alessiagiordano011
Introduzione: Il Sapore della Rovina
Dicono che il tempo curi ogni ferita. Chiunque abbia inventato questa bugia non ha mai vissuto a Blackwood Moor, dove la pioggia scava solchi profondi nella terra e i segreti rimangono incastrati tra le pietre delle vecchie case padronali, pronti a farti inciampare quando meno te lo aspetti.
Per Iris Briar, il tempo non era un medico. Era un carceriere.
Ogni sua parola gentile, ogni sorriso regalato a un compagno di classe o ogni gesto premuroso verso i vicini era un mattone che usava per costruire una diga. Una diga fatta di zucchero e buone intenzioni, eretta per contenere l'oscurità che minacciava di annegarla ogni volta che chiudeva gli occhi e rivedeva i lampeggianti blu della polizia quella notte di tre anni prima.
Poi c'era Hunter Wolfe.
Se Iris era la diga, Hunter era il terremoto.
Lui non voleva guarire. Lui voleva che le ferite sanguinassero, fresche e rosse, perché il dolore era l'unico legame che gli era rimasto con la vita che gli era stata strappata. Una volta, il suo nome era sinonimo di prestigio, di corse sui prati e di un futuro già scritto tra i marmi di Londra. Ora, il nome Wolfe era un marchio d'infamia, una macchia di grasso su un tappeto di seta.
Entrare alla St. Jude's ogni mattina significava per loro giocare a una guerra fredda dove non c'erano vincitori. Per gli altri studenti, erano solo la ragazza più dolce della scuola e il paria pericoloso da cui stare alla larga.
Ma dietro le uniformi perfette e i corridoi silenziosi dell'accademia, battevano due cuori intrecciati dallo stesso peccato.
Iris portava le spine dentro, conficcate nel petto, cercando di non farle vedere a nessuno.
Hunter quelle spine le usava come artigli, pronto a strapparle il cuore pur di sentire, anche solo per un istante, che non era l'unico a soffocare nel fango.
Non era una storia d'amore. Non ancora.
Era un conto alla rovescia verso la distruzione.