Ero un turbine di emozioni che non riuscivo a descrivere, sensazioni e pensieri che non riuscivo a catalogare, e domande a cui non riuscivo a rispondere.
A essere sincera non sapevo cosa fare, cosa pensare.
Appena entrata in casa, mi recai in camera mia senza dire niente. Non volevo rischiare di svegliare mia madre che probabilmente sonnecchiava sul divano sul quale si era seduta per 'guardare un bel film' che si è rivelato noioso.
E in più, non avevo voglia di parlare con lei.
Mi avrebbe sicuramente chiesto com'era con quel ragazzo. E io non avrei saputo rispondere.
Sai, l'ho baciato subito, in un momento in cui non sapevo cosa stessi facendo, solo perchè mi sentivo che era la cosa giusta.
Non era decisamente quello che avrei detto. Mi avrebbe chiesto di presentarglielo. E io cosa avrei risposto?
Sbuffai e mi buttai sul letto con ancora quei vestiti addosso.
Era tutto così complicato.
Perché mi sono innamorata di un calciatore?
In quel momento, prima di addormentarmi, pensai a mio padre, a cosa avrebbe fatto in una situazione simile.
Mi vennero in mente le sue parole quando, a nove anni, gli avevo chiesto perchè andava a donare il sangue.
"Perchè è una buona azione, una cosa giusta."
"Come fai a sapere se è giusta?" gli domandai a quel punto, e ricordo ancora la sua risposta vaga che ora però comprendo appieno.
"Lo sa tu e solo tu se una cosa che fai è giusta. Te lo senti dentro. È soggettivo. Per te una cosa è sbagliata e per un altro è giusta, o viceversa. Ma sappi che per essere giusta devi ignorare le parole altrui e fidarti solo del tuo cuore. Se per te una cosa è giusta, lo è indipendentemente da ciò che credono gli altri."
Mi sdraiai supina, fissando il soffitto spoglio che mi impediva di vedere le stelle nel cielo e, tra loro, scorgere mio padre.
Ma senza aver davanti un cielo notturno, lo vidi, nella mia testa, anche se sembrava reale. Mi sorrideva e sembrava parlarmi, ma io non capivo.
"Non so cosa fare, papà. Non so mai cosa fare. Voglio essere felice con lui. Ma non posso."
Non mi serviva dire il nome, papà lo sapeva benissimo con chi mi vedevo, da là sopra lui vedeva tutto.
"Credo sia giusta la mia voglia di essere felice con lui. E anche lui è felice con me. Non voglio ferirlo."
La figura immaginaria di mio padre continuò a sorridere.
"La felicità non è giusta o sbagliata. - disse una voce dentro la mia testa. La sua voce. Mi stava parlando - È felicità e basta, e come tale va coltivata. Sii felice tu e lascia perdere che sia giusto o sbagliato. Sappi solo che, se ti rende felice, è quello giusto."
Sorrisi con le lacrime agli occhi.
"Grazie papà."Faticando in maniera immane era arrivato il weekend.
Quel giorno sarei dovuta andare al Training Center con mio fratello per uscire allo scoperto.
Non mi sentivo pronta, ma dovevo adeguarmi.
Per tutta settimana mia madre non ha fatto altro che cercare di carpire informazioni sul mio appuntamento con il ragazzo, ma puntualmente io continuavo a sviare l'argomento.
Nel frattempo si avvicinava il Natale e io non sapevo cosa regalare a mio fratello. E a Rodrigo.
Scacciai il pensiero scuotendo il capo.
Tanto mancano ancora nove giorni, mi dissi.
Prima di pranzo ero sdraiata sul letto per cercare di studiare storia, senza ottenere risultati.
Non riuscivo a concentrarmi.
Proprio allora mia madre entrò in camera mia con la scusa di dover pulire i vetri della finestra e chiuse la porta dietro di sè.
Sapevo benissimo che i vetri erano la minore delle sue preoccupazioni.
Infatti si fermò davanti a me con le mani sui fianchi.
"Allora? Avrai intenzione di dirmi com'è andata con Niccolò?"
Tra i vari pensieri, mi ero pure dimenticata di aver affibbiato a Rodrigo un nome falso come copertura.
"Mamma, non è semplice, ok? Niente è semplice, in questo periodo." sbottai.
"Che vuoi dire?"
"Ho troppi pensieri per la testa che mi offuscano il giudizio, non riesco a stare concentrata nemmeno per studiare. Anche la questione di quello con cui sono uscita lunedì è complicata. Lui non si chiama Niccolò." spiegai sbuffando.
Lei continuò a fissarmi.
"Lui non si chiama... Ma che cosa ci può essere di complicato che non puoi dirmi? Lo sai che io mi faccio le paranoie se tu non mi dici niente, vero?"
Annuii. Lei sospirò.
"È un drogato?" domandò.
Io la guardai perplessa.
"Cos-"
"O esci di casa per fumare?" ritentò.
"Mamma, che cosa...?"
"Magari hai paura a dirmelo perchè è una ragazza?"
"Posso parl-"
"Oppure hai fatto qualcosa di cui ti sei pentita e sei in dolce attesa?"
Io continuai a fissarla.
"No! Certo che no! Niente di tutto questo! È una cosa più... semplice di queste cose."
"Sai che sono molto apprensiva. Non voglio che tu faccia cose di cui puoi pentirti, ok? Voglio solo che tu... sia felice della vita che ti stai costruendo. Non dobbiamo avere segreti. Se tu mi dici le cose come stanno, io posso valutare se è una cosa pericolosa per te oppure no. Lo sai benissimo che voglio solo aiutarti."
Io la guardai e chiusi il libro di storia.
"Se la mettiamo così, allora la mia preoccupazione è una stupidaggine. O comunque, lo sembra. Ma preparati che, conoscendoti, quando te lo dirò non sarai dello stesso umore di ora." le dissi.
"Be', cosa ci può essere di peggio di quello che ho pensato io?"
"Non è peggio. - ribattei - Ma per te... per te è una cosa falsa. Ti conosco."
"Spara." borbottò.
E poi, in un momento di totale tensione, sputai il rospo.
"Mi vedo con un giocatore di calcio."Riconosco che il capitolo non è dei migliori, ma volevo inserire un bel discorsetto madre-figlia (che fino ad ora sono stati sporadici) per ricordare ai lettori che la nostra protagonista non ha solo un fratello ma anche una madre 🙃
Votate lo stesso, fate i buoni 😂💕
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𝐆𝐔𝐄𝐑𝐑𝐈𝐄𝐑𝐎 || Rodrigo Bentancur
FanficChe cosa può accadere quando la vita fragile e senza speranze di una ragazza si intreccia con quella tanto famosa e ricca di soddisfazioni di un calciatore? Giulia non avrebbe mai saputo rispondere a questa domanda, ma ora crede di saperlo bene. "Od...