Capitolo 6

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Mi risveglio cercando aria disperatamente, provo dolore dappertutto e non riesco a fermare il tremore nel mio corpo.

Sono ancora nella gabbia all'interno del laboratorio e il mio viso è a contatto con l'acciaio gelido.
Sento dei passi che si avvicinano: "Allora Makhaira, hai ancora voglia di ridere?"

Cerco di sollevarmi per sedermi e dopo qualche tentativo fallito, alla fine ce la faccio. Lo guardo dritto negli occhi con profondo odio, ma non dico una parola anche perché non sono sicura di riuscire a proferire verbo in queste condizioni.

Lui inizia a camminare avanti e indietro con le mani dietro la schiena, poi con tono canzonatorio mi dice: "Ah Makhaira... Makhaira, quando capirai che devi collaborare con me o per te finirà molto male?"

Io lo osservo, ma non dico niente. Non ho mai parlato da quando mi hanno catturato. Sul volto mi compare la solita espressione impudente e sarcastica con un semi sorriso che mi solleva solo un angolo della bocca.

Lui a quel punto si blocca di colpo e urlando dice: "Cosa cazzo ti ridi eh? Me lo vuoi dire?! L'hai capito che nessuno ti ritroverà mai? Sarai mia prigioniera per sempre finché non deciderò di porre fine alle tue sofferenze. Anzi, sarai tu stessa a pregarmi di ucciderti. Nessuno sa dove sei e ci siamo assicurati del fatto che non ti possano rintracciare, nemmeno il tuo disperato animaletto Simon, nonostante i suoi sforzi! Le mie risorse e mezzi sono infinite, è come se tu fossi caduta in un buco nero. Faresti meglio a considerarti morta, tanto ben presto anche il mondo esterno ti dichiarerà  deceduta..."

Continuo a guardarlo e rifletto sulle informazioni che volente o nolente mi ha appena dato. Forse devo cambiare tattica e cercare di farlo parlare, devo capire dove sono e provare a scappare. Soprattutto se sono in un "altrove" non rintracciabile. In un posto che Simon non può trovare. Sarà vero? Dove diavolo mi hanno portato? E se fossi... no, come avrebbero potuto farlo, è assurdo, devo indagare e farlo parlare. Non ho altra scelta.

Dopo giorni di silenzio ritrovo quindi la parola: "Io... io n... non ti... ti dir... dirò n... niente". Balbetto per il tremore e la mia voce è talmente roca e flebile che io stessa ho fatto fatica a sentirmi.

Lui sorride compiaciuto: "Ah, finalmente ti sei decisa a parlare. Capirai presto che io sono l'unica persona che starà con te per molto, molto tempo. L'uomo è un'animale sociale e non può fare a meno di interagire con il prossimo. Anche se sei testarda, dovrai fare i conti con questa tua nuova realtà, cioè me. Diventerò tutto il tuo mondo."

Mi metto seduta più comoda e istintivamente provo a coprirmi. Mi sento vulnerabile così nuda ed esposta ma capisco che è assurdo perché mi avrà già vista più di una volta ormai. Nel Limbo infatti non indossavo nulla.

"Devi..." sto recuperando almeno un po' di volume, ma il tremore mi fa ancora battere i denti e tenere il ritmo non è facile: "Devi... cap... capire che... che da me non sap... saprai nulla. Alla fine m... mi ucciderai e anche tu v... verrai ucciso dalla Triade perché non hai recuperato le informazioni che cerca."

Lui scatta in avanti come un cobra che vuole colpire ed afferra le sbarre della gabbia, che per sua fortuna ha disattivato, e urlando come un pazzo dice: "Cosa diavolo dici! Come fai a saperlo?"

Scoppio di nuovo a ridere: "Beh, non ne ero sicura al cento per cento, ma ora me l'hai appena confermato. Era solo un sospetto. Per questo ridevo anche prima. Stai solo perdendo tempo e soprattutto, alla fine di questo tunnel, i nostri destini saranno identici: moriremo entrambi, io per mano tua e tu per mano della Triade!"

Continua a stringere le sbarre, che sono felice che ci siano, perché altrimenti a quest'ora mi sarebbe già saltato alla gola.

Provo a pungolarlo ancora per innescare altre reazioni: "Sei sicuro che valga la pena rischiare la tua vita per questo? Sai benissimo che alla fine ti uccideranno comunque perché non possono permettersi di avere in giro gente che conosce i loro piani e i loro sporchi segreti. Fossi in te ragionerei meglio sulla questione e sulla situazione in cui ti sei cacciato."

"Stai zitta! Stai zitta! Non sai nulla, non capisci niente."

Mi avvicino un po' alle sbarre quasi gattonando per evitare di cadere: "Ma come? Prima volevi che parlassi ed ora mi dici di tacere? Non è che sei tu ad essere impazzito in queste due settimane di reciproca compagnia?!" Poi stringo i denti perché so cosa sta per arrivare.

"Maledetta puttana!!"

E a quel punto un'altra scarica mi sconquassa il corpo, un urlo roco esce dalla mia bocca secca.

Poi di nuovo il buio.

The Bounty Hunter - Hunted (Vol. 4)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora