"Marisol, sei a casa?", mi raggiunse la voce di Sergio, che stava rientrando.
"Si Ser, sono qua."
"Hai da fare stasera?", mi domandò.
"Mm, no.. Perché?"
"Pronta per le 22.30. Ti porto in un posto.", affermò sorridendo.
"Che posto?", chiesi sospettosa.
"Un nuovo locale che ha aperto in centro, ci saranno anche i miei compagni.", disse voltandosi di spalle, e aspettando la mia reazione.
"Non se ne parla."
"Marisol...", mi fermò prima che tornassi al piano di sopra.
"Dovete chiarire.", aggiunse.
"Non c'è nulla da chiarire. Lui ha la sua vita e io ho la mia."
"Si? Peccato che stiate di merda entrambi.", disse calmo.
"Io sto benissimo."
"Non ci credi nemmeno tu a quello che hai detto. Lascialo spiegare, Marisol. Forse hai davvero frainteso. Gli manchi.", tentò di convincermi.
"Non voglio vederlo. Non mi importa di lui..", mentii.
"A maggior ragione. Se non ti importa, che problema c'è? Vieni, ti diverti e basta.", mi sfidò.
Io non risposi.
"Come pensavo, ti importa eccome..."
"E va bene, ci sarò.", mi arresi, decisa a dimostrare ragioni che sapevo anche io di non avere.
Sergio sorrise soddisfatto.
"Perfetto, a dopo sorellina.", disse uscendo.
"Ora dove vai?"
"Devo vedermi con Vale."
"Oooh, appuntamento galante?", chiesi con un sorriso di sfida.
"A dopo!", gridò lui, sviando la domanda e sbattendo la porta con forza.
Rimasi da sola, a pensare alla serata che avrebbe dovuto affrontare.
Avrei inevitabilmente rivisto Iker.
Sentii una morsa attanagliarmi lo stomaco.
Mi mancava da morire. Mi mancava il suo profumo, e mi mancavano le sue mani che mi accarezzavano il viso.
Mi mancava ogni piccolo particolare di lui, ma non potevo ammetterlo. Né a me stessa, né a nessun altro.Mancava soltanto mezz'ora all'appuntamento con Sergio, ed io ero ancora sdraiata sul mio letto, con le cuffiette nelle orecchie e la musica al massimo volume.
Il BlackBerry segnalò l'arrivo di un sms, riportandomi alla realtà.
Era solo un messaggio del mio gestore telefonico ma nel cancellarlo, notai la foto che avevo impostato come sfondo qualche settimana prima e che non avevo ancora avuto il coraggio di modificare.
La mia mano intrecciata a quella di Iker faceva da sfondo alle icone del mio cellulare. In quel momento una lacrima mi rigò la guancia e mentre la asciugavo col palmo della mano, ammisi finalmente a me stessa di aver bisogno di lui.
Mi vestii in fretta, e attesi Sergio, decisa a chiarire con Iker, decisa a ristabilire l'equilibrio che avevi raggiunto insieme a lui e la leggerezza che mi caratterizzava ogni volta che ero in sua compagnia.
Al solo pensarci, avvertii un brivido percorrermi la schiena e un sorriso cominciò ad allargarsi timido sulle mie labbra.
Sentii la porta di casa aprirsi e mio fratello chiamarmi.
"Sono qui, Ser, dai muoviti, andiamo.", dissi, uscendo di casa e tirandolo per un braccio.
"A cosa devo quest'entusiasmo improvviso?",mi chiese, alzando un sopracciglio.
"Avevi ragione. Dobbiamo chiarire.", dissi sorridendo.
"Sono felice che tu l'abbia capito.", disse Sergio ricambiando il sorriso e cominciando a guidare verso il locale scelto dai suoi compagni.*******
Locale "Sabroso", stesso momento.Ero ubriaco.
Molto ubriaco.
I miei compagni facevano a turno per starmi vicino ed evitare che finissi nella vasca delle aragoste o che iniziassi di nuovo a intrattenere conversazioni filosofiche con esseri inanimati come sedie e tavoli, inalberandomi di fronte alla ovvia non risposta dei suddetti.
Ogni volta che vedevo la porta del locale aprirsi, speravo di vedere entrare Lei per poterle correre incontro e spiegarle finalmente la mia verità. Anche se dubito che ne sarei stato effettivamente in grado.
Il tempo passava e lei non arrivava.
"Kariiiim", biascicai a fatica, chiamando il mio compagno.
"Iker, cazzo, stai fermo", mi disse.
"Devo andare in bagno. Se vedi Marisol tu dille che io sono un coglione", dissi.
"Sono certo che lo sappia già", mi prese in giro, indicandomi la porta del bagno e assicurandosi che fossi in grado di raggiungerla da solo.
Mentre mi incamminavo mi imbattei in una figura snella, mai vista prima, che mi si attaccò come una piovra cercando disperatamente la mia attenzione.
Non riuscivo nemmeno a vedere in maniera lucida, il suo contatto non mi faceva alcun effetto.
