Kewidana
Hope ha sempre vissuto la sua vita in una prigione che odia chiamare casa.
È rinchiusa in una torre come le classiche principesse delle favole e non riesce a vedere un futuro diverso se non rimanere rinchiusa lì, in quella minuscola città che risiede in un unico palazzo.
L'unica cosa che la fa sentire utile è cucinare per tutti i cittadini
È così la vita in quello spicchio di costa dell'Alaska: a causa delle basse temperature, tutto risiede nel Buckner Building.
Tutta la sua vita è rinchiusa in quelle quattro mura.
Si sente inutile per i suoi concittadini e soprattutto, pezzo dopo pezzo, sta perdendo sua madre che combatte da tempo con una malattia.
Quando uno spiraglio di luce trova per loro una cura, però, i soldi ancora una volta sono necessari.
Hope non sa come poter aiutare sua madre.
La sua mente è in subbuglio.
Poi un giorno un incontro improvviso e abbastanza bizzarro le dà una possibilità di fuga e una via per riuscire a trovare dei soldi.
L'improvvisa scoperta che in realtà suo padre non sia chi pensa, ma che in realtà sia un ricco e famoso uomo che vive lontano dall'Alaska, la coglie alla sprovvista e Hope, in conflitto con la madre per questa scoperta che le cambierà la vita, decide di scappare insieme a Elio, il giramondo bizzarro che si è intrufolato nel suo palazzo.
Lui è l'opposto di Hope: pura tempesta che nasconde anch'essa storie complicate di famiglia.
Arrivata in Italia, però, l'idea di chiedere al padre i soldi per la cura per sua madre, cambia totalmente.
Suo padre nasconde qualcosa più grande di tutto ciò che lei potrebbe aspettarsi e, l'unica cosa che la terrà collegata alle sue radici, sarà il vecchio ricettario di sua nonna.
Ogni pagina le porterà alla memoria dei frammenti di ricordi stranamente perduti: ricordi che sanno di frasi d'ispirazione, nuove idee per delle ricette di cucina, ma soprattutto di famiglia.
Perché è la famiglia, dopotutto, che conterà sempre per Hope.