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Il Castello delle Ore Zoppe
Sottotitolo: Cronache irregolari in riva alla Loira sotto il Sole che non tramonta mai
Non è vero che i castelli dormono.
Dormono al massimo le loro facciate, quando i visitatori se ne vanno e restano solo le guide a ripiegare le frasi. Dentro, invece, il castello continua. Continua come una frase lasciata a metà nel Seicento e mai più chiusa.
Era il tempo del Re Sole, certo. Ma il sole, da quelle parti, arrivava filtrato: passava attraverso tendaggi, corridoi, intrighi, risate trattenute, piatti che non sarebbero mai arrivati in tavola, lettere mai spedite e altre lette troppe volte. Il castello viveva di luce riflessa, come certi personaggi che brillano non per volontà propria ma per posizione strategica.
Questo libro non racconta la Storia.
La Storia, quella con la S maiuscola, abitava altrove, in saloni più grandi, in decisioni firmate con inchiostro che odorava di potere. Qui si racconta la vita che la Storia non aveva tempo di guardare. Le ore sbilenche. I minuti che inciampano. I giorni che si ripetono con leggere variazioni, come prove di uno spettacolo che non debutta mai.
Il castello aveva una corte stabile e una corte mobile. La prima era fatta di residenti permanenti: nobili in disarmo, servitori che conoscevano i muri meglio delle proprie mani, religiosi in bilico, cuochi filosofi, dame che collezionavano silenzi. La seconda arrivava a sorpresa. Sempre. Perché nessuno entrava al Castello delle Ore Storte come previsto.
Ogni episodio di questa cronaca è l'arrivo di qualcuno.
Un ospite inatteso che porta con sé una deviazione: un astronomo convinto che il Sole abbia paura del buio, una cantante italiana scappata dall'opera, un nano diplomatico, una mistica che parla solo con i mobili, un attore che recita anche quando dorme, un matematico che conta le scale per non cadere nella propria vita.