note, per godersi meglio l'attimo di pace, potendo quasi vedere le dita affusolate delle donne-gatto pizzicare abilmente le tre corde del liuto, e poi colpire la cassa cava con le nocche per aggiungere una percussione all'allegro motivetto.
La Chashitsu, e i suoi abitanti, erano ricchi di antica arte, raffinatezza e una commovente cura messa in qualsiasi piccolo dettaglio; sollevò piano le palpebre, voltando il capo per incrociare ancora una volta le iridi d'ossidiana. Fredde. Cariche di sfrontatezza.
Poteva una creatura del genere aver dato vita ad un luogo talmente accogliente e benevolo?
Abbandonò a fatica il pregiudizio dato dalla prima impressione.
Probabilmente non aveva compreso la vera natura gentile di Izuna e, nonostante la rabbia e il timore che le procurava, voleva provare a farlo. Scavare a fondo e capire quel demone così bello e distante.
Forte della determinazione che risiedeva dentro di sé accennò un educato inchino, dopodiché sorrise e rese il proprio sguardo comprensivo, limpido come la fresca superficie d'un lago, "Chiedo scusa per il mio comportamento".
Izuna inclinò il lungo collo pallido, riprendendola acre "Un Kami non dovrebbe prostrarsi ad un semplice Tanuki, onna".
"Io non sono un Kami, sono solo Sakura" Puntualizzò con spiazzante sincerità.
Lo yokai affilò gli occhi scuri, contrariato. Li distolse poi da quella scialba ragazzina, capace d'infastidirlo con un singolo respiro, e di nuovo celò il viso dietro il sensu di carta.
Tediato da quelle chiacchiere inconcludenti si perse ad osservare l'emakimono decorato, tanto che, senza rendersene conto, si mosse ancor più vicino alla nicchia dell'alcova e diverse rughe d'espressione solcarono la fronte liscia.
Sakura si rese subito conto che, malgrado alla vista della battaglia riportata sulla tela orizzontale Izuna stesse vacillando, colpito da chissà quale spiacevole ricordo, la figura longilinea rimaneva fiera e distinta. Continuava ad emanare un fascino particolare, lontano dalla signorilità edulcorata di Neji, o dalla rudezza superficiale intravista in Madara durante il loro brevissimo incontro.
Il padrone della Chashitsu, con la sua pelle bianca come il latte ed i lunghi capelli corvini, sottili come fili di seta, trasudava arcaica nobiltà. Sapere e poesia.
La metteva quasi in soggezione e la intimoriva, facendole finalmente afferrare, con la debole mente umana che possedeva, un brandello di verità: lei in quel mondo parallelo, dimora di incubi e spiriti antropomorfi, era ancora una neonata che muoveva incerta i primi passi verso l'ignoto, circondata da creature malinconiche e secolari. La guardavano ridenti cadere, compiere gli stessi errori mentre ricercava una flebile luce al di là dell'abisso.
In quel momento non ricordò neppure perché avesse accettato di aiutare Neji, di venir coinvolta in quella recita grottesca e sofferente. E si chiese per quale motivo sentisse una morsa al cuore da quando aveva calpestato il parquet tarlato del tempio, nascosto fra la boscaglia fitta ed oscura.
Non era nient'altro che un'adolescente qualsiasi, una senzatetto abbandonata da genitori troppo deboli per sopravvivere, scelta da un Dio scansafatiche solamente per pietà...
Un giocattolo rotto per Neji, un insetto molesto per Izuna e una nullità agli occhi di Madara.
Perché era ancora lì?
"È quasi palpabile la tristezza che traspare da questo emaki, non trovi anche tu?".
Sakura sbatté le palpebre, riprendendosi e prestandogli attenzione. Studiò l'espressione algida del Tanuki, la scrutava in attesa di una risposta, come se da questa dipendesse un'importante decisione.
