NON HO PIU' BISOGNO DI VEDERE

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"Ma allora questo compleanno non si festeggia più?"

"Dino, che ce vuoi fa', sta diventando vecchio", sospirò sarcastico Lele.
"Peccato, pensavo che anche ai vecchi piacessero le torte"

"No, ai vecchi piacciono le prugne secche e i cantieri"

"Allora troviamo il compromesso e facciamo una torta alle prugne!" intervenne Giovanni

"Ma voi pensate solo a mangiare?" scherzò Ermal.

"No, ogni tanto penso anche a dormire" rispose Lele
"E io a lamentarmi del caldo" aggiunse Giovanni

"E io ogni tanto penso anche a... " Dino si fermò un attimo creando suspance. "A mangiare!"

"Lo nascondi benissimo", lo schernì Ermal stringendogli la pancetta tra le dita.

"Ehi! Giù le mani! Stai iniziando veramente a fare come i vecchietti, mia zia Rosa mi faceva sempre i buffetti sulle guance pensando di essere carina, ma non era carino affatto"

"Quanto manca?" chiese ironicamente Ermal.

"Non so, alla tua festa per i trent'anni quanto manca?"

"A una risposta di Silvia quanto manca?"

Dino restò interdetto a quelle parole. Non se l'aspettava, non credeva che Ermal stesse sperando ancora. Era passato quasi un mese, e lui pensava che fosse finita con Silvia, e non era nemmeno stupito, Ermal non aveva storie lunghe alle spalle. Non capiva perchè lui pensasse che con lei dovesse essere diverso.

"Non lo so, forse... forse non manca."

Ermal stava guardando fuori dal finestrino ed ebbe un mezzo sussulto. "Risponderà." mormorò.

"E se non lo facesse? Non so dove lo trovi il coraggio di sperare così. Mi dispiace dirtelo, ma a me è sembrata chiara... Fossi in te farei una bella festa con i miei amici per tirarmi su! Cibo, alcool, musica e risate e andrà tutto meglio."

"Dino." lo interruppe Ermal con tono fermo, guardandolo negli occhi. "Non sta andando male. Non andrà male finchè avrò la speranza. Il dolore arriva quando la speranza abbassa le difese. Non sarà una festa a risolvere questo problema. Apprezzo la tua preoccupazione, sono grato di avervi come amici anche se siete dei rompipalle, ma in questo momento mi manca Silvia, ho bisogno di lei. E so che anche lei ha bisogno di me."

"Certo che tutto sto casino per l'anniversario... cioè Ermal pensaci bene" scherzò Giovanni.
"Ma stai zitto Gio!" sorrise Ermal. "Non vedo l'ora di arrivare a Bari, ma quanto è lunga la A1?"

"E' come i rotoloni regina, non finisce mai" sentenziò Lele dal posto di guida, scatenando l'ilarità di tutti.

Era la prima volta che Ermal era contento di avere qualche settimana di riposo dal palco. Amava calpestare quelle assi di legno, l'odore che sprigionavano e che si mescolava a quello della plastica dei cavi. Amava lo scricchiolio delle travi quando ci appoggiava i suoi anfibi salendoci nel silenzio delle prove e che poi spariva, sovrastato dagli strumenti musicali. Amava anche la sensazione di sentirsi il manico della chitarra scivolare via dalle mani sudate, e la grinta che ci metteva per non perdere neanche un accordo. Amava il calore dei fari e delle luci del palco. Amava guardare negli occhi le persone che li ascoltavano. Amava sentirli urlare e stonare i ritornelli. Amava il brusio incerto delle strofe di cui non si ricordavano le parole, tranne quelle sotto il palco che le sapevano meglio di lui. Amava vedere alcuni di quegli occhi brillare di pianto, e altri zampillare felicità. Amava la sua band e amava la sua musica. Ma quel giorno, di tutte quelle cose che amava, nessuna aveva importanza. Dopo essere passato da casa a salutare la sua famiglia e farsi una doccia, uscì di nuovo.

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