Chapter three

6 0 0
                                    

Colin

Le matite colorate, i gessi, i pennarelli, la tinta. Ero ossessionato dai libri da colorare, dalla carta pesta, dai cartoncini, dalla colla, dai blocchi di fogli bianchi. Dal momento in cui il mio raziocinio si sviluppò al punto tale da permettermi di raggiungere una superficie piana e di esprimere la mia creatività io non riuscii più a staccarmi da un muro, una lavagna, un foglio o una tela. Il mio tempo lo impiegavo quasi esclusivamente in tutto ciò che potesse far emergere la mia creatività artistica: non mi era mai piaciuto il calcio, il baseball, il basket. Non mi era mai piaciuto lo sport in generale e, inoltre, nascondermi per interi minuti, essere costretto a rimanere immobile perché qualcuno mi ha sfiorato la spalla o saltellare qua e là non significava giocare: per il Colin bambino giocare consisteva nel mettersi a pancia in giù sul letto e – con la lingua fra i denti – disegnare o ricoprire con carta pesta le figure di cui aveva tracciato i contorni un momento prima.
Le istitutrici col tempo divennero sempre più preoccupate: non interagivo, non ero interessato al mondo esterno, sembrava che non sentissi il bisogno di relazionarmi con gli altri. Tuttavia io non ho mai respinto nessun bambino, erano loro che non avevano la pazienza di trascorrere pomeriggi interi con le dita sporche di tempera e poi in un secondo momento aspettare ore, osservando e analizzando come quei colori umidi diventavano sempre più asciutti e ruvidi, e restare affascinati da quel lento e progressivo cambiamento, da quella metamorfosi che, nonostante rendesse gli altri indifferenti, a me rendeva gli occhi lucidi dall'emozione per aver creato una cosa così bella... e a cui volevo bene come se fosse stato un essere vivente.
Ero ritenuto da tutti un bambino strano che stava sempre da solo e che non si era mai sforzato un minimo di adottare le abitudini degli altri per cambiare e per cercare di diventare più aperto. Tuttavia non ero un problematico o un asociale. Mi piacevano le persone, il problema è che io non piacevo a nessuno di loro.

«Quello sarebbe un cane?»

O quasi.

«Sì» sorrisi un giorno sollevando in alto il foglio con entrambe le mani attento a non rovinare lo sfondo lavorato col gesso «Ti piace?» Chiesi voltandomi e vedendo una bambina magrolina e molto alta che si stava stringendo i suoi riccioloni scuri in una coda fatta alla bell'e meglio.
«No» rispose avvicinando il suo sguardo indagatore al foglio e, mettendosi i pugni sui fianchi ossuti, si ritrasse indietro guardandomi dritto negli occhi in un modo talmente serio che ad ora ripensandoci mi scatena una nostalgica risata di divertimento. «Adesso ti faccio vedere io come si fa» affermò decisa sedendosi ad un tavolino su cui vi erano qualche foglio e qualche pennarello mezzo funzionante e mezzo no.

«Ma signorina io voglio restare qui fuori!» urlò Aretha con le lacrime agli occhi sotto un cielo che presagiva in modo chiaro un pomeriggio di pioggia «Sa quanto tempo mi è voluto per convincere Colin a uscire all'aperto? Tantissimo!» allargò le braccia e guardando il primo braccio e poi il secondo: «Tantissimo così!»
«Aretha non ho voglia di discutere!» si passò una mano fra i capelli spettinati tradendo una certa dose di stanchezza unita a un poco livello di sopportazione: «Non lascerò nessuno di voi due qua fuori, se prendete un malanno che succede, eh?» disse in modo autoritario per poi prenderci entrambi per mano, portandoci alla svelta all'interno dell'edificio, mentre qualche lampo si stava facendo spazio nel cielo.
«Lei è cattiva!» urlò a squarciagola divincolandosi dalla stretta al polso, appena arrivati nell'ingresso «Adesso lui come fa? Non è stato abbastanza fuori per capire che può colorare anche all'aria aperta in mezzo si bambini!» sbatté i piedini a terra scoppiando a piangere.
Io, prima che la donna dicesse qualcosa, ho lasciato delicatamente il quaderno mezzo strappato per terra e mi sono catapultato ad abbracciare la mia migliore amica.
«Aretha non fare così» la consolai circondandola con le braccia «Appena farà bel tempo usciremo di nuovo, avevi ragione in fondo: posso disegnare anche fuori, nonostante sia un pochino più scomodo.»
In quel momento avrei voluto accarezzarle i capelli, ma era troppo alta e quindi mi limitai ad accarezzarle la schiena.

Hai finito le parti pubblicate.

⏰ Ultimo aggiornamento: Jun 03, 2020 ⏰

Aggiungi questa storia alla tua Biblioteca per ricevere una notifica quando verrà pubblicata la prossima parte!

The age of anxietyDove le storie prendono vita. Scoprilo ora