Capitolo 18

56 5 0
                                    

Stiamo camminando da un po' e ho perso l'orientamento.
Abbiamo appena raggiunto un bosco con degli alberi sottili, alti decine di metri. Le foglie, verdi fosforescenti e luminose, sono concentrate solo nella parta più alta, mentre a contrasto i tronchi sono bianchi candidi ed oscillano con il vento. Fa un effetto strano, come se qualcuno li facesse muovere all'unisono seguendo una sinfonia non udibile ad orecchio umano. Sembra quasi di stare sott'acqua con un perpetuo moto ondoso che mi ipnotizza.
Il cielo è grigio e l'aria molto umida. I pochi vestiti che ho addosso sono appicciati addosso.
È ormai qualche ora che sono sveglia e sempre più sto realizzando come in Faerie ogni essere vivente sia impregnato di magia, anche l'erba. Per me sta diventando impossibile non impazzire guardando le auree magiche e i flussi di magia che si muovono costantemente. Soltanto la respirazione mi aiuta a non essere sopraffatta e in qualche modo a bloccare questa percezione, ma lo sforzo sta prosciugando le mie energie già scarse.

Mi blocco e con voce fioca chiedo ad Erald di fermarsi. Lui sorride in risposta guardandomi da sopra la spalla e mi chiede di avere un po' di pazienza perché ci stiamo avvicinando a un fiume e potremo riposarci, bere e mangiare qualche bacca che cresce lì vicino.
Dopo una decina di minuti affiora il fiume. Beviamo e finalmente mangiamo qualcosa. Sono esausta.

"Mak, come ti senti?"

Sono seduta con la schiena appoggiata a un tronco e gli occhi chiusi: "Insomma, sono stanca..."
Di certo non posso spiegargli che appena apro gli occhi vedo una marea di colori, fiumi di energia che vanno a velocità diverse e si intrecciano tra loro. Passano anche attraverso il corpo di Erald mentre con il mio si avvicinano e poi vengono respinti, rimbalzati via come se si bruciassero. Chissà cosa succederebbe se cercassi di assorbirli, di berli? Magari potrei sentirmi meglio... ma cosa sto pensando? Sto forse impazzendo?

"Mak, non possiamo stare troppo qui..."

Si è fermato all'improvviso a metà della frase. Apro gli occhi per capire cosa succede. Vedo che istintivamente si è messo in posizione di guardia e sta annusando l'aria concentrato. Gli occhi sono diventati quelli della sua controparte animale che ora è più in superficie, pronta ad emergere.
Mi fa segno di stare ferma dove mi trovo, poi leggero e silenzioso si allontana.
Dopo cinque minuti scarsi ritorna.

"Merda, merda!"

"Che succede?"

"Ci hanno trovato, sono qui."

Mi alzo con un grugnito. La ferita si è un po' riaperta, ignoro il dolore e gli chiedo: "Che facciamo?"

"Proseguiamo fino al ponte che passa sul fiume, non manca molto. Dobbiamo raggiungerlo prima di loro, attraversarlo e buttarlo giù. Ci farà guadagnare almeno qualche ora di vantaggio, ma non so se ce la faremo."

"Dai andiamo." Mi alzo facendo leva sull'albero.

Erald si incammina con passo svelto ed io faccio di tutto per stargli dietro e non perdere terreno.
Dopo una mezz'ora ancora in questo bosco che sembra tutto identico, superiamo una collinetta e più in basso, a circa cinquecento metri, vedo questo piccolo ponte di corda che attraversa il fiume, ora decisamente più grande e violento rispetto al ruscello iniziale. Il rumore si sentiva già da diversi minuti ormai.

Stiamo per iniziare la discesa quando ad un tratto sentiamo il rumore di rami che si spezzano, una sorta di grugnito e poi sia io che Erald veniamo colpiti.
La botta violenta alla schiena mi fa perdere aderenza sul terreno e volo in avanti. Poi comincio a ruzzolare lungo il dorso della collina prendendo sempre più velocità. La corsa sembra non finire mai finché finalmente un tronco interrompe la mia folle caduta colpendomi all'addome. L'aria mi esce dai polmoni, un urlo mi sale alla gola ma non riesco a respirare e non esce nulla. Rimango ferma a pancia in giù sulle foglie fluo con il sapore della terra in bocca e la vista appannata. Poi sento dei rumori non molto distanti. Alzo la testa e vedo Erald che sta combattendo con... con... oh mamma mia, come potrei descriverlo?
È una sorta di albero guerriero alto quasi due metri che usa le braccia e le mani fatte di tronchi per aggredire Erald.
La bocca è una voragine all'interno del tronco principale che funge da corpo e viso, poi ha altri rami che compongono le possenti gambe e in alto al posto dei capelli c'è una chioma fatta da altrettanti rami e foglie. Nonostante la stazza e l'evidente pesantezza, si muove con agilità e velocità.