Sentii le sue braccia intorno al mio collo e per un attimo chiusi gli occhi, immaginando di avere davanti Marisol, l'unica che volevo vedere, l'unica che volevo abbracciare.
L'unica che volevo baciare.
Mentre pensavo al tocco delicato delle labbra di Mar sulle mie, la mente mi si annebbiò ancora di più, persi il contatto con la realtà e mi aggrappai a quella ragazza sconosciuta, quasi con disperazione, travolgendola con un bacio di cui decisamente non era lei la destinataria naturale.*******
Entrai nel locale, e cominciai immediatamente a cercare Iker.
Notai Benzema accanto al bancone e lo avvicinai per chiedergli se lo avesse visto.
"Ciao Karim!"
"Ehi, Marisol! Ci sei anche tu!", mi salutò affettuosamente.
"Si, Sergio ha insistito perché ci fossi anch'io. Hai...visto Iker?", chiesi continuando a guardarmi intorno.
"Qualche minuto fa è andato in bagno. Era completamente ubriaco, e aveva bisogno di rinfrescarsi."
"Oh... Va bene, grazie.", gli sorrisi, leggermente allarmata dalla notizia che avevo appena ricevuto.
Mi misi nuovamente a cercarlo, con una strana sensazione addosso. Un nodo in gola che non riuscivo a spiegarmi.
Dovevo trovarlo, e ascoltare le sue ragioni. Dovevo almeno dargli la possibilità di spiegare. Ero sicura che sarebbe tornato tutto al suo posto.
Dopo circa dieci minuti lo vidi.
E in quel momento la terra mi franò sotto i piedi.
Questo non lo avevo previsto.
Non avevo mai preso in considerazione l'ipotesi di potermi trovare davanti Iker mentre baciava appassionatamente un'altra. Una bionda tinta, stretta in un vestitino inguinale, talmente corto che nemmeno nei peggiori bordelli della città se ne vedevano di simili.
Non ebbi nemmeno la forza di piangere, il dolore era troppo forte per consentirmi qualsiasi sfogo.
Rimasi immobile, pietrificata davanti a quella scena, ad occhi chiusi, quasi aspettandomi, da un momento all'altro, di sentire il rumore del mio cuore che andava in pezzi.
"Mar, sei qui! Ti stavo... Oddio...", sussultò Sergio, raggiungendomi e accorgendosi di cosa stavo guardando.
"Lo vedo come gli manco...", dissi in un sussurro, voltandomi e uscendo dal locale.
Fermai il primo taxi che passò di lì e vi salii rapidamente.
"125 di La Moraleja, per favore."
L'autista partì veloce mentre io guardavo dal finestrino i palazzi della mia Madrid, con sguardo assorto.
Ero distrutta, triste, amareggiata, delusa, ma tutto ciò che riuscivo a far trasparire era una totale apatia.
Mi era imposta di non piangere ed era stato più semplice di quando pensassi. Ero diventata fredda, gelida.
Quando il taxi si fermò, pagai la corsa e salii subito in camera, decisa ad andare a letto immediatamente.
Dormire era l'unica cosa che mi avrebbe consentito di fuggire da quella realtà dolorosa.
Non indossa nemmeno il pigiama, mi distesi sotto le coperte e affondai la testa nel cuscino, cercando in tutti i modi di addormentarsi.
Passate due ore a rigirarmi nel letto, mi arresi e decisi di guardare un po' di televisione.
Mentre scendevo le scale, il campanello di casa suonò insistentemente.
Era ormai passata l'una di notte, e pensai che sicuramente Sergio aveva dimenticato le chiavi e ora era rientrato dalla serata al locale.
Mi trascinai fino alla porta e la aprii meccanicamente.
Davanti a me, l'ultima persona che avevo voglia di vedere e l'ultima che mi aspettassi di trovare lì a quell'ora.
Iker se ne stava sull'uscio, barcollante e con le pupille completamente dilatate dall'alcool.
Chiusi immediatamente la porta, ma con gli ultimi riflessi che gli rimanevano, lui riuscì a inserire il piede tra lo stipite e la porta, evitando che questa si richiudesse.
"Marisol, ti prego, lasciami entrare.", disse supplichevole.
"Non abbiamo nulla da dirci io e te, vattene.", replicai dura, senza mai guardarlo negli occhi.
"Ti prego..."
Notai che le mani gli tremavano e le ginocchia cominciavano a cedergli.
Se lo avessi lasciato andare in quello stato, probabilmente non sarebbe arrivato incolume a casa.
"Muoviti, entra.", mi lasciai convincere, scansandomi e facendolo passare.
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Esclava de sus besos
Roman d'amourFanfiction sul grande Iker Casillas. PERSONAGGI: Marisol Ramos, Valentina Gutiérrez, Sergio Ramos, Iker Casillas e altri giocatori del Real e della nazionale Spagnola. DISCLAIMER: I personaggi famosi citati in questa storia non mi appartengono; tutt...