Capitolo 2: Più di così.

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                                                                                             Lei.



Sono le sei e mezza del mattino e la mia sveglia inizia a suonare imperterrita, vorrei staccarla ma so che altrimenti continuerei a dormire, quindi premo il pulsante di stop e controvoglia mi alzo dal letto ancora ad occhi chiusi. Attraverso il lungo corridoio e arrivo al bagno, mi lavo la faccia e torno in camera mia alla ricerca di qualcosa di decente da mettere, indosso una delle mie camicie a scacchi preferite con dei jeans scuri e le mie solite converse, prendo la piastra già riscaldata e inizio a piastrare una ciocca corta dei miei capelli, lasciando il ciuffo morbido e ondulato sullo zigomo destro; quando i capelli sono pronti mi dedico al trucco, prendo il mio adorabile mascara – che senza, non riuscirei a stare- il correttore, il phard e via, sono pronta per una nuova - ma prevedibile - giornata di scuola.

Giù c'è già lo zio che mi aspetta sopra lo scooter, indosso il casco, gli auricolari e si parte.

Si, zio. Perché, la mia, è una famiglia allargata composta da me, mia sorella Gioia – più grande di me di tre anni – mio padre, mia madre, zia Lolli e zio Lucas e infine Teo.

Mio padre, Lolli e zio Lucas sono fratelli e viviamo tutti insieme. Io divido la stanza con Gioia e Lolli, mentre zio Lucas ha una stanza tutta sua.

Molti si chiedono come sia possibile che tante persone vivano in una sola casa ma, la risposta è semplice e per niente complicata, noi siamo una famiglia. E non è mai complicato vivere con la propria famiglia.

E' sempre stato così, prima ancora che nascesse mia sorella loro avevano già formato la loro piccola famiglia e poi è nata Gioia e poi sono nata io.

GioiaMia.

Forte, no?

Io e mia sorella non abbiamo chiamato mai Lolli "Zia" perché se indicato a lei, zia è una cosa troppo scontata e banale, non introduce tutto quello che è per noi : zia, seconda mamma, amica, migliore amica, sorella maggiore, nonna. E' lei, è Lolli. E zio Lucas è un secondo padre per noi. Siamo fortunate.

Sono già arrivata all'angolo della scuola, sgancio il laccetto del casco e lo do allo zio Lucas mentre lo saluto, lui mi fa un cenno e riparte per andare a lavoro.

Ho ancora gli auricolari alle orecchie e le mie canzoni preferite accompagnano la mia camminata verso le ragazze del mio corso; con gli occhi scruto il resto della scuola per vedere se Ben è già arrivato, ma ci sono solo alcuni dei suoi amici, forse per lui è ancora presto. D'altronde, non so se ho voglia di continuare questa ridicola mezza relazione con lui, lo so che non mi porterà da nessuna parte.

Saluto le ragazze ma, oggi non ho voglia di perdermi in chiacchierate mattutine, sto solo aspettando Jade. La mia migliore amica e sono contenta di poterlo dire, sono contenta che sia lei, sono contenta che sia vero, sono contenta di averla conosciuta in un periodo in cui avevo già calpestato e scacciato la parola amicizia. Con lei mi sono ricreduta in tantissime cose. Ho riscoperto cosa significa fidarsi di una persona, scherzare e fregarsene se le persone attorno vi prendono per stupide, essere consapevole che lei ti capisce in tutto e per tutto.

La scuola inizia ad affollarsi e a poco a poco che arrivano i ragazzi iniziano a salire; mi volto e vedo che Jade si sta incamminando verso di me e io le vado incontro e le rivolgo un sorriso mattutino.

< Ciao Oliva. > dico sorridendo e lei ricambia.

< Ciao Gnoma> Chi non ci conosce non può capire perché ci siamo affibbiate proprio questi nomignoli.

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