Lei
Non so quante ancora "lezioni private" mi toccherà fare, so solo che fino a quando il mio insegnate sarà Victor non avrò nulla di cui lamentarmi.
Anche se è un insegnante molto esigente. Mi ha chiesto di essere particolarmente puntuale, oggi, come se io arrivassi in ritardo. Beh, forse soltanto due minuti o cinque. Ma non è questo il punto, il punto è che è un esigente davvero figo, talmente tanto che non appena apro la porta e lo vedo mi dimentico tutto.
Zoe e Noel sono offese con me perché ultimamente passo poco tempo con loro ma, in realtà, odiano il fatto che passo troppo tempo con Victor e loro no, tutto qui. Ciò che conta è che tengono la bocca chiusa a riguardo con mia madre e Lolly, si fidano così poco di me che temono che se loro parlassero io farei lo stesso con le loro madri per cose ben più gravi rispetto a delle lezioni private di trigonometria.
< Ciao > saluto Victor, che è in piedi poggiato al bancone con addosso il suo giubbotto di pelle. Sono sorpresa di ritrovare Oscar semi sdraiato sulla poltrona all'angolo, ma la cosa mi fa sorridere di gusto.
Non appena Victor mi vede entrare un sorriso enorme, spontaneo e bellissimo gli compare sul volto e senza pensarci su due volte – a quanto pare- viene verso di me abbracciandomi e poggia le sue labbra morbide sulle mie.
< Ciao > ripeto di nuovo, imbarazzata e stupida.
< Ciao Bambina. >
< Ciao Mia. > Mi saluta Oscar con aria divertita. Viene da ridere anche a me e così gli vado incontro mostrandogli il pugno, lui capisce al volo e sbatte il suo contro il mio.
Victor ci guarda sbalorditi e offeso < perché sei molto più spontanea con il mio migliore amico che con me?>
< Perché lui è molto più simpatico. >
< E' vero > fa' Oscar < fattene una ragione, amico. > E torna a guardare il suo cellulare.
< Non voglio stare a sentire le vostre stronzate > afferra le chiavi < vieni, Mia. Saluta questo idiota, ce ne andiamo. >
< Cosa? Dove? >
E' già davanti alla porta e non mi risponde, allarmata mi volto verso Oscar.
< Dove andiamo? >
< So dove ti sta per portare, ma mi ha ordinato di non dirti nulla e, anche se è una faccia di merda, glielo devo. Mi dispiace. >
< Non è giusto > mi lagno inutilmente.
< Ti assicuro che ne varrà la pena, Mia. > Mi dice Oscar, con tono tanto serio da sorprendermi.
Guardo Victor, poi Oscar, poi di nuovo Victor.
< E va bene. Mi fido. > Dico d'un fiato, mi sembra di aver sentito Victor borbottare un "grazie al cielo" ma non ne sono sicura.
Ha le mura beige, con le imposte di un marrone caldo e il giardino –perfettamente curato- che la circonda.
Nonostante ci fossimo avvicinati a questa zona residenziale, che conosco bene perché è di facile passaggio, non avevo ancora capito che Victor avesse intenzione di portarmi a casa sua. Solo quando si ferma la macchina e la musica si spegne riesco a fare a due più due.
Mentre toglie le chiavi dal quadro riesco a vedere le sue mani che tremano e vorrei tanto afferrargliele e dirgli che va' tutto bene. Ma non posso, perché neanche io ho il coraggio di credere a una bugia tanto bella.
< Siamo arrivati > mi sussurra emozionato, saltando giù dall'auto. Non riesco a muovere un dito, non sono più tanto sicura di star respirando. Guardo fisso davanti a me cercando di convincere le mie stupide gambe a reagire, fare qualcosa, ma niente. Sono impietrita.
Victor, dopo avermi osservata per qualche secondo fuori dalla macchina e con le mani in tasca, si decide ad aprirmi la portiera < ti decidi a scendere o mi toccherà trascinarti? >
< Dove mi hai portata? >
Perché non riesco ancora a crederci?
< Dove non sono mai stato con nessun'altra. > Risponde con tanta sincerità e spontaneità – come se aspettasse da una vita di dire queste parole.
Vedere il suo sorriso così gentile e naturale mi fa venire una gran voglia di piangere. Osservando i miei occhi lucidi mi si avvicina e, con estrema delicatezza, mi stringe la mano posandomi un bacio sulla fronte.
< Mia, Bambina, per favore... vieni a casa con me? >
"Potrei mai dirgli di no?"
Mi guardo attorno – mentre Victor continua a tenermi per mano- annuso gli odori, socchiudo gli occhi e faccio tesoro di questo momento così prezioso.
Le infinite fotografie appese dappertutto: nel corridoio, in cucina, ovunque. I colori caldi e confortanti, il divano – dove ti viene una gran voglia di schiacciarci su un pisolino- nell'angolo destro con di fronte una grande TV al plasma attaccato alla parete, il tavolino basso di legno, l'isola sulla sinistra, i faretti sul lavello e la finestra.
"Questo è anche il mio posto."
Mi volto verso Victor, che non mi ha tolto gli occhi di dosso nemmeno per un istante da quando siamo arrivati.
< Allora? > Esita.
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Qualcosa di più
RomanceMia ha diciassette anni ed è già stanca di tutto: del posto in cui vive, delle persone che la circondano e di essere considerata la ragazza di Derek Collins, nonostante siano passati anni. Non fa altro che correre, per un infinità di motivi: per ca...