Tutti trattennero il respiro, me compreso. Santi dei, non riuscivo a credere alle mie orecchie. Adrian avrebbe potuto diventare padre... e invece...
-Ma come... quando... -balbettò Cecily.
-Beh, tu sai come nascono i bambini, no? -fece Adrian asciugandosi gli occhi. -È stato la notte prima di andare da Orfeo, in hotel.
-Quando ci siamo visti al bar? -chiese James e Adrian annuì.
-Quando Allison lo ha scoperto era felicissima. -continuò a raccontare con un sorriso. -Ha deciso di tenerlo. Diceva che forse avrebbe avuto una caratteristica che le avrebbe ricordato me.
-Per l'Angelo... -mormorò Cecily. James le mise una mano sulla spalla.
-E poi cos'è successo? Perché l'ha perso? -chiese Isabelle. Adrian scosse la testa: -Adam disse che Allison è giovane ed è raro che succeda sotto i trent'anni, ma non ho capito per quale motivo lo abbia perso. -disse.
-Cioè. Tu ed Allison avete fatto... -esclamò James, che era riuscito a riprendersi dalla sorpresa. -Ma...
-So che secondo Audrey "dormire" con me era sbagliato. Allison me lo disse. -sbottò Adrian. -Ma lei ha fatto la sua scelta. Io non l'ho assolutamente costretta a fare quello che abbiamo fatto.
Rimanemmo tutti in silenzio, sbigottiti. Adrian non era certo il tipo che si rivolgeva in quel modo a qualcuno.
Mio cugino sospirò: -Voglio solo tornare in quel palazzo e portarla via da lì.
Isabelle gli strinse il braccio: -E lo faremo, ma quando sarai in forze.
-No. -disse Adrian alzandosi in piedi. -Io... voglio andare ora.
Sarebbe caduto a terra se io e James non l'avessimo sorretto.
-Meglio se ti portiamo in infermeria. -disse James.Quando andai da Adrian dopo pranzo, mio cugino era seduto a letto e guardava il ciondolo della collana che aveva imprigionato la sua anima per mesi. Chissà cosa stava provando in quel momento...
-Ehi, come stai? -gli chiesi quando lo raggiunsi.
-Meglio. Ho mangiato un po' di ambrosia. -rispose sorridendo. Era da quando si era risvegliato che non sorrideva.
Si spostò sul bordo del letto, facendomi segno di sedermi con lui.
-Non te l'ho ancora detto, perciò... bentornato, cugino. -dissi dandogli una pacca sulla spalla.
-Grazie. -fece lui, poi abbassò lo sguardo sulle sue mani e sulla collana.
-Adrian, ascolta. -iniziai guardando il ciondolo a mia volta. -Se te la senti, domani posso accompagnarti al palazzo di Orfeo.
Il viso di mio cugino si illuminò e mi guardò.
-Ma devi promettermi che mi permetterai di accompagnarti almeno fin là. Ok? Non provare a scappare durante la notte per andarci da solo. -aggiunsi. -Perché so che tu ne saresti capace.
-Te lo prometto. -disse ridendo.
Gli sorrisi: -Cosa dirai ad Allison?
Quella domanda sembrò coglierlo alla sprovvista: -Io... ehm... non lo so. A dire la verità non ci ho neppure pensato. Credevo che sarei rimasto nella collana per l'eternità, perciò...
-Per l'eternità? Esagerato! -esclamai. Adrian arrossì, imbarazzato: -Hai un sacco di tempo per pensare quando sei intrappolato in una collana lo sai? Ecco perché non mi sono posto il problema!
Scoppiai a ridere.
-Non c'è nulla da ridere! -mi rimproverò lui, anche se si stava sforzando di rimanere serio. -Dopo appena sei mesi lì dentro mi sono ritrovato il collo bloccato!
Mi ci volle qualche minuto, ma smisi di ridere, poi rimanemmo in silenzio per un po'.
-Spero che stia bene. Allison intendo. -disse Adrian rigirando la collana fra le mani.
-I gemelli la proteggeranno. -lo rassicurai.
Il figlio di Zeus annuì: -Chissà se ha scoperto che sono qui. Sarà distrutta quando lo saprà.
Gli misi una mano sulla spalla: -Ma domani la rivedrai, no? Se va tutto bene a quest'ora starete... come dire...
-Senti senti... da quando sei così pervertito, cuginetto? -fece lui interrompendomi.
-Oh beh... Ho imparato dal maestro. -dissi con fare altezzoso. Lo guardai con la coda dell'occhio per vedere come avrebbe reagito.
-Da Isabelle? Wow, non mi aspettavo che fosse così.
-Non fare il finto tonto, Saettaman.
A quel punto ridemmo entrambi.
-Adrian, so che per te non è facile e lo capisco. -dissi. -Ma dimmi una cosa: tu saresti stato pronto a crescere un bambino insieme ad Allison?
Mio cugino mi guardò: -Io credo di sì. Mi sarebbe piaciuto tanto.
-Come pensi che lo avreste chiamato? -domandai. Avevo notato come Adrian sembrava stare meglio quando parlava di Allison. Era come se parlare delle sue preoccupazioni gli migliorasse la giornata.
-Ah beh... non lo so. -fece lui timidamente. Sembrò ricordarsi di qualcosa: -Sai, due anni fa ho fatto un sogno in cui io e Allison avevamo una bambina. Si chiamava Abigayle.
-E com'era?
-Beh, aveva i miei occhi, ma per il resto era identica ad Allison. -disse sorridendo dolcemente. Probabilmente stava ricordando quello che aveva sognato quella notte di due anni fa.
-Doveva essere bellissima. -commentai.
-Sì, lo era... -poi sospirò e si alzò in piedi. -D'accordo. Meglio se vado a farmi una doccia. Voglio togliermi di dosso questo odore di morto.
-Vengo a farti compagnia. Reyna vuole che faccia gli allenamenti insieme a tutti i semidei. E oggi non ho voglia. -mi alzai dal letto, mentre Adrian prendeva il cambio.
-Allora possiamo fare un salto alle terme, ti va? -propose.
-E me lo chiedi? -risposi. -Lo diciamo anche a Izzy, come ai vecchi tempi?Poco dopo eravamo tutti e tre in una vasca termale. Eravamo gli unici lì, dato che i semidei erano tutti ad allenarsi.
Mentre Isabelle e Adrian chiacchieravano, io mi immersi in acqua. Respiravo perfettamente sott'acqua grazie al fatto di essere figlio di Poseidone e mi divertivo a immergermi e a trasformarmi in creature marine sempre più strane.
Dopo aver riacquistato le mie sembianze per l'ennesima volta (mi ero trasformato in un delfino e mi diverto un sacco a trasformarmi in delfino), riemersi in superficie.
-Hai gli occhi verdi. -commentò Isabelle. Lei adorava quando succedeva.
Le sorrisi, poi decidemmo di cambiare vasca. Era dicembre, perciò un bel bagno nell'acqua calda era quello che ci voleva.
Lì, ci mettemmo a sfidarci come nostro solito: chi era più veloce a fare cinque vasche a stile libero, chi faceva il tuffo più bello... cose in cui ero un campione, essendo cresciuto a contatto con l'acqua.
Dopo mezz'ora facemmo una pausa: uscimmo dalla vasca e, avvolti negli asciugamani, ci sedemmo sulle poltrone che si trovavano accanto alla vasca.
Pensavo di aver distratto Adrian dal pensiero di Allison per un po', invece quando ci sistemammo aveva ancora un'espressione pensierosa. La stessa che gli avevo visto poco prima in infermeria.
Guardai Isabelle, sicuro che anche lei avesse capito che cosa stesse passando nella mente di nostro cugino.
-Ti manca, vero? -gli chiese Isabelle dolcemente.
-Ogni minuto che passa. -rispose Adrian con un sospiro. -Sempre di più.
Gli misi la mano sulla spalla: -Credi di riuscire a resistere fino a domani?
Mio cugino annuì.
-Beh, pensa a questo. -disse Isabelle. -Domani potrai finalmente rivederla.
-E se non mi vuole? Se non mi crede? -Adrian si alzò in piedi. -Lei non sa che io sono quello vero. Crede che io sia morto sul serio e che nessuno mi possa riportare in vita. Non crederà mai a ciò che le dirò.
-E invece sì. Devi solo trovare il modo giusto per dirle tutto. -dissi. -Allison vorrà delle prove, com'è giusto che sia. Tu dovrai solo trovarle.
-Se lei ti ama, sarà disposta ad ascoltarti. -aggiunse Isabelle. -Vorrà capire se è uno scherzo o no.
Adrian rimase in silenzio e dopo un po' annuì: -Avete ragione.
-Non sarebbe la prima volta. -commentai, altezzoso.
-Ora non esagerare, Gufo di Mare! -esclamò Isabelle.
-Mhh... devo ammettere che mi mancava questo soprannome. -dissi con fare pensieroso.
Fui felice di vedere Adrian ridere con noi.
-Ecco qui il morto vivente. -disse una voce maschile dietro Adrian. Guardammo tutti verso la porta della sala e vedemmo due figure avvicinarsi: erano Apollo e Artemide.
-Bentornato fratellino. -fece Apollo dando una pacca sulla spalla ad Adrian, che ringraziò.
-Che cosa ci fate qui? -chiesi.
-Devo parlare con Adrian. -rispose Artemide.
-Con me? -ripeté il diretto interessato con una certa sorpresa. -Perché?
Artemide guardò Apollo, che disse: -Riguarda Allison.
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Don't Forget Me
Fanfiction|| DAUGHTER OF THE SUN: LIBRO III || "[...] -Se dovesse succedere mi prometti una cosa? -le chiesi. -Cosa? Mi sistemai in modo di guardarla in viso: -Non dimenticarti di tutto questo, della nostra piccola impresa, di noi due. Di quello che stiamo c...