Ritornò quindi a concentrarsi sulla pergamena, ignorando sinceramente il significato delle sue parole, quale illuminazione dovesse avere lei osservandola. Di certo non era un dipinto gioioso, né i tratti distorti dalla sofferenza dei Samurai riversi sul terreno macchiato di cremisi potevano considerarsi una visione felice, ma lo trovava comunque stupendo e toccante.
La precisione millimetrica delle pennellate, il campo di ciliegi in fiore ed il colore rosato fuso a quello appariscente del sangue la angustiavano; le teste mozzate, i corpi deformi nascondevano però una sofisticatezza mai vista nel tratto rude, mentre petali pastello cadevano al suolo, ammantando i morti in eterno in quella tomba floreale.
Le lacrime che solcavano il volto scavato di un giovane soldato e gli uccellini appollaiati sui rami degli alberi, ignari del genocidio compiuto sotto le loro zampe, erano un'ammaliante contraddizione.
Sporcata purezza.
Improvvisamente le labbra gonfie si schiusero, tremarono quando vide le fronde cariche di boccioli muoversi in modo impercettibile, intanto che gli occhi vacui del Samurai dall'armatura vermiglia, inginocchiato e vinto fra le foglie, si spostavano su di lei.
Inchiodandola sul posto.
"Si è mosso! È vivo!" Esclamò in panico, scontrandosi contro una spalla di Neji quando d'istinto fece un passo indietro. Avvertendo dentro di sé l'avvilente sentimento di perdita provato dal guerriero di tempera.
"Molto acuta, Sakura" La prese in giro Izuna, mostrando i denti bianchi con un sorriso sinistro ed apprezzando, forse troppo, la luce terrorizzata in fondo alle iridi smeraldo.
Lo Yosuzume disapprovò chiaramente il vile comportamento perpetuato dall'altro, concentrandosi sulla ragazza e provando ad infonderle calma sfiorandole la schiena rigida "Non deve spaventarsi, Sakura-sama. Le garantisco che è innocuo".
"È uno yokai?" Domandò con un fil di voce, puntando gli occhi al tatami. Vergognandosi un po' della reazione avuta, non tanto per la sorpresa di aver visto un dipinto muoversi, ma per la lancinante paura che le aveva trasmesso il soldato, amplificandosi sempre di più.
Forse questo era ciò che intendeva quel demone...
Il Tanuki sfiorò delicato la tela con i polpastrelli, lì dove un usignolo aveva iniziato a cantare, dopodiché raccontò profondo "È un mononoke. Il pittore di questo emaki lo ha dipinto con il cuore colmo di rimpianto, attirando il reikon, l'anima vagante, di un antico Samurai dell'epoca ad aggrapparsi alla tela pur di sopravvivere. Si dice che più si osservi, più spinga chi lo fa all'annichilimento dei sensi e la perdita di se stessi...".
"Allora perché lo tieni qui? Visibile a tutti?" Domandò, capendo per quale motivo quei precedenti sentimenti d'angoscia l'avevano ghermita.
Neji nascose le braccia sotto le larghe maniche dello yukata, cercando poi di scacciare i dubbi della giovane umana "I mononoke sono spiriti vendicativi. Ayakashi ammalati, infettati dall'odio degli uomini, l'unico modo per liberare un mononoke è esorcizzarlo ma, in tutti questi secoli, Izuna non ha mai voluto. Così il Raijin no Kami lo ha legato alla tela, in modo tale sia sempre costretto ad occuparsi di questa e non permetta mai allo spirito rinchiuso nel dipinto di far del male a qualcuno".
"La mia casa è un rifugio per yokai feriti, l'anima di questo guerriero non vuole raggiungere lo Yomi, ed io non imporrò a lui di farlo".
"Né ci dirai dov'è tuo fratello...".
Izuna si voltò ancora, soffermandosi sui pugni stretti di Sakura ed il viso contratto in una smorfia contrariata. Lo stava palesemente giudicando e di certo lui non aveva abbastanza pazienza per farle comprendere la verità che si celava in quella nuova realtà in cui era sprofondata, che la inghiottiva come sabbie mobili.
