Capitolo 2: Primo giorno

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Passano un paio di ore, appena noto che si sono fatte ormai le sette del mattino mi alzo e vado a farmi una doccia calda, appena ho finito mi guardo allo specchio, avevo un corpo esile, capelli e occhi di un colore anonimo, la pelle estremamente pallida e due enormi occhiaie nere attorno agli occhi, insomma un aspetto completamente normale cosa assolutamente ingiusta visto che entrambi i miei genitori erano famosi, bellissimi e sempre in viaggio dimenticandosi di avere un figlio inutile come me.

In pochi minuti finisco di prepararmi e prendo due biscotti dalla credenza, li mangio mentre finisco di preparare lo zaino in cui aggiungo, oltre al materiale scolastico, anche il mio album degli schizzi e i miei colori.

Metto lo zaino in spalla e le cuffiette poi esco dalla porta dell'enorme villa e mi siedo alla fermata aspettando il bus delle 7:40 che mi avrebbe fatto arrivare a scuola con 10 minuti di anticipo, dieci minuti in cui mi sarei dovuto nascondere facendo estremamente attenzione a non essere trovato.

Ero sopravvissuto a quei dieci minuti infernali e ora ero seduto nel mio banco nell'ultima fila con la testa chinata cercando di non pensare a niente, ignorando quel mammut della professoressa Taylor e cercando di pensare a come sarei sopravvissuto durante la pausa, non riuscivo a pensare a nessun nascondiglio sicuro nel piano in cui eravamo, magari sarei riuscito a correre sul tetto o nello sgabuzzino dei bidelli.

Appena suona la campanella che da inizio alla pausa scatto in piedi e cammino veloce verso il tetto cercando di non essere notato, ma proprio quando inizio a rilassarmi intravedendo le scale che portano al piano superiore una mano sbatte contro agli armadietti bloccandomi il passaggio;

La speranza di uscire dal primo giorno illeso svanisce del tutto.

L'ombra che ci unisceDove le storie prendono vita. Scoprilo ora