Dive

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Settembre arrivò in un batter d'occhio, Levi aveva rispettato la sua richiesta, lasciandolo in pace ed evitandolo il più accuratamente possibile, fin quando non arrivò il giorno della sua partenza. Non si salutarono, Eren evitò di uscire proprio perché troppo intimorito d'imbattersi nei suoi occhi. Mikasa e i suoi genitori lo accompagnarono in Inghilterra per aiutarlo con il trasloco, a detta della sua amica era andato a vivere nel dormitorio del college, condividendo la stanza con un'altra matricola: un ragazzo di nome Farlan. Finse un sorriso quando la corvina disse a lui e a Jean quanto quel tipo fosse carismatico, intelligente e bello, riuscendo a far impazzire di gelosia il suo ragazzo. Avrebbe voluto mettersi ad urlare che non gli importava assolutamente niente della nuova vita di Levi, né di quanto fossero sexy e geniali quelli che sarebbero stati i suoi nuovi amici, ma ovviamente ingoiò la rabbia e si astenne dal fare commenti poco piacevoli.

Divenne piuttosto bravo a celare quel malcontento che gli levava il respiro e lo costringeva a passare notti insonni, talmente tanto da riuscire a convincere finanche Jean del fatto che l'avesse superata.

Quell'anno, l'ultimo del liceo, proseguì e, benché monotono e piatto, scorse via piuttosto velocemente. Non aveva avuto nemmeno una relazione che superasse la semplice avventura di una notte, nessuno era abbastanza per colmare il vuoto nel petto, nessuno per cui valesse la pena provarci, perché nessuno era Levi.

Proprio come aveva detto a Pieck la sera della sua vittoria, smise di partecipare ai concorsi o a gare di qualsiasi genere. La sua insegnante non era stata d'accordo, aveva tentato di persuaderlo con ogni mezzo, addirittura implorando Carla di far ragionare il figlio. Per fortuna sua madre decise di non interferire, permettendo ad Eren di prendere da solo le sue decisioni. Abbandonare il palcoscenico non implicò lo smettere di suonare. Non avrebbe mai potuto tradire in quel modo lo strumento che lo aveva accompagnato fin da bambino, che era diventato la miglior spalla su cui piangere, il miglior confidente al quale raccontare le sue pene.

Dunque continuò ad esercitarsi e a studiare, passando ore ed ore sugli spartiti, dedicandosi con tutto se stesso alla musica ed occupando con essa gran parte delle giornate.

Riuscì ad accedere al conservatorio subito dopo il diploma, lo stesso in cui aveva studiato sua madre, eccellendo con sommo stupore di tutti i suoi cari in ogni singola materia e arrivando a vincere una borsa di studio ogni anno. Scoprì nello studio una valvola di sfogo, il perfetto escamotage per evitare di pensare a qualsiasi cosa, rinchiuso nella perfetta bolla di sapone che lo estraniava da qualsivoglia tipo di pensiero, negativo o positivo che fosse.

Non aveva fatto chissà quali conoscenze, non era mai stato propenso ad aprirsi con gli estranei, eppure qualcuno, per qualche assurdo motivo, trovò interessante il suo essere così scostante. Isabel, una violoncellista del suo stesso anno, divenne una vera e propria calamita. Aveva iniziato con il girargli intorno tra una lezione e l'altra, apprezzando le sue doti con il sassofono, per poi continuare con il seguirlo a pranzo per raccontargli la propria vita. In un modo o nell'altro divennero amici ed Eren riscoprì nella minuta ragazza dai capelli rossi un'ottima ascoltatrice. Riuscì addirittura a raccontarle di Levi, rendendola la terza persona al mondo a conoscenza di quell'assurda storia che lui considerava come suo primo e unico approccio a quel sentimento tanto deleterio, meglio definito come amore.

Ovviamente Isabel non era d'accordo con lui, fermamente ancorata alla fanciullesca convinzione che, se due persone sono destinate a stare insieme, in un modo o nell'altro riusciranno a ritrovarsi. A differenza di Jean, non aveva avuto remore nell'accusarlo di essersi comportato in modo infantile, dicendogli che, nonostante i sentimenti che professava di provare, aveva avuto la sua buona dose di colpe in quella situazione.

Ed Eren lo sapeva, era perfettamente conscio della codardia che aveva ostentato, della stupidità delle sue azione e delle parole mancate che avevano indotto Levi a credere che il suo interesse si limitasse al sesso senza alcun obbligo. In fin dei conti era stato lui stesso a tessere i fili di quella ragnatela, vittima e carnefice delle sue stesse azioni.

Non era stato trasparente, ma ormai era troppo tardi.

Snow Doesn't Give a Damn [Ereri/Riren]Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora