PASSATO 4 prigionia

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Buio, buio, buio.Solo buio.

È questo che c'era intorno a me. Mi avvolgeva invitandomi a restare li per sempre, il che non era una cattiva idea. L'oscurità mi cullava e io mi stavo lasciando andare a lei quando qualcosa di freddo invase il mio corpo. Aprii gli occhi di scatto. In poco tempo mi abituai alla semioscurità del luogo dove mi trovavo.

Una cella.

I ricordi di quello che era successo mi colpirono come uno schiaffo e mi misi a piangere. Piansi per ore forse di più, quando mi calmai avevo finito tutte le mie lacrime.   Lo spazio dove mi trovavo era piccolo e una piccola botola si ergeva sul soffitto.

Un rumore simile a un grugnito provenne dalla mia destra facendomi sobbalzare.

Sforzandomi un pò intravidi un essere magro con a dosso pochi stracci, qualche capello castano raggomitolato a un angolo della piccola cella.

Non avevi mai avuto molti problemi a vedere al buio per questo molti mi chiamavano Ninth che nel dialetto della terra di Autno significava gatta o felino.

Perciò quando l'essere si volto  mi dovetti trattenere dall'emettere un urlo di terrore.

Davanti a me si trovava la figlia del fornaio! Era dimagrita e se non fosse stato per gli occhi, oramai inespressivi, non l'avrei mai riconosciuta. Mi guardò con aria triste per poi riaccoccolarsi nell'angolino che si era riservata.

Era tutta sporca e con molte ferite simili ai segni di una frusta.

Ad un certo punto sentii un cigolio sopra di me. La luce di una torcia mi fece sbattere più volte le palpebre. Una guardia mi guardò fredda mentre mi lanciò un osso con un pò di carne attaccata e un altro all'essere accanto a me.

La ragazza lo prese mangiando avidamente sotto lo sguardo divertito della guardia.

Io guardai schifata la scena mentre la botola si richiudeva su di noi.

-Da quanto tempo sei qui? - chiesi ritrovando la voce.

La ragazza mi indicò un lato del muro dove scorsi delle tacchette che stavano a rappresentare i giorni immagino. -Non so come tu faccia a mangiare quella roba ma io non la mangerò mai-

Finalmente parlò-ti conviene mangiare senza troppe storie se non vuoi morire- la sua voce era roca e bassa. Rabbrividii e mi feci forza mangiando quello schifo.

Poi, non so come, mi addormentai.

Fui svegliata dalla botola che si riapriva. Un altra guardia fece capolino nella cella indicando la mia compagna di sventura.

-Tu muoviti e vieni!-

Con fatica si alzò e fu trascinata fuori.

WEIMA POV

Sono Weima, la figlia del fornaio.

Quando mi portarono via dalla mia famiglia non potevo crederci.

Mi ricordo dello sguardo pieno di terrore di Tressa. Lei è sempre stata la migliore insieme ad Alem. Io non ero nulla. Ero sempre a lavorare, non andavo mai a giocare perchè i miei genitori me lo proibivano punendomi con il frustino. Nessun ragazzo si è mai avvicinato a me, ero troppo grassa, troppo brutta ero niente.

Quando mi sbatterono in questa cella crebbe in me uno spirito di vendetta. Sarei cambiata e gli altri mi avrebbero temuta,  mi avrebbero ammirata, fino a quel momento avrei atteso. Mi sarei umiliata ma in compenso arriverò al mio obbiettivo, me lo sento.

Nei giorni di prigionia affinai il mio piano , poi arrivò tressa. Quindi avevano preso pure lei. Bene.

Semmai l'avessi incontrata nell'Anera sarebbe stata la prima a subire la mia vendetta.

Dopo un giorno dal suo arrivo mi fecero uscire da quel buco nero.

Preparatevi.

TRESSA POV

Rimasi in quella cella tre giorni e tre notti con lo stomaco che implorava pietà e la testa che mi girava.

Al quarto giorno una guardia mi prese di forza sussurrando

-quello che hai passato fino ad ora è nulla. Benvenuta all'inferno. -

Poi svenni. 

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