Dove Jimin è un professore e Stefania una sua alunna.
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«Stiamo spezzando un filo che poi sarà difficile riaggiustarlo» sussurra Jimin.
Io lo guardo ormai arresa dal suo fascino.
«E allora spezziamo questo filo» dico sussurra...
Rimango per un bel po' nel camerino finché non noto una commessa poco lontano da me.
Faccio segno per farmi avvicinare e la tiro dentro nel camerino.
«Ha bisogno signorina?» mi domanda.
«Sì, ho bisogno di una mano, ho preso questi vestiti però li devo mettere subito. Ce un ragazzo che mi insegue e non so chi sia» sussurro.
«Devo chiamare la sicurezza?» mi domanda preoccupata.
«No no, voglio solo uscire di qui.» sussurro mentre prendo dal portafoglio la carta di credito. «Pago quello che ho preso nel negozio, tenga.» gli do la carta.
«Va bene» dice per poi uscire.
Richiudo la porta e mi cambio.
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Per fortuna ho preso anche un cappello.
Finisco di vestirmi ed esco provando a nascondermi.
«Ecco a lei» mi dice la commessa ridandomi la carta.
«Un altro piccolo favore» sussurro guardando con la coda dell'occhio il ragazzo che si era messo fuori vicino all'entrata del negozio.
«Mi dica» dice la commessa.
«L'uscita secondaria» dico semplicemente.
«È dietro alla cassa» mi dice.
Ringrazio la commessa e scappo uscendo dall'uscita secondaria.
Mentre inizio a correre chiamo Jimin.
«Ehi piccola hai finito di fare shopping?» mi domanda.
«Mi vieni a prendere? Ho paura Jimin» sussurro iniziando a piangere.
Sento dal telefono che Jimin stava uscendo di corsa da casa.
«Arrivo piccola» mi dice sussurrando.
Spengo la chiamata e gli mando la foto per farmi riconoscere da lui.
Aspetto Jimin in un parco molto affollato e mi guardo intorno.
Jimin dove sei?
Inizio a picchiettare il piede sull'erba per la paura.
«Sei stata furba, ti sei cambiata e sei uscita dall'altra parte per non farti vedere da me ma ti ho trovata comunque» sussurra una voce dietro di me.
Non mi giro per la paura.
«Che c'è, hai per caso paura di me?» domanda la stessa voce.
Rimango ancora ferma e non riesco a dire una parola.
D'un tratto sento la sua mano sui miei capelli.
«Sono così morbidi» sussurra di nuovo ma questa vola più vicino a me.
Jimin aiutami
Chiudo gli occhi per trattenere le lacrime.
Intanto lui continua a toccarmi i capelli.
Riapro gli occhi e noto la macchina di Jimin arrivare.
Mi faccio coraggio, mi alzo e inizio a correre verso la macchina per poi entrare e rannicchiarmi sul sedile.
«Ehi piccola» Jimin mi guarda preoccupato.
«Jimin ti prego parti, quella persona è qui e mi ha parlato. Ti prego voglio tornare a casa» sussurro con le lacrime agli occhi.
Jimin mi guarda per poi ripartire con la macchina andando veloce.
Per tutto il viaggio rimango in silenzio.
«Andiamo in un altro posto» mi dice Jimin guidando.
Io annuisco e chiudo gli occhi provando a dormire.