Cerco di alzarmi. Devo aiutare Erald. La ferita ora sanguina liberamente e l'addome sta già diventando scuro per l'urto di poco fa. Forse mi sono inclinata un paio di costole.
Barcollo per i primi due passi poi mi avvicino ai due combattenti. Mi guardo intorno e non sembrano esserci altri nemici, forse lui è l'avanguardia, ma temendo la nostra fuga sul fiume, ci ha preventivamente attaccato.

Cerco di distrarlo: "Ehi tu! Prenditela anche con me!"
L'essere fatato è circondato da questi flussi di energia magica tra il marrone e il verde che serpeggiano lungo tutto il suo strano corpo. Se solo potessi fermare questi flussi, sono certa che lui morirebbe.
Si gira un attimo per guardarmi e poi si blocca come se fosse stregato.
Cosa vedi?
Gli occhi gialli si ingrandiscono ancora di più, prima stupiti e poi spaventati. Erald ne approfitta e con un paio di mosse precise gli spezza il braccio destro all'altezza della spalla, che però, quasi subito, comincia a ricrescere.
Il mostro quasi non se ne accorge perché continua a guardarmi con una consapevolezza negli occhi che mi inquieta. Lui sa cosa sono, ha già visto altri Nulli come me, lo so, lo percepisco. Con il braccio sinistro assesta un colpo violento ad Erald che vola a una decina di metri di distanza.
L'albero incantato acquista velocità e si dirige verso di me, deciso ad eliminarmi.
E adesso cosa faccio?
Se gli permetto di avvicinarsi e dirigo la sua stessa forza contro di lui come Specchio, sicuramente gli arreco danno. Ma sarà sufficiente?

Mi è quasi addosso. Carica un manrovescio con il braccio ancora sano. Vicino a dove dovrebbe essere il cuore l'energia magica è più intensa, si attorciglia e ruota come se fosse una spirale acquisendo forza e velocità, per poi propagarsi nel resto del corpo. Lì risiede la centralina della sua essenza magica. Se rompo quella, lui è finito.
Evito il man rovescio abbassandomi sulle gambe. A quel punto lui affonda in avanti il braccio con gli artigli protesi per impalarmi, ma evito il colpo, lo afferro per le dita artigliate e sfruttando la sua stessa forza reindirizzo la sua energia contro di lui e gli pianto la mano in mezzo al petto, proprio dove c'è la spirale magica.
L'effetto è devastante perché l'albero-uomo viene lanciato in aria. L'urlo di dolore è straziante. L'energia si è accumulata proprio dove l'ho colpito diventando improvvisamente rossa e poi, mentre è ancora in volo, esplode.
La forza dell'esplosione mi lancia lontano ma per fortuna questa volta atterro su un punto abbastanza morbido, anche se diverse schegge di legno mi hanno ferito in più zone.

Rimango lì, stesa a terra a guardare il cielo e questi strani alberi immensi che sembrano spilli infilati nel terreno con precisione maniacale, tutti equidistanti l'uno dall'altro in modo ordinato.

"Mak, Mak! Stai bene?" Lo sento correre verso di me.
Poi quasi sgommando sul terreno, frena e si inginocchia vicino.

Tossisco un paio di volte: "Sì sto bene, più o meno."
Mi aiuta a sedermi. Il mio corpo è pieno di micro ferite e tagli, anche perché i pochi stracci che ho addosso non mi coprono granché. Mi fa alzare ma perdo l'equilibrio e mi appoggio pesantemente sul suo petto. Lui mi sorregge con entrambe le mani.
"Ehi, ce la fai a stare in piedi?"

"Mmmh, più o meno. È la caduta iniziale dalla collina che mi ha messo a dura prova." Poi alzo la testa dalla sua spalla e guardo intorno. I pezzi di legno della creatura sono sparsi ovunque, ma è decisamente morto ora.

Anche lui osserva la scena: "Come diavolo hai fatto a ridurlo così? Sei davvero incredibile, ma ora non c'è tempo per chiacchierare ... Lui era l'avanguardia, dobbiamo attraversare il fiume e buttare giù il ponte. Gli altri non saranno molto lontano."
Mi prende sotto il braccio per sostenermi e poi si avvia. "Forza, ti aiuto io, ma ora dobbiamo andare."

Senza dire altro ci avviamo verso il ponte, stretto, umido e barcollante. Arrivati dall'altra parte, con l'aiuto dell'unico coltello che sono riuscita a portarmi via dall'Arena e la forza brutale di Erald, riusciamo a farlo crollare.
Lui sospira mentre ci allontaniamo sull'altra sponda: "Abbiamo guadagnato qualche ora di vantaggio. Più a sud c'è un altro guado che si può attraversare a piedi ma perderanno almeno cinque, sei ore per raggiungerlo e risalire fino a qui."

Dopo lo scontro mi sono un po' ripresa, ma l'addome mi fa male e non posso respirare a fondo. Stringo i denti senza dire nulla ad Erald e continuiamo a camminare.

The Bounty Hunter - Hunted (Vol. 4)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora