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«Per ogni nota dolce nella sua saliva e per ogni sillaba ben arpeggiata, giù e più giù scendeva quel manto di male che da sempre mi copriva.
Era tutto suo e non posso ingoiare la possessione di queste parole.
Nello stomaco non ho più spazio, inondato di Lacryma Christi, affogato nelle lacrime di vetro di lui.
Lui pianse, sul mio grembo pianse, sulla mia schiena nuda pianse, sul mio patibolo pianse, con le mie corde pianse.
Piangeva per me.
"L'ultimo, unico, solo mio, divino" diceva "ingoierò ogni bottone tu abbia mai conservato".
E per me c'erano una gabbia d'oro e uno specchio di cristallo, divenni l'apoteosi stessa del suo rimpianto.»
Non ebbe amore se non devozione.
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Slav e Arlo, due uomini coi cuori in gramaglie e i corpi depravati, abbandonati da Dio.
È stata scritta per il bisogno di fondere l'ascetismo estremo e la naturale predisposizione all'affermazione identitaria.
È sostanzialmente una storia d'amore M/M
~ 17-03-26