Once at the music store

49 5 0
                                    

21 Novembre, 2015
Yu

Non mi era solito venire qui, al negozio di musica. Ogni volta che uscivo dal conservatorio, la grande insegna bianca al neon però riusciva sempre ad attirare la mia attenzione. In realtà era una protesta la mia, una protesta involontaria, poiché quel negozio vendeva anche strumenti musicali. E questo mi faceva sentire in colpa.
Tuttavia quel pomeriggio avevo deciso di entrare. Era stata una casualità, ero passato in conservatorio perché volevo conoscere le date delle prossime lezioni di piano e volevo prenotare un'aula per esercitarmi, ma purtroppo tutte le aule erano piene o chiuse e questo mi aveva costretto a fare retro-front verso casa.
Ma di nuovo quell'insegna bianca mi aveva attratto a tal punto che alla fine ero entrato. Lo avevo fatto.
Il negozio era cambiato, rispetto a qualche anno fa era diventato più grande, più moderno. Un po' mi dispiaceva, perché i ricordi di quel posto erano preziosi per me. Però, noto che il ragazzo dietro la cassa è sempre lo stesso. Forse aveva qualche anno in più, ma la sua espressione assonata non era cambiata minimamente.
Non c'è molta gente. Una ragazza con gli occhiali da vista sta guardando vari dischi uno ad uno. Poco distante da lei c'è un ragazzo, sicuramente molto più piccolo di me, che ascolta quello che credo sia un disco di Eminem. Io, invece, vado dritto verso lo scaffale dei pianisti. Faccio un po' fatica a trovarlo subito, ma quando leggo in grande Chopin mi inizia a battere il cuore. L'ultima volta non c'erano così tanti dischi.
La musica classica non era mai stata solo musica per me, ma la mia unica via d'espressione. Ogni brano che avevo studiato, accompagnava un mio stato d'animo, una mia esperienza.
Ricordo che quando morì mio padre, dopo il funerale mi chiusi in camera da letto e nel buio della stanza ascoltai per ore Debussy e il suo Chiaro di Luna.
Fu come se fossi stato catapultato in un'altra realtà. In un mondo dove mio padre c'era ancora o non c'era mai stato.
Il mio dolore si assopì lentamente e il mattino dopo, nonostante papà non fosse più all'altro lato del tavolo a fare colazione con il suo caffè, sentivo di stare meglio. Sentivo che papà era in pace e questo mi rassicurava.

-Per Elisa?- c'erano due ragazzi accanto a me, poco più piccoli, li noto non appena uno dei due fa il nome dell'opera di Beethoven.

-Sì, secondo me le piacerà- sembra che vogliano fare un regalo, ma il ragazzo più distante da me continua a guardare l'amico poco convinto -Non credi sia banale? Solo perché si chiama Elisa, non credo sia una buona idea dedicarle proprio questa sonata- non ero d'accordo, soprattutto perché la musica è una cosa naturale, e quando ascolti qualcosa è istantaneo pensare a qualcuno.
-Sì è vero, ma al di là del titolo questa sonata mi fa pensare a lei- l'amico continuava a non essere convinto, ma alla fine li vedo prendere il disco e andare alla cassa.

-River flows in you- mi giro di scatto e i miei occhi incontrano due gemme scure ed intense, sono gli occhi della mia insegnante Marina che ho davanti. Sono talmente imbarazzato che non ricordo più cosa mi ha detto.
-Conosci Yiruma?- mi chiede notando la mia espressione sconcertata, scuoto la testa -Ho visto che ascoltavi quei ragazzi-

-Oh sì, stavano scegliendo un disco di Beethoven- non posso stare qui ad annuire o scuotere la testa soltanto, così alla fine mi decido a mettere in fila qualche parola -Uno dei due voleva regalarlo alla propria ragazza- Marina mi guarda sorridendo, ma noto nel suo sguardo qualcosa di diverso. È come se volesse chiedermi o dirmi qualcosa. Sembra che stia celando qualche segreto.

-Sì, perché Per Elisa gli faceva pensare la sua ragazza- allora anche lei aveva sentito la conversazione, comunque non capisco dov'è che vuole arrivare -Bene, River flows in you mi fa pensare a te- mi confessa alla fine, senza smettere di sorridere. E per la prima volta il cuore mi batte forte per un sorriso.

救い出すよ必ず// I'll Save uDove le storie prendono vita. Scoprilo ora