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La Sindrome di Saudade non esiste, o almeno non nella medicina scientifica, ma non riuscivo a trovare niente che descrivesse il vuoto, le voci nere, la solitudine e la malinconia che erano padroni della mia vita da ormai sette anni.
Il nome Lyra me lo avevano dato i miei genitori perché il giorno che ero nata avevo fatto un pianto così bello che sembrava la melodia di una canzone alle loro orecchie, più probabilmente erano semplicemente felici di aver avuto una figlia femmina dopo tanti tentativi. Non che non amassero i miei fratelli più grandi Lucas e Finn, e poi dopo di me era arrivato anche James. Il quadro della famiglia imperfettamente perfetta.
13 anni dopo la mia nascita però tutto cambiò. I colpi di pistola, il terrore angosciante, gli attacchi di panico, le voci, fu da quel giorno che diventai una vittima della Sindrome di Saudade. Mi aveva accompagnato per sette anni ormai e non vedevo più una fine, ma poi eccola lì la mia medicina. Un ragazzo burbero dal nome di Rylan. Misterioso e affascinante, ma sicuramente non interessato a me.