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Jacaerys è appena morto, e con lui ogni residuo di debolezza nel cuore di Rhaenyra, che brucia di dolore ma decide prontamente di reagire. Nella dura decisione di voler finalmente prendere Approdo del Re, la regina si ritrova dinanzi a un dilemma spaventoso quanto probabile: benché abbia i suoi semi di drago, Ulf il bianco è troppo libertino e poco propenso a seguire gli ordini, e la regina teme che egli possa voltarle le spalle. E' Daemon, dopo un lungo colloquio con lady Mysaria, a proporre la soluzione più sfrontata: richiama a Roccia del Drago Ashara. Ashara ha ventiquattro anni e il sangue del principe Canaglia che le scorre nelle vene. Suo padre ha provveduto a lei, in segreto, fin da bambina, riconoscendola come sua figlia, ma Rhaenyra non l'ha mai vista e a stento l'ha sentita nominare da flebili bisbigli. Come ci si aspetta da una donna il cui seggio e diritto di nascita è stato strappato via, la paranoia permea sovrana e Rhaenyra si mostra sconcertata dall'arroganza di Daemon; tuttavia, la disperazione e la sete di vendetta non le permettono il lusso di provare orgoglio. Sa di avere bisogno di draghi formidabili e Ashara è appena sopravvissuta all'impossibile. Lontana da sua madre Mysaria fin dall'inizio del conflitto, Ashara si è spinta fino a Duskendale per affrontare Maegorax, un titano antico e selvaggio blu cobalto, reclamandolo senza sella e rischiando la vita. Mentre a nord il fuoco del drago si prepara a scatenarsi sulla capitale, il destino muove le sue pedine. Nell'Altopiano, le armate dei Verdi hanno sottomesso Tumbleton, che aveva in precedenza issato il vessillo della Regina Nera. Qui, tra le fila degli Hightower, Ser Gwayne Hightower si appella all'onore e ignora ciò che gli Dei hanno in serbo per lui.