Kaori_Reynard_
.-C'è una strana sensazione che rimane addosso quando si finge di essere umani.
Non è dolore. Non è nemmeno disagio.
È... come indossare un vestito che non ti appartiene, ma che ti hanno cucito addosso con ago e filo rovente.-
Kuma fissava il proprio riflesso nell'acqua della tazza, immobile. Gli occhi, due luci dissonanti; uno verde profondo, l'altro giallo ocra; la osservavano come se lei fosse qualcun altro. Come se ogni mattina, appena sveglia, dovesse ricordare chi stava fingendo di essere.
Una farsa silenziosa.
Un respiro trattenuto.
Una bugia di carne e ossa.
Eppure...
«Vuoi un po' di miele anche tu?»
La voce di Yuki la fece trasalire appena. Kuma sollevò lo sguardo, i capelli ancora gonfi e spettinati dalla notte agitata.
Era seduta al tavolo della cucina. Davanti a lei, una colazione semplice: pane tostato, uova, frutta tagliata a fette. Yuki versava il miele su una fetta mentre Yuno, dall'altro lato del tavolo, leggeva un libro con l'attenzione tipica di chi osserva tutto... senza darlo a vedere.
«Va bene così,» rispose Kuma dopo un istante di esitazione. La sua voce era bassa, roca come se non fosse ancora abituata a usarla.
Yuki le sorrise, tornando a versare il miele nel suo piatto.
«Oggi fa caldo,» commentò, cercando la leggerezza. «Forse più tardi potremmo uscire un po'. Che ne pensi, Yuno?»
Lui non distolse lo sguardo dal libro, ma annuì.
«Potremmo andare verso la radura a nord. C'è un vecchio albero cavo, ci crescono le erbe che ti piacciono.»
«Perfetto!» esclamò Yuki.
Kuma si limitò a guardare il cibo nel piatto. Masticava lentamente, come se ogni boccone fosse un rituale. Un modo per ancorarsi a qualcosa.
Era lì da ormai tre giorni e si stupiva ancora comunque di molte cose.
Colazione.
Una parola semplice. Calda.
Ma per lei era una strana forma di incantesimo.