Capitolo 20

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Dennis' POV

-Si può sapere cosa ti prende?
Io e Sarah stiamo passeggiando lungo il fiume, era tanto che non lo facevamo.
-E’ inutile che annuisci e basta, voglio delle risposte.
E’ qui che ci siamo dati il primo appuntamento, e qualche metro più avanti, appoggiati a quel lampione, lo stesso giorno ci siamo dati il primo bacio.
-Sei strano.
Quella volta ci tenevamo per mano. Oggi mi urla in faccia.
-Non ti stai comportando per nulla bene con me.
E lei è sempre uguale, non è cambiata affatto.
-Sei il mio ragazzo, maledizione.
Io invece, sono un’altra persona.
L’ho sempre presa in giro. Ho sempre avuto altre ragazze oltre a lei, ma era roba di passaggio, di poco conto, un passatempo, ecco. Non mi sono mai reputato una brava persona, e questo mica è un segreto, sono famoso per questo. La mia fama consiste in questo mio vizio. E Sarah quando mi ha scelto ha preso il pacchetto completo, pregi e difetti compresi, lei lo sapeva.
Oggi però non sono più nemmeno quel ragazzo.
-E io sono la tua ragazza, devi parlarmi dei tuoi problemi.
Rivedo il me di qualche tempo fa che baciava la sua bionda, e al suo posto immagino Bianca. Chissà come sarebbe stato. Sicuro non mi sarei accorto del tramonto spettacolare che spuntava da dietro alle sue spalle, perché lo spettacolo lo avrei avuto già tra le mie braccia. Sarebbe stato tutto fottutamente diverso.
-Ma mi stai ascoltando??
-E tu? Tu mi ascolti invece?- sbotto prendendo alla sprovvista persino me stesso.
Sarah non si aspettava questa mia entrata in scena e rimane per qualche secondo interdetta –Tu non parli tesoro mio, cosa dovrei ascoltare? Parlo con un muro ogni volta.
-Questo perché non hai gli occhi per vedere, come fai a non accorgertene? Non mi guardi? Non vedi che questo muro è quasi a pezzi?
-Cosa dici?
-Sei uguale a tutte le altre.
-Tutte le altre?
-Sì, tutte le altre che mi porto a letto.  Tanto intelligente e poi non ti accorgi neanche delle cose che ti faccio sotto il naso.
Mi arriva uno schiaffo. Previsto, e meritato.
Se ne va.
Rifletto alle parole dure appena pronunciate.
-No, aspetta un attimo, Sarah…
Accelero il passo e la affianco –Non è solo questo, io…
-Sei stato chiaro- ha gli occhi lucidi e il viso tutto rosso –non voglio saperne più niente di te.
Volevo spiegargli quello che mi passava per la testa, ma non me ne ha dato modo. Per una volta volevo essere sincero.
Se ne va, e io la lascio andare. L’ho fatta andare via io.

Bianca invece è lì, al suo solito posto.  Una certezza sfuggevole. Le passo accanto e le lascio sul banco un foglio di carta piegato a mo’ di bigliettino, non facevo questo genere di cose dalle elementari. E’ così che la mia prosperosa carriera amorosa iniziò. Per un attimo mi sento vicino a quel bambino piccolo e ancora innocente, cosa gli ho fatto.
Lei guarda il foglio confusa o lo nasconde subito tra le gambe.
Cosa mi sto facendo.
Rido come un cretino, e impaziente aspetto la fine della lezione.
Cosa mi sta facendo.

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