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Il cielo sopra Seoul era un velo grigio, pesante e silenzioso, come se volesse soffocare ogni rumore, ogni pensiero. Cassandra scese dall'aereo con il cuore stretto in un nodo, i ricordi del padre che le bruciavano dentro come un fuoco che non si spegne. Tredici anni lontana da quella città, e ora ogni vicolo, ogni odore di strada, la riportava indietro a un passato che credeva di conoscere.
Al funerale, i suoi occhi si posarono su un gruppo di uomini vestiti con abiti scuri e perfetti. Non li conosceva, ma qualcosa nel loro modo di muoversi le fece gelare il sangue: occhi freddi, sguardi rapidi, movimenti calcolati. Cassandra avvertì un brivido lungo la schiena. Qualcosa in loro non era normale.
Stringendo il velo di pizzo nero poggiato sulla testa tra le dita, ricordò gli allenamenti con il padre: colpi precisi, pugni che lasciavano il segno, il metallo freddo delle pistole, la lama lucente dei coltelli. Ogni insegnamento che le aveva dato ora aveva un peso nuovo. Forse suo padre sapeva di ciò che lo circondava... forse aveva affrontato il mondo della malavita più a fondo di quanto lei avesse mai immaginato.
Cassandra inspirò a fondo, cercando di domare la rabbia che le stringeva lo stomaco. Non c'è tempo per il dolore, per i rimpianti. Deve capire chi gli aveva tolto la vita, anche se questo significa immergersi in un mondo oscuro e sconosciuto.
Il vento freddo le accarezzò il volto mentre usciva dalla cappella, portando con sé un senso di attesa e minaccia. Sapeva solo una cosa: quando avrebbe scoperto chi aveva ucciso suo padre... lo avrebbe ucciso.
Ma non sapeva che il destino aveva già piantato il seme di qualcosa di più complesso, qualcosa che avrebbe messo alla prova il suo cuore, la sua rabbia e ogni certezza che pensava di avere.