Lui
< "Oh Oscar, ti prego... non insistere, sai che questa roba non fa' proprio per me!" E adesso? Alle nove di sabato mattina mi butti giù dal letto per portarmi a una gara di kickboxing? >
Oscar non fa' altro che blaterare contro di me, mentre guarda dal finestrino il caos che ci circonda, da quando è salito in macchina. Devo ammettere che non ha tutti i torti, ma ormai è tardi.
Faccio spallucce < senti, sei tu che mi hai sempre spronato a fare nuove esperienze, a guardare oltre l'obiettivo della mia Canon. E adesso che mi sono deciso, tu che fai? Frigni? >
Il mio migliore amico si volta verso di me con un espressione inorridita. E' vero che lui mi ha sempre spronato, per non dire quasi supplicato, di andare a vedere con lui certe gare sportive e il più delle volte –per non dire quasi sempre- ero io quello che frignava. E adesso la ragazza per cui io... insomma, Mia fa' kickboxing e sono io a tirarlo giù dal letto. E' una situazione davvero assurda.
< Guarda Victor io sono... indignato, ecco. Questo è un colpo basso e tu lo sai, lo sai bene. Sei fortunato che Mia non è quella che credevo, altrimenti ti avrei lasciato venire da solo qui! >
Lo guardo socchiudendo gli occhi, < che razza di amico che sei. >
< Taci stronzo e svolta a destra, siamo arrivati. >
Faccio come mi dice e un secondo dopo freno, c'è una fila lunghissima e riuscire a trovare un posto è tutta questione di culo.
< Porca miseria. > Sputo tra i denti.
< C'è un posto lì, > Oscar mi indica un posteggio laterale, perfetto per la mia auto.
Posteggio, tiro il freno a mano e improvvisamente non mi sembra più un idea fantastica essere venuto qui.
Se non volesse vedermi? Se la mia presenza la condizionasse in modo negativo? Se ritenesse le gare e tutto questo mondo, una cosa sua e di nessun'altro?
< Vic, che succede? > Oscar tiene fuori una gamba dallo sportello aperto e mi guarda con aria seria.
< Non appena mi vedrà, sarà terrorizzata. >
< E' probabile, Victor. Ma poi sarà felice di vederti, stai facendo una cosa carina per lei. >
< Forse un po' troppo carina, considerando che non è nemmeno la mia ragazza. > Picchio le mani sul volante.
< Non ancora. > Oscar fa' una pausa a causa della mia espressione perplessa, < non fare quella faccia, Vic. Stai dando a questa ragazza molto più di quello che nessun'altro le abbia mai dato. E lo stai facendo in pochissimo tempo. Ma soprattutto lo stai facendo nel modo giusto. Ho visto Mia, l'ho vista quando ti ha letteralmente urlato di starle alla larga, fuori dalla discoteca, e ho visto tutta la sua determinazione nel suo sguardo quella sera. E poi l'ho rivista qualche giorno dopo, fuori dal tuo studio, e tutta quella determinazione era scomparsa. In lei ho visto soltanto la paura di essere ferita. E tu sei qui oggi... e questo deve significare qualcosa. Non credi? >
Annuisco < voglio che lei sappia che io... ci sono sempre stato per lei e che continuerò ad esserci. >
Oscar mi da una pacca sulla spalla, < l'unico modo per farglielo sapere è continuare a fare quello che stai facendo. Perciò, smetti di frignare e scendi da questa auto, che inizio a non reggerti più. >
Scende e sbatte lo sportello, mentre io rimango dentro a fissarlo come un pesce lesso. Oscar tira su le braccia in aria e strilla < devo proprio afferrarti per i tuoi capelli da femminuccia, per caso? >
Scoppio a ridere, mi infilo i miei Ray-ban e scendo dall'auto.
Basta avere dubbi.
Non appena entrati dentro, resto a bocca aperta. C'è un tale caos!
Gente che corre da qualsiasi direzione, ragazzi che si allenano, chi fa piegamenti sulle braccia, chi una corsetta sul posto, chi si fascia un ginocchio o le mani, ragazzi e ragazze che si cambiano lì, davanti a tutti! Ci sono addirittura anche gli stand che vendono guantoni o altra roba così.
"Perciò... è questo il tuo mondo, Bambina."
< Vic? > Oscar mi scuote dai miei pensieri, lui è completamente a suo agio. Questo mondo appartiene anche a lui, del resto fa il personal trainer < hai idea di come si chiami la sua palestra? >
Sporgo il labbro inferiore e sollevo le sopracciglia –Mia mi sta contagiando proprio in tutto- < ehm... credo qualcosa come "Team W." >
Oscar spalanca la bocca < ma non mi dire! Ha il maestro migliore di tutto lo stato, lo sapevi? >
Detto questo mi afferra per un braccio e mi trascina verso l'angolo in fondo a destra e improvvisamente si ferma, obbligandomi a piantare i piedi a terra. Poi mi fa' un cenno e con il dito mi indica un punto preciso, non molto lontano, tanto quanto basta affinché lei non possa vedermi.
Si, lei.
< L'hai vista? > mi chiede.
E certo che la vedo, come non potrei? E' l'unica che vedo da quando la conosco...
E' lì con la sua coda alta e lisca, non disordinata, una tuta nera, larga e comoda con il fascione largo, una cintura blu legata in vita, la sua magliettina sportiva e le fasce strette nella mani, una blu e una rossa.
Completamente padrona di se, come non mi sarei mai immaginato. Sembra tutto quello che desidera essere, forse proprio perché lo è.
Adesso l'immagine di lei che combatte non mi riesce poi così difficile, anzi mi si è stampata in mente e così, tutto d'un fiato, capisco bene ciò che voleva spiegarmi Mia.
Se non fossi venuto qui, oggi, non l'avrei mai capito. Perché se non l'avessi vista così padrona di se e perfettamente a suo agio, non avrei mai potuto immaginare tanto.
La mia Bambina è una guerriera.
E credo che questa sia una parte di lei che solo in pochi conoscono.
Ad Oscar qui lo conoscono tutti, per cui ci è stato permesso oltrepassare le transenne ed essere dentro la zona riservata ai maestri e agli allievi.
< Ehi, Oscar? Come si chiama questo quadrato enorme di gomma? >
Lui mi guarda sconcertato, < Tatami? Si chiama tatami, Victor. >
< Oh, giusto... il tatami. >
Torno a rivolgere l'attenzione alla mia Canon, la sto preparando per scatti perfetti e veloci.
Oscar mi da di gomito < eccola lì, Victor. Si sta preparando, Mia è quasi pronta. >
Sento l'agitazione salirmi nel petto, l'adrenalina mi scorre già nelle vene e il cuore mi batte all'impazzata.
Mia è lì, con tutte quelle protezioni addosso che mi rendono un po' incerto.
E' così piccola, riuscirà a muoversi con tutti quegli aggeggi appiccicati addosso?
La sua avversaria è alta, forse un cinque o al massimo sei centimetri più di lei. So che Mia sta pensando la stessa cosa e, molto probabilmente, si starà torturando per questo dettaglio.
Senza pensarci, ormai proprio come sempre, mi infilo le dita in bocca e tiro un fischio, non funziona. Mia non si gira. Aggrotto la fronte, voglio che sappia che io sono qui.
E' arrivata l'ora di augurarle buona fortuna ed è proprio quello che faccio.
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Qualcosa di più
RomantikMia ha diciassette anni ed è già stanca di tutto: del posto in cui vive, delle persone che la circondano e di essere considerata la ragazza di Derek Collins, nonostante siano passati anni. Non fa altro che correre, per un infinità di motivi: per ca...