𝕔𝕒𝕡𝕚𝕥𝕠𝕝𝕠 𝟛𝟙

79 6 23
                                    

E non vedi che sto piangendo

Chi se ne accorge non sei tu

Il tuo sguardo distratto

E non vedi che sto fingendo

E non mi guardi già più

Col tuo fare distratto

-Distratto (Francesca Michielin)

Appena entrarono i tre nella grande casa, i genitori di Jimin si presentarono cordialmente al fidanzato del figlio <<Piacere di conoscervi signori Park>> Jungkook prese la mano delicata e ben curata della signora e gli baciò il dorso, questo gesto fece sorridere Jimin, sapendo quanto la madre adorasse sentirsi al centro delle attenzioni altrui. <<Che casa grande che avete! Jimin portami a fare il giro della villa!>> Jimin sentendo quelle parole annuiscì e la portò nelle varie stanze <<E' un bel ragazzo, preciso e molto garbato, l'ideale che fa per te non è vero? - fece per rispondere il più piccolo quando la donna continuò - Sai pensavamo peggio, a Seoul non ci sono le stesse persone della Florida. Qui sono tutti più riservati e meschini, eravamo così preoccupati per te>> disse con fare sprezzante, prese il figlio sottobraccio e gli sorrise <<Mamma quante volte devo ripeterti che è perfetto per me? A me piace lui ed io gli piaccio. Meglio di così non poteva andare>> affermò deciso il biondino, lasciando stare le parole dette dalla madre <<Siamo arrivati al salotto>> l'accompagnò nella grande stanza con all'interno tutto l'occorrente per la cena <<Wow, che delizia. La vostra cameriera è davvero brava! - si girò verso il figlio - Ma non la vedo>>  <<Mamma non abbiamo una cameriera, e mai l'avremo. Io ho cucinato tutto questo, sapendo i vostri gusti>> la donna arricciò il naso e si allontanò dalla stanza <<Fareste meglio ad avercela una. - continuò la donna guardandolo dalla testa ai piedi - Se vorrai un figlio devi avere qualcuno che ti aiuta>> e dopo queste parole Jimin si allontanò definitivamente dalla presa della madre.
La mamma, la sua mamma, gli aveva esplicitamente detto che non l'avrebbe aiutato semmai lui fosse rimasto incinta. Sapeva che il loro rapporto non era dei migliori, sembrava avere tutto ma in realtà non aveva niente, desiderava quel poco di affetto eppure non riusciva mai ad essere accontentato, pretendere per non dare, avere per non arrecare, era questo che ormai si ripeteva costantemente <<Non ho bisogno di nessuno>> <<Caro come fai a dire una cosa del genere sapendo che sei nel torto? - gli prese il mento tra le due dita sottili -  Cresci un pò!>> Jimin voleva ucciderla e così roteo gli occhi e si incamminò insieme a lei in cucina <<Tuo padre ha chiesto a Jungkook di entrare in una azienda seguita da lui, non sembra un'ottima idea?>> Jimin voleva rispondere di no ma lascio fare <<Si vedrà>> 

Nel frattempo nello studio di Jungkook il padre di Jimin gli stava chiedendo la tanto attesa richiesta <<Allora? Non sembra un'ottima idea?>> <<No>> rispose semplicemente il moro <<Amo il mio lavoro, ho studiato anni ed anni per arrivare dove sono adesso, e non spreco il mio tempo per trasferirmi in un ospedale gestito dal padre del mio ragazzo, solo per 4000 won in più>> ormai era troppo tardi per dire di si, nel caso in cui avesse cambiato idea, non fu così <<E Jimin? Lavora ancora con quei mocciosi? Glielo ripeto in continuazione di andarsene da quella scuola! - si girò a guardarlo - Non credi?>> ormai l'odio era alle stelle senza contare del fatto che nessuno dei due volesse davvero aiutare l'altro, il padre di Jimin, se non fosse stato per la moglie, non avrebbe di certo offerto così tanto ad uno sconosciuto, nè tanto meno Jungkook aveva così tanta voglia di parlare con quell'uomo. Sentirono la porta aprirsi e si girarono contemporaneamente <<Papà, Jungkookie a tavola>> aveva affermato il biondino senza nemmeno guardare in faccia il genitore <<Arriviamo>> il moro si alzò dalla sedia e si incamminò verso la porta <<E comunque, bella camicia>> non lo guardò nemmeno in faccia e se n'è andò. 

***

<<Caro sei davvero bravo>> affermò la madre sorridendo falsamente al figlio che si era cimentato nella cucina <<Parlavamo prima io e Jungkook del tuo lavoro d'insegnante>> prese parola il padre facendo si che Jimin alzasse gli occhi al cielo, per la quinta volta consecutiva della giornata, <<Ma davvero?>> chiese stupito <<Dovresti smetterla di insegnare a quei mocciosi, potresti trovare lavoro nell'università non credi tesoro?>> si rivolse alla moglie che annuì <<Certo, ami così tanto il tuo lavoro e non penso che dei ragazzi ti possano aiutare - >> <<E degli  universitari che non mi ascoltano mi potranno aiutare? No grazie>> si fece coraggio il biondino facendo scivolare la mano di Jungkook vicino alla sua più piccola, per stringerla con amore <<Sei indisciplinato!>> affermò il padre sbattendo le mani sul tavolo <<La danza invece come va?>> chiese la moglie sviando ciò che aveva detto il marito, anche se lo fece ancora più imbestialire.
Non aveva niente contro i gay, ma non voleva che suo figlio, il suo unico figlio, rincorresse un sogno a tempo perso anche se era un ragazzo prodigio.
<<Va tutto bene, mi hanno scelto come ballerino principale per il prossimo saggio>> <<Tu e la danza! Non riuscirai mai a continuarla, è un'arte troppo complicata per uno come te>> continuò a disprezzarlo, facendolo apposta, e a questo punto prese parola Jungkook  <<Non mi sembra esatta questa affermazione>> il padre di Jimin si sorprese, non aveva ancora accennato parola <<Davvero?>>  annuì <<Ho una forma d'arte accanto a me e non ve ne siete nemmeno accorti. Cercate di screditarlo e di umiliarlo davanti a me, pensando che io me ne possa andare a quel paese soltanto perché lo avete già promesso a qualcuno. Non è così? Non siete tanto diversi da quelli che consideravo genitori, pretendere per non dare, avere per non arrecare. Così facendo state uccidendo un ragazzo di soli 21 anni per cosa? Per un posto fisso? C'è l'ha. Per una casa? C'è l'ha. Per un ragazzo? C'è l'ha, anche se non è quello che desideravate. Per un matrimonio? Non ancora, ma presto arriverà. Per un nipotino? Nessuno vince un premio. I figli si vogliono e si accettano come sono. Quindi se per voi non è un problema - prese le mani di Jimin e le intrecciò con le sue - vi chiedo di allontanarvi da casa nostra e non entrarvi finché io e Jimin non abbiamo preso una decisone, per il momento vi prego di non farvi più sentire>> la voce di Jungkook era coì fredda e gelida che il più piccolo si spaventò al solo udito <<Arrivederci>> dissero entrambi i genitori e si allontanarono verso la porta, Jimin voleva solo sprofondare dalla tristezza.  

𝚃𝚊𝚍𝚋Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora