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Park Jimin È uno dei ballerini più talentuosi del suo dipartimento, ma dietro i suoi movimenti perfetti sul palco si nasconde un'esistenza difficile. Kim Taehyung, il suo ragazzo, ha stretto attorno a lui una gabbia invisibile di isolamento psicologico, sensi di colpa e manipolazioni, allontanando chiunque provasse a volergli bene. Per tutti, Jimin è diventato irraggiungibile.
Jeon Jungkook, promessa della facoltà di Scienze Motorie, non è il tipo che si immette nei drammi altrui. È distaccato, pragmatico, silenzioso. Ma quando trova Jimin tremante e intrappolato sotto un temporale, decide di non girarsi dall'altra parte.
Dal testo:
Non persi un solo secondo a guardare la scena. La mia figura massiccia creò una barriera fisica invalicabile, che costrinse Taehyung a interrompere il suo avanzamento e a fare un passo indietro per evitare il contatto diretto.
Non lo guardai nemmeno. Il mio focus rimase interamente concentrato sulla sicurezza di Jimin, che appariva visibilmente scosso e intrappolato in quella spirale di colpevolizzazione.
Con un movimento allungai le braccia verso di lui. Le mie mani si posarono con fermezza ma con una delicatezza assoluta sui suoi fianchi. Senza usare una forza che potesse spaventarlo, spinsi dolcemente Jimin contro la fiancata dell'auto, mantenendo il mio corpo come uno scudo protettivo per coprirlo dalla vista di Taehyung. Lo spostamento fu calcolato al millimetro: la sua schiena andò a trovarsi esattamente in corrispondenza della maniglia della portiera posteriore.
«Sali in macchina. Adesso,» ordinai, mantenendo un tono di voce basso, profondo, saturo di un'autorità glaciale che non ammetteva repliche o esitazioni.
Solo allora mi voltai completamente verso Taehyung, bloccandolo sul posto con uno sguardo che non ammetteva repliche la mia postura emanava una solidità assoluta.