"Esattamente, in più cosa fa il mio nii-sama non mi interessa. -Riferì piatto, in seguito si avviò in direzione delle porte scorrevoli, aprendole piano e aggiungendo- Ho dei clienti paganti di cui occuparmi, la vostra presenza è inutile per le mie tasche. Onna... La prossima volta che passerai di qui aguzza la vista" Concluse, richiudendo di scatto gli shoji.
Sakura contrasse la mascella, indispettita da quel comportamento supponente e le frasi taglienti uscite dalla sua bocca; stava per inseguirlo, costringerlo in qualsiasi modo a collaborare e dir loro per quale motivo l'orribile Tanuki che aveva incontrato al tempio avesse deciso, dopo decenni, di abbandonare la sua dimora e i suoi doveri, quando la presa salda sul gomito le impedì di mettere in atto quei propositi.
"Lasciami, Neji! Siamo venuti sino a qui e lui non ha fatto altro che prenderci in giro!".
Terribilmente furiosa e delusa, le tempie pulsavano fastidiose e, più rimaneva rinchiusa in quella stanza, più diveniva ingestibile la voglia di urlare la sua immotivata rabbia.
Era... Assurdo.
Tutti i sentimenti di ammirazione provati all'inizio, immersa in quell'ambiente confortevole, erano scomparsi, surclassati da emozioni più forti e radicate; un tormento a cui non riusciva a dare una forma, ma sentiva esistere e riempirla di rancore.
Strattonò brutale la mano del famiglio, ferendosi con le unghie rapaci di questo; il sangue colò goccia dopo goccia sulle stuoie rettangolari del pavimento e lei gli diede le spalle, concentrandosi unicamente sui battiti irregolari del cuore. Li odiava. L'avevano ingannata. Si prendevano gioco della sua mente...
Lo Yosuzume si rese conto che ormai anche la serenità provata a trasmetterle grazie all'ausilio del suo spirito non intaccava più le spesse tenebre in cui s'era rifugiata, allora dichiarò comprensivo "Sakura-sama non può rimanere così a lungo tra gli ayakashi, è tempo di tornare al santuario".
"E Madara? Tutto questo tempo passato a cercarlo è stato inutile?! Non lo permetterò! Dobbiamo trovarlo! Devo trovarlo!" Gridò sconvolta, preda dell'isteria, non comprendendo nemmeno lei perché fosse così interessata alla figura sfuggente di quella creatura.
Basta.
La Chashitsu era un luogo agghiacciante. Non di pace, ma di continua tortura.
Poteva percepire le pareti schiacciarla, le alte risate di scherno di quei mostri mentre le mancava il respiro; il collo le prudeva talmente tanto che la stava facendo impazzire; posò quindi le mani sotto al mento, artigliando la pelle con le unghie smaltate di verde, mentre il vischioso sangue della precedente ferita nutriva l'ingordigia del tatami invecchiato.
Basta. Basta!
Neji rivolse uno sguardo angustiato alla pergamena maledetta, poi nuovamente a Sakura, notando la pelle della gola arrossarsi a causa dei graffi spasmodici che continuava a lasciare su questa.
Rudemente le afferrò i polsi, bloccandola "Mi perdoni, lo faccio per il suo bene".
Lei non si ribellò quando lo yokai la trascinò di peso fuori dalla costruzione di paglia, troppo debilitata persino per camminare, con quel maledetto prurito che s'era espanso su tutta l'epidermide e le mani salde nella presa ferrea del famiglio; sentiva di non avere più il controllo del corpo e dei movimenti.
I suoi occhi, opachi e languidi, registravano velocemente gli alberi spogli, poggiata sulla schiena larga di Neji mentre lui correva in direzione del tempio. Talmente rapido da darle la sensazione di volare.
