Era stata una sensazione paradisiaca. Sentirgli dire che lui aveva scelto me era stato come un sogno, soltanto che questa era la realtà. Nessun bambino che ci poteva separare. Mi sembrava di essere in un film, o ancora meglio, in un racconto. Tutte le parole che mi aveva detto mi erano rimaste in testa una per una come una specie di copione di teatro. Erano sincere e così fortuitamente belle, mi sentivo fortunato ad averlo accanto a me. Da quel giorno iniziammo a parlare di più, via FaceTime quando partiva per qualche strano posto o per lavoro, via messaggio, ma mai faccia a faccia. Non trovavamo il tempo di vederci e questo faceva soffrire entrambi. Era come se mi mancasse un pezzo fondamentale del mio puzzle. Prima o poi ci saremmo rivisti, ne ero sicuro, ma volevo che accadesse il più presto possibile. Guardavo l'orologio come se stessi aspettando il tempo rimanente a quel lungo desiderio. Presi il telefono e mandai un messaggio a mia sorella.
T: hey Pauline, so che distiamo parecchio ma ho bisogno di parlare con te e di rivederti. Non è che riusciresti a raggiungermi?
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P: Certo, come no! Più o meno se prendo il treno alle 12:00 dovrei essere lì per le 14:00 circa.
T: Allora a dopo!
14:00
Ero arrivato in perfetto orario in stazione e mia sorella mi avrebbe raggiunto poco dopo.
P: Tim!
Mi girai e inizialmente non la riuscii a vedere, ero leggermente miope ma non avevo mai voluto usare gli occhiali. Quando la notai corsi verso di lei. Me la ricordavo leggermente più alta.
T: Pauline!
Ci abbracciammo e mi raccontò delle sue disavventure sul treno.
P: Sono propio maleducati!
T: Sembri nostra madre!
P: non è vero!!! Anzi... forse un pochino.
Scoppiammo a ridere.
T: Sbaglio o ti sei abbassata?
Misi il braccio sulla sua testa per farle vedere che ero più alto io.
P: oh forse sei solamente cresciuto tu, ed era ora, a 15 anni non avevi neanche i peli in faccia!
T: Ehi!! Avevo i miei tempi!
P: si come no! Ti saranno spuntati i primi peli sotto le ascelle ieri!
T: Sei cattiva oggi, lo dirò alla mamma!
Iniziammo a ridere.
P: che ne dici di andare? Penso che vomiterò se vedrò un altro treno. Dove andiamo?
T: Se vuoi possiamo andare a prenderci un panino, che ne dici?
P: va benissimo, basta che si mangi!
Prendemmo la macchina e ci dirigemmo verso una paninoteca. Entrammo e salutammo i camerieri.
T: Che cosa vuoi ordinare?
P: Un panino al salame con mozzarella. Offro io.
T: stai scherzando?! Ci penso io, hai già fatto tanto per essere qui ed è ora che ti ripaga.
P: non vorrai iniziare a litigare per chi offrirà il pranzo! Te la cedo questa volta ma la prossima volta toccherà a me!
T: Vedremo.
Sorrisi.
Quando le nostre ordinazioni ci furono consegnate ci sedemmo in un tavolino rosso che si trovava al centro del locale.
P: quindi, voglio passare al punto, mi hai chiamata per parlare di cosa?
T: Non è importante.
P: Cavolate ! Mi hai chiamato qui per questo quindi lo deve esserlo tanto! Spara!
T: Armie e Elizabeth volevano fare un altro figlio ma lui ha scelto di non farlo per me, ecco tutto. E ora non riusciamo a trovare tempo per incontrarci e parlarne di persona.
P: ci sono passata, ovviamente tranne la storia del figlio! È normale essere molto impegnati e poi voi due lo siete più di ogni persona presente in questo pianeta! È un lavoro impegnativo fare l'attore.
T: lo so, ma ho bisogno di liberarmi di alcuni impegni per lui.
P: Tim, vi rivedrete, è inevitabile. Non preoccuparti.
T: lo spero.
Ci alzammo dalle sedie e andai a pagare mentre mia sorella stava fumando una sigaretta. Odiavo l'odore delle sigarette e più volte avevo chiesto a mia sorella di smettere perché non le faceva bene, ma ovviamente, testarda com'era,non mi aveva ascoltato.
T: Che puzza, mi stai intossicando!
P: che rottura che sei!
Buttò la sigaretta a terra e la schiacciò con la scarpa.
Aprì la sua borsetta e iniziò a frugare.
P: Eccole!
Prese un pacchettino che riconobbi subito: sigarette.
T: non dirmi che te ne vorrai fumare un altra!
P: Oh no, questa non è per me, è per te.
Allungo la mano per passarmela.
T: e che me ne faccio?
P: Hey, prontooo? Fumarla!
T: e perché dovrei? Cosa non ti è chiaro del fatto che sono contro al fumo?
P: Penso che mi sia chiaro questo, ma sei troppo stressato e questa è la soluzione. Una non ti farà niente, l'unica cosa che farà è liberarti dai pensieri. Dai!
Presi quello che mi stava offrendo.
T: hai da accendere?
P: così si fa!
Mi passó l'accendino.
P: in questi minuti in cui fumerai ti sembrerà che Armie quasi non esista! Buon divertimento!
T: Dove vai?
P: vado a casa.
T: non vieni con me?
P: no, ho voglia di farmi una passeggiata.
T: Aspetta,ti ridò il pacchetto.
P: non c'è bisogno, quando inizierai non la smetterai più, è come una droga.
La vidi allontanarsi. Il mio appartamento non distava molto. Continuavo a guardare quello strano oggetto, la sigaretta. Così piccola ma così letale. Avrei voluto rifiutarla ma era più forte di me. Sapere che avrei potuto annebbiare i miei pensieri era come una Magia. Presi l'accendino e l'accesi. La portai sulle mie labbra e iniziai a fumarla. Era una sensazione strana ma piacevole. Mi sentivo meglio.
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La verità è che mi piaci troppo
Roman d'amourCosa succederebbe se Timothèe Chalamet provasse dei sentimenti per il suo collega sposato Armie Hammer?