Dennis' POV
Non so cosa c'ho in testa. No, lo so bene invece.
Ovunque mi giro, qualsiasi cosa faccia, mi salta in mente lei, all'inizio non ci facevo caso ma la cosa è diventata palese da quell'ultima volta insieme a Sarah. Mi si è piazzata in testa e non ne vuole sapere di andare. Ma perché dovrei mandarla via? Perché mi destabilizza. Perché è così diversa da me. E' un problema vivente, anche se abbiamo fatto numerosi passi avanti tra noi, lei ancora non si fida di me, è palese la cosa. L'aura di mistero che la circonda, i suoi sorrisi rari, troppo rari, non la sopporto. Non sopporto che crede di poter fare sempre a modo suo, piomba nella mia stanza quando le fa comodo, e se io avessi da fare? E se un giorno decidessi di chiuderla quella finestra? Lei che farebbe? Dipende da me? Non lo so. E mi da fastidio come cerca di non darlo a vedere ma si preoccupa per me, mi da fastidio come prova a fare la dura ma a volte non ci riesce e cede, mi danno fastidio quei suoi capelli sempre davanti alla faccia, le coprono gli occhi, quelli sono la cosa più fastidiosa in assoluto. Non mi sopporto quando li usa su di me e smetto di ragionare, e non sopporto il fatto che lei tutto quello che fa su di me non lo fa apposta, non se ne accorge. Mi da fastidio come il mio cuore sta battendo in questo momento al pensiero di qualche sera fa mentre ci abbracciavamo sotto il letto.
Mi da fastidio questo freddo cane. Ma la finestra rimane aperta.
Strimpello qualche nota, e lei fa la sua comparsa.
I battiti mi accelerano e capisco che sono veramente fottuto.
-Abbiamo una canzone in sospeso- dice mentre con estrema calma chiude la finestra.
-Tranquilla, non mi ero dimenticato.
Si siede sul davanzale, si sistema compulsivamente i capelli, sembra nervosa.
-Ehi va tutto bene?
-Sì!- risponde immediatamente e smette di torturarsi le ciocche, mantiene comunque lo sguardo basso.
Mi sistemo con la chitarra seduto nel letto di fronte a lei.
-E' la canzone che hai scritto tu, giusto?
-Sì, udirai la mia creazione.
-Fammi un'introduzione.
-Un'introduzione?
-Raccontami come è nata la canzone, perché l'hai scritta, le solite cose che si sentono nei talent prima delle esibizioni.
Penso -L'ho scritta una mattina, in aula, sai quando il professore ti ha fatto venire alla lavagna?
-Che vergogna, non me lo ricordare.
-Mentre stavi lì tutta impacciata io scrivevo.
-Meglio così, due occhi in meno su di me.
Sorrido -Comincio.
-Attacca!- allunga il braccio con il dito puntato e mi fa l'occhiolino e fu come se mi ha colpito un fulmine lungo la spina dorsale.
Attacco.
I primi accordi, tiene lo sguardo basso concentrato.
-E pensare che prima eri invisibile
E pensare che prima non sapevo il tuo nome
E pensare che prima non ti conoscevo
E' strano rendersi conto che ora ti vedo ovunque-
Ora mi guarda.
-ogni parola contiene il tuo nome
tutto mi rimanda a te
Di tutti i tuoi dettagli non so scegliere la vera causa
sarà la tua pelle chiara che riflette le stelle
il tuo sorriso triste che illumina la città
i tuoi capelli, vento tiepido che mi sfiora
saranno i tuoi occhi grandi
sarà che lì dentro mi perdo
Sono sicuro che mi sono già perso-
Continuo con l'assolo di chitarra, mi prendo un attimo per osservarla, i suoi occhi sono enormi, sono lucidi, la bocca schiusa.
-Di tutte le tue luci non so quale mi abbia più accecato-
Si alza.
-sarà la tua pelle chiara che riflette le stelle.
Si avvicina.
-il tuo sorriso triste che illumina la città.
Mi tremano le mani, rischio di sbagliare gli accordi.
-i tuoi capelli, vento tiepido che mi sfiora.
Si inginocchia davanti a me.
-saranno i tuoi occhi grandi.
Proprio loro.
-sarà che lì dentro mi perdo.
Poggia la sua testa sulle mie ginocchia.
-Sono sicuro che mi sono già perso.
Mi sono perso.
-Mi sono già perso.
Segue il silenzio. Titubo un po' e poi le passo le dita fra i capelli, lei rimane ferma.
-E invece ti guadavo mentre eri alla lavagna. Eri la cosa più bella in quell'aula, tanto bella da avermi fatto scrivere questo.
-Ah! Quindi ti riferivi a me? Non lo avevo proprio capito- alza un sopracciglio, poi ride -Non l'avevo proprio capito...- ripete abbassando la voce.
Si alza di colpo e per poco non mi dava una testata.
-Bene, vado via.
-Così presto?
-Per me è tardi.
Cavolo quanto è bella, l'ho mandata letteralmente in palla, si guarda tutto in torno alla ricerca di non so cosa.
-Vado, sto andando- si muove rigidamente e in maniera impacciata tanto che mi viene da ridere.
Si avvia alla finestra, cerca di spostare le tende ma ci si perde dentro, adesso gira tra di queste ingarbugliandosi sempre più. Mi avvicino. Quando riesce a liberarsi urta contro il mio petto inaspettativamente e si blocca per qualche attimo.
-Sei ancora qua?- chiedo guardandola.
I nostri visi sono molto vicini.
-Solo un attimo, me ne vado.
Prova a levarsi da quella posizione scomoda ma ogni movimento che fa, visto che non può andare indietro avendo il vetro alle spalle, la fa avvicinare ancora di più a me.
-Vai!
Il suo profumo è buonissimo, non ne ho mai sentito uno così, credo che sia proprio la sua pelle.
-Vado...
Non si muove.
Smetto di guardarla negli occhi quando le sue labbra iniziano a richiamarmi.
-Vai Bianca.
Le sue labbra sono così rosse -Sto andando- soffia a praticamente due millimetri dalle mie.
E io sto provando a resistere, sto provando a mandarla via.
Ma non riesco.
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Lascia la finestra aperta
ChickLitOgni giorno a quell'ora lei era lì. Così come me, l'aspettavo. Abbiamo due ragazzi, uno l'opposto dell'altro, il bianco e il nero, il sole e la luna, ognuno con i suoi problemi. Il loro primo incontro è stato frutto del caso, e gli altri? Come si sp...