Tornò a respirare man mano che s'avvicinavano, il braccio ferito le bruciava dolorosamente, la pelle abrasa la infastidiva, ma almeno non aveva più voglia di scuoiarsi...
"Cosa... Cosa è stato?" Provò a parlare a fatica, rauca, rialzando piano il viso impallidito intanto che lo Yosuzume la aiutava a sedersi su una roccia ricoperta di muschio, a qualche metro dal jinja abbandonato. Finalmente tornati nel mondo reale.
Si rese conto che s'era già fatta notte solo quando s'accorse del cielo scuro, ricoperto di stelle. Evidentemente il tempo scorreva in maniera diversa nello Ayakashi.
Lui chinò il capo, mortificato "Sumimasen, Sakura-sama! Non avevo compreso che il mononoke le si era insinuato nella mente, sono stato un irresponsabile".
"N-nella mente? È dentro di me?!".
"Non letteralmente. -Sorrise, privo di divertimento, a vederla sfiorarsi preoccupata la fronte; le impose di rimanere ferma con un cenno e s'incamminò verso il poco lontano chozuya, raccolse dell'acqua limpida e fresca grazie al mestolo di bambù e poi la porse alla giovane, rassicurandola- È pura, la aiuterà a riprendersi".
Sakura bevve avida, dando ristoro alla gola secca, dopodiché s'asciugò la bocca con il dorso della mano e domandò, esitante "Izuna... Lui sapeva cosa sarebbe accaduto, vero?".
"Izuna ama profondamente il suo aniki, e questo affetto spesso lo rende molto meno comprensivo di quanto è in realtà. Probabilmente voleva metterla alla prova. -Confessò, chiaramente infastidito- Eppure l'ho visto salvare numerosi yokai da un destino di morte e sofferenza, accoglierli, dar loro una famiglia e un'occupazione, evitando così di divenire ayakashi ostili e violenti. È rispettato da loro e dai clienti che frequentano quel luogo, da noi spiriti e dagli esseri umani è conosciuto anche come Fujin no Kami per la sua maestria nel controllare la magia del vento".
"Raijin e Fujin... -Ripeté meditabonda, in seguito si alzò di scatto, sorreggendosi al tronco nodoso di un albero quando venne colpita da un capogiro, sconvolta- A-aspetta! Mi stai dicendo che oggi ho schiaffeggiato il Kami del vento? Lo stesso scolpito davanti al tempio di Uzu? Quello spaventoso, raffigurato con la pelle verde ed una sacca attorno alle spalle in ogni libro di testo esistente?! Il Fujin che causa tempeste assieme a suo fratello? Fratello! Quindi anche lui è...".
"Madara-dono è un semplice famiglio. -La interruppe bonario, cercando di dissipare la sua confusione e arginare quel fiume in piena di parole- Le ho già spiegato che i Kami sono infiniti e che qualsiasi essere vivente può diventare divino. Molti secoli fa Izuna solcava i cieli limpidi di questa Nazione, scontrandosi spesso insieme ad un altro spirito e causando rombi assordanti durante le loro battaglie. Tobirama, fratello di sangue di Hashirama-sama, guardiano del raccolto e della terra fertile.
Quando gli Oni che infestavano monti e foreste cominciarono a scendere a valle, a torturare e cibarsi dei poveri cittadini, i due giunsero ad una tregua e furono i primi ed i soli a combatterli. Scacciandoli.
Da quel momento gli esseri umani li hanno riconosciuti come Raijin, creatore di tempeste, e Fujin, dominatore del vento, venerandoli come divinità".
Sakura si strinse nelle spalle magre "Tutto qui? Davvero dei semplici umani possono modificare il vostro mondo, la vostra natura?".
