Kitchen

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20 Ottobre, 2015
T-Boy

La televisione è ferma, da quasi cinque anni, sullo stesso canale. Ed io l'accendo per non sentirmi completamente solo.
È un programma su quelle persone ossessionate dalle pulizie che sta dando, ma non lo seguo neanche. Sono seduto su una sedia con lo sguardo perso nel vuoto, il posacenere è davanti a me, la sigaretta tra le mie dita è quasi finita. In realtà lo sto facendo apposta, sto avendo di proposito quell'atteggiamento falsamente assente perché non voglio parlare con mio padre. Seduto di fronte, con le braccia conserte, continua a fissare prima il suo piatto con sopra una fetta di piazza ormai fredda, e poi me nervosamente. Continua a mangiarsi le unghie, un vizio che tra l'altro avevo anche io quando ero più piccolo e sapevo di averne combinata qualcuna delle mie. Il sole è calato da più di un'ora, ma la lampadina della mia cucina è davvero scura, rende la stanza così squallida che i piatti sporchi nel lavello e il pavimento incrostato né fanno da perfetto contorno. Mio padre odiava quell'appartamento, più di una volta mi aveva cercato di convincere a cambiarlo, o almeno a renderlo più vivibile. Ma dopo la morte di mia madre e la fuga di mia sorella, quello era l'unico posto che mi ricordava chi fossi. Nessuno doveva cambiare nulla, nessuno doveva contaminarlo.
Continuamo a stare in silenzio, ma sono abituato. Papà continuava a venire a trovarmi quasi ogni sera, mi portava da mangiare ed io lo lasciavo fare solo perché non avevo voglia di fare la spesa o cucinare. Ma oltre che mangiare e sentire qualche cazzata delle sue, rimanevo in un ferreo mutismo.

-Dovresti trovarti qualcosa da fare-

Alzo gli occhi al cielo quando sento per l'ennesima volta quella frase. Spengo la sigaretta nel posacenere e mi alzo, sperando che questo lo esorti ad andarsene.

-Dico sul serio-

Ma quella sera è più dura del solito, mio padre non vuole mollare. Continua a stare fermo sulla sedia, le braccia sempre incrociate, ma lo sguardo serio fisso sul mio viso sfuggente.

-Se continui con questa vita, ti metteranno dentro-

Sbatto il pugno sul tavolo, sono esausto.

-Diamine!- urlo -Non ha importanza, il carcere è meglio di questa vita in cui tu mi hai condannato-

-Adesso basta Tim-

Papà si alza in piedi, la voce grossa, ed è la prima volta che il mio nome assume una sfumatura diversa. Mi sembra di essere tornato indietro nel tempo, a quando io e Seo eravamo solo dei bambini.

-Stai mandano a puttane la tua vita, non lo capisci che è te stesso che ferisci? Che è te stesso a cui fai del male?-

Certo che lo sapevo, ma a lui quando mai era importato? Infondo era lì che vivevo da una vita, era lì che alla fine aveva deciso di lasciarmi. Lui una possibilità di migliorare la mia vita non me l'aveva mai data davvero.

-Vai al diavolo!- gli volto le spalle ed esco dalla cucina, voglio chiudermi in camera mia e dormire fino a domani, quando tutta questa discussione sarà diventata solo un eco.

-Aspetta solo un attimo- ma poi addolcisce la voce in un attimo, e di nuovo una miriade di flashbacks mi si  presenta alla mente, mi volto senza dire nulla, lo ascolto soltanto, lo sguardo assente, privo di qualunque interesse.

-Questo è il numero di un mio amico, cerca un cameriere per il suo pub, ti prego, chiamalo- posa un bigliettino con un numero ed un nome scritto sopra sul tavolo della mia cucina, poi esce dalla stanza dopo avermi dato una fugace buonanotte. Era di nuovo amareggiato.

A volte ero convinto che sarei potuto essere la causa della sua stessa fine.

救い出すよ必ず// I'll Save uDove le storie prendono vita. Scoprilo ora