Il pigro sole primaverile filtrava dalle tapparelle del retrobottega del negozio di musica in cui lavorava Dino, luogo storico di ritrovo e prove della band. Quando Ermal entrò notò un certo fermento. "Finalmente! E' appena passata Teresa e ha fatto una storia che non finiva più perché prima ti lamenti che non sai niente del tour e poi quando lei vuole farti sapere le cose tu non ci sei!", disse Lele. Ermal si era completamente dimenticato dell'appuntamento con Teresa ed era arrivato alle quattro, come al solito. "E cosa ha detto?" rispose curioso, lanciando un'occhiata a Dino e Giovanni che si stavano indaffarando in un angolo. "Iniziamo il 28 maggio!" "A Bari ovviamente, poi risaliamo l'ItaliaPescara, Napoli, Roma, e poi ancora Perugia, Padova, Milano...che altro?" chiese Giovanni a Dino. "A me lo chiedi? Ce l'hai tu il foglio, coglione!" rise lui. "Ah e poi ovviamente dobbiamo fare promozione al tour, il che significa, per la gioia di Dino...Interviste!" Continuò Lele. "E domani inizieremo con quella ficcanas.. ouch, ma Giovanni che cazzo fai?" disse rivolgendosi all'amico che gli aveva pestato il piede per farlo stare zitto. Si ricordò che avevano deciso di mantenere il segreto con Ermal, che per fortuna si era distratto leggendo il foglietto con le date che nel frattempo aveva preso Dino. "Scusa Lele, dicevi? Cosa abbiamo domani?". Lele si schiarì la voce, ignorando lo sguardo minaccioso di Giovanni: "Intervista a TeleBari, 9.30". Ermal finse indifferenza ma non potè che pensare a Silvia. Più ci pensava in quei giorni, peggio gli sembravano le sue parole. Ovviamente lei aveva risposto che non sapeva cosa voleva in quel momento e se fosse pronta a una nuova storia, come dicono le donne ferite. E naturalmente Ermal aveva precisato che non voleva metterla in imbarazzo anche perché nemmeno lui sapeva bene cosa provava, come dicono gli uomini presi in contropiede. Non aveva più avuto il coraggio di suonare su quella panchina, né di andare su quella spiaggia. E il giorno dopo sarebbe stato proprio lì, e forse ci avrebbe parlato ancora ebbe un fremito al pensiero, il cuore accelerò e lui andò dritto dritto alla chitarra, rendendosi conto che Dino lo stava chiamando da un po'.
Il giorno dopo Ermal era davanti alla stazione radiofonica alle nove, si era fatto la barba e si stava compiacendo della sua pelle morbida, anche grazie al nuovo dopobarba che aveva usato. I capelli appena lavati erano stati accuratamente pettinati, ma con scarsi risultati. Indossava la sua t-shirt preferita e continuava a passeggiare avanti e indietro aspettando gli altri o Silvia. Gli altri musicisti arrivarono molto dopo di lui, coerentemente con l'orario. Attraversarono insieme la porta a vetri oltre la quale Ermal si era avventurato solo con lo sguardo seguendo i capelli biondi di Silvia. Dopo aver atteso in una sala d'aspetto con dei divanetti verdi, arrivò una signorina a chiamarli guidandoli verso la stanza della loro intervista. Lele, Dino e Giovanni entrarono per primi e si accomodarono. Quando Ermal varcò la soglia si arrestò. Li avrebbe intervistati proprio Silvia, e l'unico posto libero era quello accanto a lei. Si diresse lì, fulminando i suoi amici che sogghignavano, evidentemente sapevano tutto e non gli avevano detto nulla. Lo accolse il sorriso lucente di Silvia. Alla fine dell'intervista, mentre il bassista, il batterista e il chitarrista parlavano tra loro evitando accuratamente di coinvolgere Ermal, Silvia gli chiese, sulla scorta dell'ultima domanda che aveva fatto:
"A microfoni spenti me lo dici chi è Camilla?". Gli stava facendo gli occhi dolci.
Ermal accennò un sorriso dicendo: "Te l'ho detto, è il San Bernardo di Dino!".
Silvia non mollò la presa: "Quindi non lo avete detto in nessun'altra intervista perché a Sanremo non avevate il consenso esplicito del cane?". Aveva un sorriso beffardo.
"Eh sì, abbiamo dovuto aspettare che il suo avvocato ci facesse pervenire la liberatoria firmata sull'utilizzo dei dati personali", scherzò Ermal.
Silvia abbassò la voce e si avvicinò: "Se ti invito a pranzo me lo dici?"
"Eh no Silvia, così mi hai già fregato l'altra volta!"
"Ma se è stata un'idea tua!"
"Doveva essere solo un pretesto per passare del tempo con te" rispose Ermal in modalità marpione.
"E chi ti dice che non lo sia anche stavolta?", disse lei con la sua voce calda e lo sguardo intenso.