"Come da una spiga di grano si ottengono innumerevoli chicchi, così differenti anime concentrate in preghiera sono in grado di dar vita ad un nuovo Kami. -Mormorò comprensivo, continuando infine il suo racconto, mentre sollevava il mento verso il cielo ammantato di stelle lucenti- Tobirama accettò immediatamente il ruolo, difatti ancora oggi risiede stabilmente a Kumo, dove sorge il suo tempio. Izuna, invece, da sempre ribelle, ha preferito continuare a mostrarsi come semplice Tanuki e lasciare i suoi compiti agli spiriti guardiani di Uzu. Consapevole di non poter mai scomparire, essendo una divinità così radicata nella coscienza collettiva di voi umani".
La ragazza strinse i pugni con eccessiva violenza, abbassando il viso al terreno sconnesso, finalmente lucida e consapevole dei suoi sbagli "Sono una stupida! Mi ha messa alla prova, ha studiato le mie reazioni e, invece di dimostrarmi risoluta delle mie scelte, ho permesso al rancore di un mononoke di annidarsi nella mia mente!".
"Lui è in errore, Sakura-sama. Non può giudicare il valore dell'Ujigami di Konoha, essendo fuggito dalle sue responsabilità ben prima".
"Non è così! -Puntò gli occhi di giada su quelli spettrali dello Yosuzume, convinta- Quando ho detto di voler essere considerata una semplice umana era palesemente in disaccordo! Izuna non è scappato! Izuna... Lo hai detto anche tu, salva la vita degli altri yokai e, allo stesso tempo, degli umani, impedendo loro di essere attaccati da creature impazzite a causa della solitudine e dell'odio. E cosa deve fare un Dio? Se non badare con amore e benevolenza a chi è più debole di lui? Io sono... Davvero stupida".
Neji scostò il viso, stupito, egli stesso impressionato da quell'analisi così accurata e veritiera, a cui però non aveva mai pensato, malgiudicando il Tanuki senza neppure conoscerlo realmente.
"Ha ancora molto da imparare, Sakura-sama, ma soltanto adesso mi sono reso conto dell'ottima scelta di Hashirama-sama di lasciare a lei in eredità questo luogo, e la protezione di noi tutti" Disse con sincera ammirazione.
Il tono era caldo e limpido come mai era stato nelle precedenti ore, un sentimento d'accettazione e rispetto invase il cuore della ragazza, come se le loro anime si stessero sfiorando, capendo.
Ma tentennò quando lo spettro le afferrò delicatamente il braccio lesionato, catturando la sua mano minuta e delicata con la propria, chinandosi poi verso il basso "Se mi permette vorrei rendere effettivo il nostro contratto".
"Di che parli?".
Non fece in tempo neppure a compiere la domanda, le labbra sottili di Neji sfiorarono dolcemente la pelle del dorso, lo svastika sulla fronte divenne luminescente e lei stessa percepì un tenue fastidio nel punto in cui era stato impresso il simbolo romboidale.
Fu un attimo eterno.
Gli ideogrammi di 'Kizuna' si mostrarono sulla pelle candida dello yokai, vicino alla tempia, per poi scomparire subito dopo ad occhio umano.
"Da adesso lei è davvero la mia padrona".
Sakura si liberò di quella educata presa, avvampando di vergogna sulle morbide guance, rivolgendogli infine un'occhiata di disapprovazione ed inveendogli contro "Voi yokai non sapete proprio cosa siano le molestie, vero?".
"Io non l'ho mai vista in quel modo, Sakura-sama".
"Lo so! Ma è comunque imbarazzante e... Avvilente, sentirselo dire".
Neji soppesò scrupolosamente le sue parole, provando a comprenderla "Vuole che le dia quel tipo di attenzioni?".
"No, no! Per carità, no! Ho già abbastanza problemi così!" Negò agitata, scuotendo freneticamente la testa e le mani; non riuscì a trattenere una smorfia dolorante quando una fitta acuta le ricordò del braccio graffiato, stringendoselo poi al petto con un gemito.
Era stata davvero una pessima idea rendersi talmente ridicola.
