Perchè le persone più son sole, meno qualcuno le vuole... Emis Killa - Soli (Assieme)
Capitolo 2 - Un Angelo Al Citofono
E il mio sguardo cadde sui suoi occhi e mi sembrava di cadere nel vuoto. I suoi occhi grigi sembravano aprirsi all'infinito, mentre un rivolo immaginario di bava mi colava dalla bocca. Non ero solita a guardare con interesse i ragazzi, ma lui mi aveva attirato in un modo particolare. Forse per il fatto che era totalmente diverso da tutti, sembrava vivesse in un mondo tutto suo. Quando anche lui sollevò lo sguardo su di me, i suoi occhi si posarono sul mio corpo. Indugiarono sul seno, e mi venne l'istinto di chiudere le braccia al petto per proteggermi dal suo sguardo. Fece una faccia schifata, come se non gli andasse come ero fatta. Era troppo, così risposi al suo sguardo acido. Feci scorrere il mio su tutto il suo corpo soffermandomi sui suoi gioielli di famiglia e facendo uno sguardo schifato di risposta. In realtà, oh ma che importa. Aveva un corpo da urlo e mi era costata molta fatica fare una faccia schifata. Lui sollevò le sopracciglia e la campanella di inizio delle lezioni suonò. Con il quaderno stretto al petto, sfrecciai in classe per evitare un'altra ramanzina dal prof. Entrata in classe subito prima del prof il mio sguardo si paralizzò su un particolare piuttosto vomitevole. Michael stava baciando una ragazza della mia classe. Piuttosto bruttina se devo essere sincera. E mi lanciò uno sguardo soddisfatto, come se fosse felice di quello che aveva fatto quella sera. Non se n'era pentito, anzi, stava andando a cercare un'altra ragazza da rovinare. Quando ho detto che non volevo avere un ragazzo, intendevo che non ne volevo più. La razza maschile poteva andarsene pure a fanculo. Mentre il prof si accorgeva di Michael e della sua ragazza di turno una risata mi partì dal cuore e si dilatò in tutte le vene. Ero fatta così, ridevo per non piangere. Mi sedetti al posto piuttosto allegra, ma era un'allegria falsa.
Le 3 ore di lezione, di latino precisamente, erano strazianti. Il professore tentava anche di farci piacere il latino, ma era come parlare a una massa informe di gelatina. La campanella suonò e la solita confusione mandò in panico, come al solito, il prof. "State calmi." tentava di dire sopra la confusione. Chi si dirigeva verso l'armadietto, chi parlava e la coppietta felice che stava dimostrando il suo amore davanti a tutta la classe. Li superai lanciando a Michael uno sguardo incazzato, non lo reputavo così stronzo da fare tutto ciò, ma evidentemente mi sbagliavo.
All'uscita della scuola c'erano dei ragazzi che distribuivano dei volantini di una festa alla sera stessa. "Uno sballo." recitava. Che squallore. Ma quella sera non avevo niente da fare così decisi di andarci, tanto per fare qualcosa. Mi misi le cuffiette sulle orecchie, ma erano rovinate, così lasciai perdere. L'autobus era molto più affollato del solito, così non riuscii a trovare un posto a sedere e mi schiacciai in un angolo. Chi parlava della festa della sera, dicendo che sarebbe stato uno schifo totale, chi invece sosteneva che nel locale suonavano bella musica, ma a me interessava andarci solamente per non starmene in casa a tradurre testi in latino. Casa mia era sempre come la ricordavo: il giardino rigoglioso nonstante fosse quasi inverno, gli gnometti che sembravano seguire ogni mio passo e quella maledetta altalena che mi ricordava troppo Michael.
La casa era vuota e mia madre era probabilmente a fare la spesa o cose del genere. Avevo un bel po' di tempo prima della festa, che inziava alle 9.30 circa. Presi dal cassetto delle nuove cuffiette e le attaccai al telefono. Presi un foglio e una penna e accesi la musica. Le parole scorrevano veloci e l'inchiostro si consumava in fretta. I versi mi uscivano naturali, ecco perchè avevo scelto di fare il classico. "L'amore vola, e si posa sulle anime. Loro possono accettare e condividere oppure possono interrompere quella leggera brezza che fa innamorare." . Ma che cosa avevo scritto? L'amore non è un venticello, sarebbe più paragonabile ad una tempesta, che ti colpisce e che ti trascina via. E poi non puoi decidere se vuoi essere amato oppure no. La musica si interruppe bruscamente. Non avevo ancora imparato che la batteria dell'Iphone durava più o meno come 20 minuti di musica ininterrotta. Gettai il telefono e il foglio pieno di scritte sul letto e guardai l'orario sull'orologio della camera. Mancavano circa2 orette abbondanti, così cominciai a prepararmi.
Il mio armadio era un disastro. Vestiti erano praticamente ovunque così presi a caso un paio di leggings di pizzo e una canottiera bianca con una scritta che non avevo voglia di leggere. Pensai per un attimo che avrei potuto avere freddo, così tirai fuori da sotto un cumulo di vestiti una giacca di pelle che non avrebbe fatto molta differenza. Le mie fedeli Dr. Martens erano sopra ad un paio di jeans che ormai non usavo più. Merda, i calzini. Dentro al cassetto del comodino ne trovai un paio appena stirati e li me li misi. Le Dr.Martens e il loro sbattere leggero quando camminavo mi incutevano tranquillità. Il mio beautycase, al contrario dell'armadio era praticamente vuoto. Odiavo truccarmi così bastò una leggera passata di mascara sui miei occhi verdi. Pensai un attimo a dove si trovasse il locale e mi accorsi che era più vicino di quanto pensassi, così rallegrata dal fatto che potessi andare a piedi, scesi le scale sbattendo i piedi. Lasciai un post-it con scritto che sarei uscita e che avevo preso le chiavi e chiusi la porta sbattendo.
I miei passi riecheggiavano sul marciapiede bagnato dalla pioggia della mattina e miei capelli sventolavano dietro di me come una bandiera. L'ingesso del locale era pieno, così mi misi in coda per entrare. Dopo circa 20 minuti entrai e da subito mi colpì la musica dubstep che rimbombava nelle pareti dell'enorme sala. Mi diressi subito al banco, ma non volevo ubriacarmi, almeno non quella sera. Volevo solo ballare fino allo sfinimento, tornare a casa e crollare su letto. Ordinai una Coca-Cola, ma il barista mi disse che avevano solo alcolici. Sbuffando, mi sedei su una sedia scassata e già volevo andarmene, ma poi lo vidi. Gli stessi occhi grigi che avevo incrociato la mattina a scuola mi stavano fissando e il mio cuore si mise a battere allo stesso ritmo della musica che si stava facendo sempre più incessante e potente. Era circondato da amici, anche loro carini, ma lui era perfetto con quei suo capelli biondo-marroni ricci. Distolsi subito lo sguardo per paura che mi potesse notare, ma fu una delle cazzate più grosse della serata. Sussurrando qualcosa all'orecchio dell'amico più vicino, cominciò a muoversi verso il mio tavolo.

STAI LEGGENDO
Fly With Me
Romansa"Respirai il suo profumo dolcissimo e seppellii il mio viso sulla sua felpa morbidissima. Lui cominciò ad accarezzarmi leggermente la schiena e sentii le lacrime scendere senza sapere il perchè. Quando trovai la forza di sollevare il viso dalla sua...