matteolendaro
Razak raccolse le spade e si avvicinò alla porta. "Sto bene. Rimani lì, potrebbe non essere il solo."
In fondo alla stanza c'era un letto circondato da cibo ammuffito. L'aria acida gli bruciò gli occhi. Trattenne il respiro e scosse la testa come a voler spazzar via le lacrime sotto la maschera. Li socchiuse, si avvicinò puntando la spada verso il materasso. C'era un corpo sdraiato. Una donna.
La figura rimase immobile. Il pavimento era appiccicoso e l'aria puzzava di carne marcia. Le coperte impregnate di un liquido giallo si erano fuse alla carne della donna. Le labbra screpolate erano aperte e la pancia si gonfiava a malapena sotto il tessuto rinsecchito. Gli occhi erano fissi al soffitto, secchi come quelli dell'infetto.