2. Rose

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«Muori!» La voce di Evan risuonò dal salotto appena gettai le chiavi della moto nel piccolo vaso di ceramica posto sul mobile accanto la porta d'ingresso. Quando superai l'atrio ed il corridoio, lo trovai esattamente come lo avevo lasciato prima di uscire: accasciato sul divano a giocare a qualche videogioco di ruolo. Andai in cucina per prendere dell'acqua e, quando tornai nel salone, Evan aspettò che posassi il bicchiere sul tavolino per passarmi un joystick ed attivare il comando per un nuovo giocatore.

«Dov'è Asterix?» Chiesi non vedendo il cagnolino scodinzolare in giro per casa.

«Con Soph. Tra un po' torna, io invece devo andare a lavoro.» Annuii distrattamente.

«Io vado in biblioteca alle tre, è il mio turno.» Gli feci sapere.

«Continuerai a lavare lì nel caso ti accettassero all'azienda?» Il gioco era in fase di caricamento ed ero già annoiato.

«Non credo. Da quanto ne so, potrebbero chiamarmi nel cuore della notte per revisionare un videogioco, non avrò così tanto tempo a disposizione.»

«Alla signora Valeny dispiacerà che tu vada via, ma credo che sarà contenta di vederti fare qualcosa che ti rende felice.» Tutto ciò che volevo fare era finire gli studi ed iniziare a lavorare il più presto possibile.

La signora Valeny aveva all'incirca settant'anni, ma era abbastanza arzilla da mandare avanti un'enorme biblioteca da sola.

Apparteneva ai suoi genitori e non le andava di darla in gestione ad altri, ma lei non poteva occuparsi di tutto. Lavoravo lì da due anni ormai, insieme ad altri due ragazzi, Maddy e Jamie.

Anche Maddy era una studentessa del MDC e frequentava il secondo anno, mentre Jamie aveva ventiquattro anni, ed era il nipote della signora Valeny, zia di sua madre. Era con lui che avevo fatto il mio primo tatuaggio. Entrambi avevamo il corpo macchiato da più di un semplice disegno.

«Bhe, non mi dici niente? Com'è andata?» Mi chiese il mio coinquilino richiamandomi dai miei pensieri.

«Penso sia andata bene.»

«Lo pensi o ne sei realmente sicuro?» Evan mi rivolse un'occhiata.

«Non voglio illudermi ma credo di averla convinta» Osservai il mio avatar sparare a degli zombie usciti da un cassonetto.

«Averla? Il signor Hearst ha cambiato sesso?»

«Magari! Ho subito venticinque minuti di interminabile disprezzo da parte di sua figlia.» Evan fermò immediatamente il gioco.

«Ma cosa fai? Stavo per vincere!»

«Sei stato con Kylie Hearst nella stessa stanza per ben vinticinque minuti e me lo dici così?» Quindi si chiama Kylie.

Alzai le spalle.

«Prima di oggi non avevo idea della sua esistenza»

«Scherzi? Anche lei è alunna del MDC» Ecco il perché della sua espressione sorpresa. «Cazzo, Zayn! A scuola è come una leggenda, tutti sanno chi è e di chi è figlia, per questo non si fa vedere spesso. Frequenta poche lezioni, penso che segua altri studi da privatista oltre quelli del college. Come biasimarla, con tutti i soldi che possiede suo padre, è ovvio che può permettersi una doppia vita.»

«Non può dare direttamente gli esami?»

«Dicono che adori le lezioni del Professor Johnson e che le servano punti bonus, o qualcosa di simile. Anche tu frequenti quelle lezioni, dovresti saperlo, strano che non l'abbia mai vista.»

«C'è sempre una marea di alunni in quell'aula, non mi sono mai soffermato a vederli tutti in volto.» Avevo riconosciuto in lei una certa familiarità, ma credevo di averla vista su qualche rivista con suo padre.

Evan continuava a guardarmi sorpreso.

«Kylie Hearst non è una che passa inosservata» Non lo dubito.

***

Il sole tramontava dietro le schegge di mare che rumorose si innalzavano come se stessero per inghiottire quell'enorme palla di fuoco. Un piccolo fascio arancione di luce si proiettava sullo schermo del mio computer, feci segno a Soph, la sorella di Evan, di oscurare l'unica finestra presente nel bar. Calò una lunga tenda e nascose la finestra dietro al bancone, poi ritornò a sottolineare su un libro di storia con un evidenziatore dello stesso colore delle ciocche fucsia dei suoi capelli.

«Cosa guardi?» Mi chiese dopo aver fatto il giro del bancone per raggiungermi.

«La mia posta»

«Ancora nessuna e-mail?» Feci di no con la testa mentre aggiornavo, probabilmente per l'ottava volta, la pagina.

«Non rassegnarti, magari ti arriva quando meno te lo aspetti»

«Sono passate più di due settimane, mia cara ingenua Mains, Settembre sta per finire..» Le feci notare.

«Pensa positivo, Zay» . Mi piaceva l'energia positiva che Soph era capace di trasmettere. Era più piccola di due anni, ci conoscevamo praticamente da sempre ed era come una sorellina per me. Non che io scarseggi in fatto di sorelle.

In Inghilterra ci sono ben tre fanciulle con cui condivido i genitori.

La madre ed il padre di Evan e Sophie avevano divorziato quando lui aveva sei e lei quattro anni. Il signor Mains aveva deciso di ritornare a Miami, sua terra d'origine, mentre i piccoli erano rimasti in Inghilterra con la loro madre.

Ogni estate Evan e Soph partivano per raggiungerlo a Miami, e qualche volta portavano anche me. Il mare, il sole e il cambiamento ci avevano convinti a trasferirci lì per finire gli studi. Avevamo affittato un piccolo appartamento molto vicino al college che da quell'anno condividevamo anche con Soph.

Il pubblicò urlò quando salì sul palco Jackie Yans.

Tutti i Mercoledì e i Venerdì, Mr Mains dava l'opportunità ai nuovi talenti di esibirsi davanti alla piccola folla che si radunava in quei giorni nel suo bar.

Spensi il mio laptop quando Jackie fece tintinnare il suo triangolo con una bacchetta di ferro. Lui non era un tipo molto eccentrico, uno che attirava l'attenzione su di sé urlando battute poco simpatiche o stonando canzoni di altri tempi.

Jackie si limitava ad indossare felpe su cui erano stampate le citazioni o i titoli dei suoi componimenti e a suonare il triangolo ogni volta che iniziava o terminava una poesia. Quel giorno sulla sua maglia c'era scritto "Casa di mia nonna in prateria".

Tintinnio.

"Rosa Dolorosa, o Rosa Mia

che sbocci nel verde prato

della casa di mia nonna in prateria,

Le tue spine mi infliggono dolore,

il tuo destino sarà finire in un vaso,

nero come il mio cuore.

Ma non preoccuparti, Rosa Dolorosa,

verrò ogni mattina ad odorarti col mio naso.

Renderai, o Rosa Mia, la vita di mia nonna più gioiosa"

Tintinnio.

Il pubblico applaudì divertito. Anche Soph aveva posato il suo evidenziatore per battere le mani.

«Non trovo il motivo per cui continuate ad accettare le sue performance» Pensai ad alta voce incredulo.

«Guarda i clienti, lo adorano!» Mi rispose Soph sorridendo. Osservai Jackie scendere dal palco godendosi gli elogi della folla.

Scossi la testa e riaccesi il mio laptop sperando che quell'e-mail fosse arrivata.

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37 || A Zayn Malik fanfictionDove le storie prendono vita. Scoprilo ora