RACCONTI

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"Non ci guadagniamo abbastanza"

"Come sarebbe? L'abbiamo sempre fatto... Cosa è cambiato?"

"E' cambiato il mondo, non te ne accorgi? Il mondo di oggi è più grande e più ricco. Gli affari qui sono soffocanti"

"E a questi poveri ragazzi chi ci pensa?"

"Rappresento le radio, non l'Unicef. Ora, se vuole scusarmi..."


Quel giorno di metà luglio le nuvole bianche si potevano mangiare come zucchero filato. L'aria che le separava dall'erba ingiallita dalla calura profumava di carne alla griglia, fritto, e quando c'erano folate di vento anche di macchia mediterranea e di mare. Il sole abbagliante che filtrava dalle foglie argentee degli ulivi costringeva Ermal e i suoi amici a tenere gli occhiali da sole. Erano nella casa al mare di Roberto, tradizionale luogo di incontro di quella che nell'adolescenza  era stata la compagnia di Ermal e che era ancora lì riunita, insieme però alle relative fidanzate. Stavano (finalmente) festeggiando il compleanno di Ermal, e di cose da festeggiare quel giorno ce n'erano parecchie. Perciò seduti intorno a quel tavolo di legno su sedie di plastica c'erano anche Giovanni, Dino, Lele, Gioia e chiaramente Silvia. Roberto e Luigi, un ragazzo non tanto alto  dai capelli castani e occhi neri, stavano cucinando la carne. Silvia e Jessica, la ragazza di Roberto, erano invece intente a friggere patate, crocchette alla menta, e pittule (o pettole che dir si voglia). Ermal e Dino stavano parlando con loro, spizzicando cibo qua e là, d'altra parte il fritto è buono caldo. Giovanni stava discutendo dell'ultima partita di calcio con Leonardo, ragazzo robusto dai capelli scuri, e Angelo, ragazzo esile dall'incarnato olivastro, e i tre erano seduti al margine del tavolo. La casa era modesta, ma la leggera lontananza dalla spiaggia consentiva la presenza di un grande giardino. "Ermal, lascia un po' di cibo anche per noi, stai spazzolando tutto!" si lamentò ridendo Eva, la ragazza di Luigi, che interruppe così una chiaccherata con Gioia e Michela, la ragazza di Angelo. "Raccontaci piuttosto di questo tour, così tieni la bocca impegnata!" rincarò Luigi mentre si toglieva la maglia per il caldo provocato dal fuoco della griglia.

"Allora" esordì Ermal spostando una sedia al centro del giardino. "Era tanto tempo fa.." scandì lentamente, assumendo un'espressione pensierosa e guardando in direzione del mare.

"Sempre il solito cazzone, sta a fa' il filosofo!" lo derise Roberto.

"Preferisci il filosofo o il pugile Robbè?"

"Il filosofo, lo posso perculare di più"

"Vaffanculo" rise Ermal.

"Come stavo dicendo prima di questa inappropriata interruzione operata dall'esimio qui presente signor Roberto..."

"Ma sai che forse era meglio il pugile Robbè?" interruppe Angelo

"Di sto passo facciamo la pennichella prima di mangiare!" aggiunse Dino.

"Beh tu hai già mangiato abbastanza, che dici?" intervenne Lele.

"Ermal, ma cosa fai?" chiese Michela. Ermal si era chinato in avanti appoggiando la testa al pugno chiuso del braccio il cui gomito poggiava sul ginocchio e stava fissando il vuoto da qualche minuto.

"Il pensatore... to be or not to be?"

"Ma da quando il pensatore pensa ai tubi? Credevo lo facesse l'idraulico." chiese Leonardo, che non masticava molto inglese.

"TO BE! Non TU-BI!" Cercò di spiegargli Gioia che, a differenza di Ermal, era riuscita a laurearsi in lingue.

"Ci produrrà Fabrizio Barbacci"

"Amleto? Ma un amleto non è una di quelle cose che ti porta fortuna?"

"Secondo me le salsicce sono cotte"

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