I'm in love with you

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1 Dicembre, 2015
JK

Probabilmente mia madre darà fuori di matto. È mezzanotte e mezza ed io non torno a casa da quella mattina quando sono sceso per andare a scuola. Inoltre il mio telefono è scarico. Ma non mi importa. Né di quello che mi dirà mia madre, né delle sue punizioni stupide, né di tutto il resto. Quella era stata una giornata strana. Solo il giorno prima io e Miki parlavamo nel suo salone, le avevo detto per la prima volta che non riuscivo ad amarla davvero perché avevo una questione irrisolta. Poi ero tornato a casa e mi ero reso conto che Key sarebbe sempre stata la mia questione irrisolta. Non c'era modo di venirne a capo, soprattutto perché c'erano tanti ostacoli che me lo impedivano. Il solo fatto che lei fosse all'università, più grande, ancora fidanzata con quel Joon, solo queste cose erano la consapevolezza di quanto non avesse senso quello che avevo fatto a Miki. Avevo buttato quella storia per il nulla più totale. Miki era una certezza, mi amava e voleva stare con me. Era bella, intelligente, e spontanea. Ma non era Key.

Sto girando per la città con il mio mezzo, l'aria fredda di fine novembre mi sferza sul viso, vorrei solo per un attimo poterla incontrare e poterle dire quanto mi dispiaceva averle fatto credere di averla dimenticata. In realtà ero solo un vigliacco. Mi ero fatto da parte perché credevo ancora non potessi meritare le cose belle. Non avevo avuto pazienza, e adesso quella era la mia punizione. Restare appoggiato ad un mezzo, con l'ultima sigaretta tra le dita, a pensare quanto fossi stato un coglione. Avevo passato tre anni a fare scelte giuste credendole poi sbagliate.

Incazzato, tiro un calcio al mio motorino che ovviamente cade con un tonfo.

-Ma che fai?-

Mi volto di scatto. Io quella voce la conoscevo, la sentivo ogni notte nei miei sogni.

-Key- pronuncio il suo nome come se fosse una parola sconosciuta. Soprattutto perché non ricordavo fosse così bella e sotto la luce di quel lampione i suoi lineamenti sono ancora più dolci di come li ricordavo.

-Ti ricordi ancora come mi chiamo, allora- Key mi guarda accigliata, non posso biasimarla se è arrabbiata con me. Ho passato giorni, mesi, ed anni a far finta che non la conoscessi.

-Non l'ho mai dimenticato- le rispondo semplicemente.
Lei sorride.
Per la prima volta, dopo tanto tempo, mi sta sorridendo di nuovo.

-Che ti è successo?- mi domanda poi, indicandomi il motorino ancora a terra. Subito mi abbasso per rimetterlo in piedi -In realtà nulla- le rispondo senza pensare.

-Quindi hai preso a calci il tuo mezzo senza motivo?- non capisco se mi stia prendendo in giro o se la sua è una domanda seria, ma non importa perché finalmente dopo tre anni stiamo di nuovo parlando.

-No, ovvio- non so cosa dirle, mi sembra di essere tornato a quella volta in pullman, quando parlammo per la prima volta -È solo stata una giornata del cavolo- non voglio perdere quell'occasione e per questo cerco di mantenere vivo il discorso.

-A chi lo dici- sembra che non voglia andarsene neanche lei, soprattutto perché quel suo tono di voce mi era fin troppo familiare,  era quello che usava prima di dire qualcosa di personale.

-Perché?- mi risistemo di nuovo sul mio motorino, cercando di assumere un atteggiamento tutt'altro che agitato, non voglio che pensi male di me. Sono bastati quei tre anni in cui l'avevo ignorata. Comunque la mia domanda deve avergli fatto venire qualche pensiero strano lo stesso, perché ora mi sta guardando incuriosita. O almeno così voglio credere.

-Posso farti una domanda?- la guardo titubante, ma annuisco, anche se un po' timoroso. Soprattutto perché sento di avere la coscienza sporca.
-Cosa ti è preso? Perché da un giorno all'altro non eravamo più amici?- mi sta guardando con un'intensità così forte che non riesco a sostenere il suo sguardo per più di qualche secondo.
Cosa avrei dovuto rispondere? Sarei dovuto essere sincero? Avrei dovuto dirle finalmente, dopo tanto tempo, quello che avevo nascosto perfino a me stesso? Mi passo una mano nei capelli mentre mi sposto dal mezzo e le do le spalle. So che mi sta guardando, so che non riesce a capire cosa stia combinando e soprattutto perché sto prendendo tempo.

Ma alla fine mi giro verso di lei. La fisso negli occhi. È confusa, non riesce a capire cosa voglia fare o dirle. Io continuo a guardarla. Mi sono ripromesso che da quel momento in po' avrei trovato ogni modo possibile per risolvere quella situazione che avevo nel cuore, nella mente, e che mi vibrava per tutto il corpo. Avrei rischiato. Ogni conseguenza sarebbe stata solo un passo avanti verso la soluzione. Adesso non ero più il ragazzino timido di qualche anno prima, ero cambiato, forse in negativo, ma non tutto era a mio sfavore. La strafottenza che avevo imparato ad assumere, poteva essere adesso il modo migliore per dire quello che provavo senza peli sulla lingua. Qualcosa di positivo, alla fine, c'era stato.

-Key la verità è che sono innamorato di te-

救い出すよ必ず// I'll Save uDove le storie prendono vita. Scoprilo ora