Lo Yosuzume ritornò serio, notando le piccole rughe ch'erano apparse sul nasino all'insù ed i denti digrignati; la aiutò ancora una volta a sedersi, valutando con un rapido sguardo i profondi tagli sulla pelle chiara e ordinando in seguito, senza possibilità di replica "Mi aspetti qui, non sembra in grado di muoversi ancora, vado a prendere le medicazioni. Quando starà meglio e vorrà torneremo a cercare di rintracciare Madara-dono".
Sakura annuì, preferendo non rispondere. Sentendosi terribilmente in colpa per esser stata così incauta.
Concentrata e con occhi attenti ad ogni minimo movimento seguì il suo lento cammino sino al genkan del santuario, vedendolo poi scomparire all'interno. Le era parso rigido, preoccupato, forse realmente, un minimo, aveva cominciato a considerarla più di una Dea di ricambio...
Ormai sola però l'insicurezza e la paura si fecero strada in lei, turbandola, per la prima volta all'esterno e senza protezione, dopo un'intera folle giornata trascorsa in compagnia di quella strana creatura ambivalente.
La foresta che s'espandeva intorno a lei sembrava una macchia nera, petrolio inglobava qualsiasi forma, facendole apparire indistinguibili e, più s'infittiva, più quel posto oscuro e le mobili ombre mostruose non venivano intaccate nemmeno dalla luce fulgente della Luna.
Il bubolare dei gufi e il crepitio delle foglie smosse dal lieve venticello primaverile accentuavano il profondo stato d'ansietà provato.
Malgrado ciò non voleva arrendersi a quelle emozioni deleterie.
Era conscia che tutto quello ch'era stata costretta a vivere da una tirannia superiore la confondeva, la stordiva, salita su una giostra da cui non poteva più scendere.
Alle volte euforica, altre impaurita.
La costante presenza di Neji, il controllo che imponeva su ciò che provava, invece di calmarla la rendevano più inquieta; disprezzava l'idea di essere una marionetta nelle mani dello spettro, seppur comprendeva agisse per il suo bene.
Proprio per questo era sbocciato in Sakura il desiderio di confrontarsi ancora con Izuna, capirlo.
E magari, grazie ai suoi insegnamenti, conoscere meglio anche se stessa. Dimostrarsi in grado di non fuggire più con occhi lacrimanti da un misero dipinto e rischiare anche di morire dissanguata a causa della sua emotività.
S'afferrò il braccio ferito con la mano libera, i tagli pulsavano dolorosi e si sentiva calda, sudata, bollente come l'Inferno. La vista venne ingannata dalle tenebre a causa della febbre alta, le orecchie erano ormai piene solamente del proprio respiro affannoso.
Se non fosse stata già seduta probabilmente sarebbe svenuta al primo capogiro.
"Sakura...".
Trasalì e rialzò il viso minuto, voltandosi terrorizzata per osservare dietro di sé.
Allucinazioni uditive?
"Sakura...".
Deglutì rumorosamente, bloccò ogni minima funzione vitale del corpo.
Chi la stava chiamando?
"Sakura... Sono qui...".
Il tono morbido e comprensivo nascondeva il solito cipiglio contrariato, ma allo stesso tempo era dolce, amaro, mai dimenticato... Era ciò che più le era mancato in tutti quegli anni di solitudine.
La bocca schiusa tremò e lei si mise in piedi di scatto, mormorando incredula al nulla che la avvolgeva come un manto "M-mamma...".
"Sakura, piccola mia".
Di nuovo il richiamo si fece più vicino e nitido; il cuore in gola martellava irrefrenabile e il pianto minacciava di liberarsi dell'effimera costrizione delle ciglia. Non riusciva a pensare ad altro se non a quella voce, alla pace che le donava, l'effimera speranza.
"Mamma! Dove sei?!".
Inizialmente tentennò, indecisa, con ancora un pizzico di razionalità, ma obliterò subito dopo il dolore e la stanchezza, cercandola con sguardo frenetico, abbandonando il sentiero conosciuto per inseguire quella chimera.
