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Se c'era una cosa che Jiang Cheng detestava dei grandi eventi, oltre alla miriade di gente che gli rivolgeva la parola, era il doversi fermare a dormire in hotel a fine serata. Nonostante fosse abituato a quel tipo di attività, non aveva più vent'anni e non vedeva l'ora di arrivare nella sua (e molto probabilmente non pulita) stanza dell'hotel a cinque stelle in cui l'avevano costretto a prenotare. Era fuori questione che si mettesse a guidare, e lo era altrettanto il pernottare in un luogo diverso in quell'occasione, a detta di suo nipote. L'aria frizzante delle due del mattino di inizio marzo lo uccideva. L'hotel era un posto accogliente, e stranamente trasudava pulizia da ogni parte. Di cosa si sarebbe potuto lamentare? Sperava in dei vicini di stanza rumorosi e amanti della giovane notte che non gli avrebbero fatto chiudere occhio. Le pareti all'entrata erano di un piacevole color carta da zucchero, incrociato con il colore del tramonto. Si avviò in ascensore, dove un uomo alto e bello guardava lo schermo del suo cellulare. Aveva i capelli corti e pettinati all'indietro, una montatura elegante gli incorniciava gli occhi. Jiang Cheng spinse il pulsante con sopra il numero tre, poi si scompigliò ulteriormente i capelli, a disagio per qualche motivo sconosciuto. Non sapeva spiegarselo, ma lo sconosciuto alto lo metteva fortemente a disagio, anche perché in quel momento gli ricordava vagamente il suo ex. Ex che gli aveva spezzato il cuore e lo aveva lasciato da solo ad abbuffarsi di gelato al cioccolato fondente e frutti di bosco, Monster e semi di loto in un periodo di merda.