A night at pub

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13 Novembre, 2015
T-Boy

Non mi piace per nulla.
Lavorare in questo pub è stata l'ennesima decisione del cazzo. Bene, un motivo in più per odiare mio padre. Un motivo in più per continuarlo ad incolpare di come la mia vita facesse schifo, quanto quel tavolo che stavo pulendo. Era più facile vendere droga, che scrostare i pavimenti di quel pub. Simon poi continuava a sorridermi, a incoraggiarmi; se facevo cadere un bicchiere lui non si incazzava, anzi, mi dava una pacca sulla schiena e mi rassicurava che prima o poi avrei imparato, che le prime volte succede sempre di fare qualche casino. Ma la verità è che io stavo bene nel mio casino.
Era vero.
Facendo quel lavoro il peso che portavo da sempre sulla mia coscienza era meno pesante, ma non mi aveva di certo cambiato la vita. Anche se i soldi che avevo in tasca erano puliti, era sempre alla sala giochi di Xavier che venivano spesi, erano sempre per fumo e sigarette che andavano a finire. Alla fine cosa era cambiato? Rimanevo sempre fermo allo stesso punto.

-Tim, Simon ti vuole parlare- quel pub lo odiavo anche per questo, perché nessuno mi conosceva come T-Boy, ma per Tim lo sfigato senza obiettivi.
Appoggio lo spazzolone ad un tavolo e con le palle ancora più girate di prima, mi dirigo in quella specie di sgabuzzino che è l'ufficio di Simon.
Sono vestito con gli indumenti del pub, ho i capelli tirati indietro da una specie di elastico - poiché sono troppo lunghi- e sono certo di avere il viso così stanco che nessuno mi riconoscerebbe come T-Boy lo stronzo senza sentimenti, ma come uno qualunque. È per questo che sono ancora più incazzato, quando entrando nell'ufficio, la vedo seduta davanti la scrivania di Simon, con i suoi capelli tirati in una lunga coda perfetta ed il viso raggiante nonostante non avesse un filo di trucco.

-Lei è Key, Tim- non so cosa fare per la prima volta nella mia vita, la guardo per un breve secondo, ci guardiamo per un breve secondo, senza capire cosa stia succedendo -Questa sera lavorerete insieme- sono certo di aver strabuzzato gli occhi nello stesso modo in cui lo ha fatto lei.

-Key lavora qui da quasi due anni, sono sicuro che lavorare con lei ti aiuterà moltissimo- volevo urlare e mandarlo a fare in culo. Simon stava diventando sempre più una rottura di cazzo. Non riuscivo a sopportare più quella sua gentilezza, quel suo modo di aiutarmi, forse perché neanche mio padre lo aveva mai fatto. Comunque non voglio lavorare con quella lì, non voglio condividere sette ore di lavoro con lei. Tuttavia mi sorprende quando la sento dire a Simon che andava bene e alzandosi mi esorta a seguirla fuori dall'ufficio, pronta a darmi ordini. Non so perché, ma sono sicuro che stia godendo per questo. Mi limito a fare come dice, tanto non mi sarebbe potuta andare peggio di così.

-Stavi finendo di pulire, giusto?- annuisco, anche se non mi spiego come lo faccia a sapere -Bene, ti do una mano, dopo di che non devi fare altro che ascoltarmi- avevo ragione, dal suo tono distaccato e deciso si sente anche una nota di soddisfazione. Nessuno nella mia vita si era mai trovato in quella situazione, mai nessuno mi aveva dato ordini. Sono certo che per Key è una vittoria.
Prendo lo spazzolone e ricomincio a pulire, mentre aspetto che mi raggiunga. Ci mette poco, arriva con un altro spazzolone e mi aiuta a pulire quel pavimento del cavolo. Non parliamo, ma ogni tanto mi viene naturale lanciarle qualche sguardo. Forse perché era un po' colpa sua se mi trovavo lì.

-Così ti chiami Tim- non mi guarda nemmeno quando fa quell'affermazione. Non riesco neanche a capire quale sia la sua affermazione, però che diavolo: proprio lei doveva sapere come mi chiamavo davvero? Non le rispondo, passo l'ultima volta lo spazzolone e poi lo immergo definitivamente nel secchio.

-È carino-

-Mi prendi in giro?- finalmente alza la testa verso di me, e posso guardarla con la diffidenza che mi contraddistingue. Voglio farle capire che quell'occasione è momentanea, lei non ha nessun diritto su di di me. Non ha libertà su di me.

-No, dico solo che mi piace- non le credo, non le crederò mai probabilmente, ma i suoi occhi non mentono e il sorriso sulle sue labbra è naturalmente sincero.

救い出すよ必ず// I'll Save uDove le storie prendono vita. Scoprilo ora