Sakura s'inumidì le labbra riarse ed arrancò nel buio della sera qualche altro minuto, riconoscendo l'aria viziata dello Ayakashi quando v'entrò; scorse in lontananza le lanterne che le indicavano la via e riuscì ad udire di già i bisbigli dei mostri, ben conscia di doverli ignorare, concentrata unicamente sulla possibilità di ritrovare la madre.
Il suo spirito, tornato per ricongiungersi con chi ancora si struggeva dell'assenza. Il calore, l'affetto...
"Mi sei mancata tanto, bimba mia".
Fu come ricevere una pugnalata nel petto e, ad ogni sussurro trasportato dal vento, la lama affondava sempre di più nel muscolo cardiaco della giovane; s'inoltrò fra la spoglia vegetazione, ferendosi una guancia con i rami rinsecchiti, sporti verso di lei. Li scacciò con le braccia, aggiunse altri graffi alle lacerazioni, ma non provò fastidio.
Non le importava, anelando soltanto abbandonarsi nella dolce stretta della donna e rimanere insieme per sempre, loro due. Di nuovo complete.
"Anche tu! Ogni giorno! -Urlò all'oscurità opprimente, le gote bagnate da sangue e lacrime- T-ti prego, aspettami! Non lasciarmi ancora!".
"Vieni da me, presto. Vieni da me".
La ragazza rischiò d'inciampare su un piccolo masso e cadere al rendersi conto di come, lentamente, la voce soave dell'adulta si stesse allontanando, divenendo più flebile; le gambe pesanti pomparono ancora in avanti, mentre correva a perdi fiato e cercava di afferrare la figura evanescente. Troppo distante, non ne distingueva neppure i tratti somatici.
Non mi abbandonare... Non mi abbandonare di nuovo.
Aspettami ancora un po', ancora un altro po'...
"Sei così appetitosa, candy".
Il suono stridulo le ferì i timpani ed i piedi si piantarono sul terreno accidentato quando, finalmente, si trovò dinnanzi a chi la attendeva tra il fitto dei ceppi morti: enormi e lunghi incisivi, fauci larghe ripiegate in un sorriso agghiacciante ed occhi neri, scintillanti d'eccitazione. La osservava allo stesso modo di un pasto prelibato.
Lo Yobuko, padrone dell'eco, s'infiltra nei ricordi e inganna le sue vittime grazie all'ausilio della voce mutevole.
Lo vide allargare le braccia, avvicinarsi mansueto; si paralizzò di paura, sofferente per esser caduta nella trappola di quel mostro, che aveva fatto leva sui suoi più reconditi desideri e rimpianti.
"Daite, anata".
Le venne il voltastomaco a sentire il tono di voce della madre uscire da quella bocca famelica e impura; priva di raziocinio, permise alla rabbia di prevaricare su qualsiasi altro sentimento d'angoscia, le unghie piantate nella pelle fragile dei palmi e gli occhi sgranati, impazziti. Come lo era Sakura.
"Come osi? Come osi fingerti lei?!" Gridò infuriata, simile al rantolo di un animale afferrato nella tagliola di un cacciatore.
Eppure non aveva paura d'una probabile morte, delle torture, né delle atrocità a cui lo yokai l'avrebbe sottoposta, l'unica consapevolezza della sua mente, in quel momento, era la folle menzogna in cui era caduta. La memoria della defunta madre sporcata da quell'infido demone.
L'odore stantio, putrido, dello ayakashi le colpì le narici, causandole ancora nausea, quando questo avanzò di un altro passo; un'esplosione di malvagità s'avvertì provenire dalla glaciale risata che le rivolse. Eppure Sakura non vacillò, stanca di arrendersi all'ineluttabile destino, rifiutando l'idea di farsi vincere senza neppure combattere. Dimostrare di poter sopportare, tutto.
