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2 stories
Il sonno di Cthulhu by Calmood
Calmood
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Nel 1926 il professor George Angell, docente emerito di lingue semitiche presso l'Università di Boston, con interessi in antropologia, archeologia e occultismo, morì a novantadue anni in circostanze mai realmente chiarite: il suo esecutore testamentario (nonché pronipote) signor Francis Wayland, nel tentativo di gettare luce sulla vicenda, risalì parzialmente le tracce delle verità innominabili in merito a chi realmente regga il fato del mondo mortale, in merito a chi guardi con avidità il destino dell'Uomo dai remoti angoli di un universo bisbigliante follia...e a sua volta scomparve, suicida, dimenticato, i diari suoi e del suo avo rimasti sepolti nella polvere della soffitta alla Wayland Manor, mentre la cima più alta della città maledetta veniva ingoiata dai flutti del Pacifico negli anni successivi alla congiunzione astrale che ne causò l'affiorare. Ma non è morto ciò che può vivere in eterno, e sono forse stati gli stessi Grandi Antichi a muovere le fila del cosmo inducendo un nuovo allineamento ad appena due generazioni di distanza, in un'epoca dove la magia e i culti primigeni sono stati sostituiti dalla politica, dalla musica rock e dall'LSD, in un mondo, quello del 1970, totalmente impreparato al riemergere della città morta di R'lyeh, dove il Grande Cthulhu sogna da tempo immemore un'anima sfortunata e prescelta che possa e voglia interromperne il sonno, così instradando il mondo mortale sul cammino di caos della sua ultima era... La storia è una continuazione (ad interpretazione libera) del racconto 'Il richiamo di Cthulhu' di H. P. Lovecraft, e coinvolge elementi delle opere 'Il caso di Charles Dexter Ward' e 'Kadath' dello stesso autore: un viaggio parallelo fra due mondi, quello terreno e quello onirico, di improbabili alleati e dei loro demoni interiori, dove la distinzione fra bene e male è sottile, sfumata e consumata, come spesso la barriera che separa la sanità dalla pazzia.
L'oro del Magnifico by Calmood
Calmood
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Stati Uniti di Eymericka, frontiera del Sureste. Vent'anni dopo la fine della guerra, e la pacificazione dei feudi e delle baronie del Nord sotto l'egida del Ring, i fantasmi del passato non hanno smesso di agitarsi nelle loro bare. Un tesoro fu infatti nascosto nelle terre di nessuno oltre il deserto salato di Orube, dall'ultimo di dodici generali in fuga, per preparare un'estrema quanto improbabile riscossa per la causa del Magnifico: a questo doveva servire la pentola d'oro sepolta alla fine di un lungo arcobaleno, ricchezza sufficiente a rendere ricco un uomo per generazioni, bottino favoloso dietro cui cavalca un pistolero cieco a sua volta luogotenente dello stesso signore della guerra che mise a ferro e fuoco il mondo due decadi prima; e non sarà certamente il solo a gettare sogni di ricchezza sul sentiero di un El Dorado maledetto dal sangue, tra vecchi amici da radunare e nuovi compagni da arruolare, tra nemici di lunga data a cui sfuggire e nuovi approfittatori da cui guardarsi, attraverso piste di sabbia, sole e sale, sotto cieli di cemento e luci al neon nel ventre oscuro della terra e del mare. È un mondo dalle due facce quello in cui i sogni sono messi alla prova e gli uomini diventano leggenda, o polvere, inseguendoli: un mondo di deserti e praterie, piste di diligenza e autostrade a dodici corsie, villaggi di frontiera e città in rovina retaggio di un futuro tanto lontano da essere remoto. Un mondo diviso fra una società regredita al feudalesimo, che si è imposta nuove leggi per sopravvivere ai pericoli delle terre selvagge della superficie, e un sottosuolo di megalopoli immense e dimenticate col loro carico di umanità abbrutita. Un mondo diviso e pericoloso dove l'avidità è il denominatore comune agli eredi della razza umana, e il tradimento loro ombra fedele: perché fa proprio gola a molti, l'Oro del Magnifico...