"Se le cose stanno così allora, domani sera ti porto a cena ma su Camilla neanche una parola"
La sera seguente Ermal era davanti al ristorante sul mare in cui aveva lavorato come cameriere qualche anno prima. Il vento salmastro gli spettinava i capelli ancora di più. E non solo i suoi. Ermal ne vide da lontano altri biondi avvicinarsi. Silvia aveva un vestito nero che arrivava appena sopra il ginocchio e che accompagnava le curve del suo corpo. Procedeva con passo più lento del solito a causa delle scarpe col tacco rosse, dello stesso colore della pochette che teneva in mano. Davanti a quella bellezza, Ermal si rese conto che con la sua camicia blu non avrebbe retto il confronto. Si accomodarono uno di fronte all'altra. Silvia tolse il giubbetto di pelle e scoprì la scollatura del suo abito, che lasciava immaginare molto a Ermal. Dialogarono per un po' delle loro rispettive giornate, finché esaurirono gli argomenti di conversazione. Per fortuna arrivò il vino, e mentre Ermal lo versava a entrambi Silvia chiese: "Ti posso fare una domanda?". Ermal rispose sorridendo: "Certo, ma non so se ti rispondo!". Risero, brindarono, e lei riprese: "Come mai non vivi più in Albania?". Ermal la guardò malinconico. "Siamo scappati. Mia madre era violinista in Albania, da quando siamo qui non se lo può più permettere. Non siamo arrivati qui sui barconi, io, lei e i miei fratelli, come si può pensare. Il problema non era solo la situazione politica dell' Albania degli anni Novanta....Il motivo è un altro. Ma a me non piace molto parlare delle mie cose personali. Nelle mie canzoni, però, c'è tutto. Tieni" disse porgendole un pacchettino "Pensavo di dartelo dopo, ma già che siamo sul discorso, aprilo". Silvia ricambiò il sorriso. Era Buio e Luce. "Ascolta Storia di una favola. Capirai molto di più.". Lei appoggiò il cd e allungò le mani sul tavolo fino a raggiungere quelle di Ermal. Gliele strinse brevemente dicendo semplicemente: "Grazie!". Poi parlarono di musica, e scoprirono una passione comune per i Pink Floyd, i Radiohead e gli ACDC. "Qual è la tua canzone preferita?" chiese Ermal, ormai a suo agio nonostante il battito cardiaco sopra la media. Silvia ci pensò un po' e rispose: "Nel blu dipinto di blu. La cantavo sempre da bambina, mi piaceva l'idea di volare. E poi chissà quante persone dipinte di blu ci guardano da lassù!". Si fece leggermente malinconica. Ermal cambiò argomento e passarono serenamente il resto della serata, e risero molto. Continuarono a scambiarsi battute anche mentre passeggiavano sul lungomare. Quando si fermarono Ermal si rese conto che erano sullo stesso tratto di spiaggia dove aveva incontrato Silvia la settimana precedente. Tra loro cadde il silenzio, e guardarono le stelle. A un certo punto Ermal sussurrò: "Vorrei ricoprire il tuo corpo di blu". Staccò gli occhi dal cielo stellato per guardare quello negli occhi di Silvia. Lei rispose: "Per farmi Volare, oh oh, cantare, oh oh oh oh, nel blu dipinto di blu, felice di stare quassù", intonò. Lui scherzò: "Non stonare così però!". Lei fece la finta offesa, incrociò le braccia e tornò a guardare le stelle. Ermal si avvicinò a lei e disse ancora: "Vorrei ricoprire il tuo corpo di blu." Le sistemò una ciocca di capelli dietro l'orecchio, ma indugiò, accarezzandoli. Lo sguardo di Silvia divenne intenso. Lui riprese, senza lasciarlo mai: "Per poter abbracciare un pezzo di cielo in più." Sentì le braccia di Silvia circondare i suoi fianchi. Ermal la stava ancora guardando negli occhi, la sua mano era appoggiata sulla sua guancia. Si avvicinò ancora, il cuore stava impazzendo, le farfalle nello stomaco stavano facendo la hola e lui aveva caldo. Anche Silvia si avvicinò, e i suoi occhi scivolarono per un attimo alle labbra di Ermal. Lui la circondò con l'altro braccio e percorse quei pochi centimetri che li separavano come se fossero chilometri. Chiuse gli occhi e la baciò. Fu un bacio delicato, veloce, secco, ma dolce, dolcissimo. Silvia si strinse a Ermal, abbracciandolo. Lui disse: "Non avevo mai abbracciato un pezzo di cielo prima". Lei si allontanò un pochino, senza lasciarlo, e si guardarono ancora, con uno sguardo bollente di desiderio. Prima che se ne rendessero conto le loro labbra si erano toccate di nuovo, e stavolta fu un bacio più lungo. Ermal finalmente sentì il sapore delle labbra di Silvia. La strinse a sé e le accarezzò la nuca, mentre le loro lingue si sfioravano in un crescendo di emozioni. Quando si separarono i loro respiri e loro battiti erano sincronizzati. Tornarono alla macchina continuando a parlare del più e del meno. Quando fu il momento di salutarsi, Ermal voleva abbracciare Silvia di nuovo, ma lei lo respinse. Gli sorrise e gli disse "Grazie", e senza dargli il tempo di rispondere salì in macchina e se ne andò.
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9 Primavere
FanfictionErmal Meta è il frontman della rockband sconosciuta più famosa d'Italia, ancora non sa dove lo porteranno le 9 primavere successive, ma sa che alla musica, suo grande sogno e riscatto, non rinuncerà mai. Lo accompagneranno colleghi musicisti che div...