Piegò le ginocchia tremanti, continuando a mantenere lo sguardo fisso su di lui, occhi smeraldo s'assottigliarono pungenti nel momento in cui riuscì a trovare, fra le foglie, un sasso delle dimensione della propria mano, artigliandolo con forza e sollevandolo.
Non era una debole donna, non lo era mai stata.
Non avrebbe permesso più a nessuno di trattarla come tale; aveva subito fin troppe ingiustizie durante la sua giovane vita, troppe volte aveva abbassato il capo a queste: agli aguzzini mandati dalla banca, ai suoi vecchi compagni di classe menefreghisti, ad amiche che avevano smesso di esserci nell'istante in cui aveva di nuovo iniziato a soffrire, alle premure di Neji, alle prese in giro di Izuna, a Madara... Che non aveva nemmeno provato ad accettarla.
Sarebbe sopravvissuta. Poteva sopravvivere!
Ed avrebbe deciso lei che strada percorrere da quel momento in poi.Note ♫
Shamisen: strumento musicale giapponese a tre corde, della famiglia dei liuti, di solito usato come accompagnamento durante le rappresentazioni del teatro kabuki.
Emakimono o Emaki: una pergamena, su cui v'è un'opera di narrativa illustrata ed orizzontale.
Reikon: lo spirito/anima degli esseri viventi. Alla morte il raikon abbandona il corpo.
Raijin e Fujin: il Kami del tuono e il Kami del vento. Ho deciso di far vestire a Tobirama ed Izuna il ruolo di queste due divinità per la loro spiccata rivalità e poiché, nello Shintoismo, si dice che Fujin protegga i cieli dalla rabbia di Raijin, così come Izuna protegge gli spiriti senza dimora e gli esseri umani.
Tobirama prima o poi si farà vivo, per somma disgrazia di Izuna lol
Sumimasen: 'Scusa'.
Kizuna: 'Legame'. Nel momento in cui il famiglio e un Kami stipulano un contratto, la parola 'Kizuna' viene impressa sulla pelle del servo, non visibile ad occhio nudo, per ricordare a lui la promessa di proteggere sempre il suo padrone/padrona.
Daite, anata: 'Abbracciami, tu'. La parola anata è un 'tu' molto affettuoso, solitamente usato dai giapponesi e rivolto alle persone che amano, qui è più usato come dispregiativo.Angolo autrice: Ben ritrovati ^_^
Questo capitolo mi ha dato un sacco di problemi (Come sta facendo il prossimo), poiché gestire una Sakura così confusa non è per niente facile. Sta facendo dei passi avanti, seppur molto lentamente, ma non ha ancora trovato il suo equilibrio.
Lo Yobuko inizialmente non doveva esserci, ma dovevo in verità introdurre due nuovi personaggi fissi (Che ho spostato al prossimo capitolo), ma alla fine l'idea che questo yokai può modificare la sua voce a suo piacimento, basandosi sui ricordi delle sue vittime, mi ha spinta a modificare alcune cose. Dalla fine del prossimo capitolo, però, finalmente Sakura riuscirà a mettersi sulla strada giusta.
Non nego che scrivere questa storia sia molto stancante, ma voglio farlo al meglio, e davvero spero che lo apprezzerete ^^
Ringrazio chi vorrà lasciami un parere, un bacio <3
E ringrazio Kyuukai di cuore, per l'aiuto con questo capitolo, dato che la parte finale mi ha dato diversi problemi ed i suoi pareri e consigli mi sono tornati molto utili <3
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Percorrendo il sentiero tracciato dall'incontro fra terra e cielo.
Fanfiction[MadaSaku | Accenni: GaaLee, SasuNaru, NejiHana, altre | Yokai!AU | Fantasy. La storia è ancora in corso, quindi avrà aggiornamenti lenti] La trasmigrazione degli spiriti era uno spettacolo unico e inenarrabile, a cui lei aveva assistito con lo ste...