iemmaykaaar
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La vita di Margot si svolge tra l'aula magna della Sapienza, la scuola di pianoforte e il piccolo appartamento a Tufello dove abita da tre anni.
Ventitré anni, medicina al quarto anno, voti che fanno invidia anche ai professori. Sul comodino, sempre tre libri aperti, uno di patologia, uno di anatomia e uno di filosofia, che legge nei dieci minuti prima di dormire come un atto di resistenza silenziosa contro l'idea di essere soltanto quello che studia. Sul calendario, ogni ora ha un nome.
Nessuno sa, guardandola, quanto costi tutto questo. I suoi genitori non pagano niente.
Si mantiene da sola, e lo fa con la stessa compostezza silenziosa con cui fa tutto il resto, senza lamentarsene, senza che si veda troppo la fatica.
Insegna pianoforte in una scuola di musica comunale, con orari che non hanno niente di ragionevole. La pagano poco, pochissimo, una cifra che non regge i conti se non la si affianca ad altre rinunce.
Il pianoforte ce l'ha da quando aveva cinque anni. È stato un secondo alfabeto, imparato prima ancora di capire cosa significasse studiare. Lo suona con la stessa disciplina con cui affronta tutto il resto, ma c'è qualcosa di diverso quando le dita toccano i tasti: qualcosa va dove i libri di medicina non arrivano. È forse l'unica cosa che fa senza che ci sia un obiettivo dall'altra parte.
Lauro invece Roma la conosce come si conosce una città in cui sei cresciuto senza mai sceglierla, con quell'amore complicato e istintivo che non ha bisogno di essere spiegato.
Adesso ha trentacinque anni e un nome che quasi tutti conoscono.
Eppure lui continua ad avere l'aria di qualcuno che non sa bene dove ha messo le chiavi di casa.
Perché Lauro è fatto così. Scrive testi ovunque, sul telefono, sul retro degli scontrini, sui margini di qualunque foglio gli capiti a tiro.
Il successo gli ha dato una forma riconoscibile nel mondo, ma non ha cambiato niente nel modo in cui sente la musica, come un'urgenza, come qualcosa che viene prima di tutto il resto