PinoConestabile
Vi fu chi giunse sulla soglia immensa,
ove la luce non conosce sera;
l'anima udì, nel suo tacito senso,
l'Eterno farsi limpida preghiera.
Nulla mancava. L'infinito aperto
discendeva quieto come il mare;
e già pareva vinto anche il deserto
che il cuore oppone al proprio oltrepassare.
Ma un'ombra, desta dai remoti giorni,
gli velò il volto innanzi al suo chiarore;
e i passi antichi, coi consueti ritorni,
vinsero il nuovo invito dell'aurore.
Non fu la notte, né l'avversa sorte,
né mano d'uomo a ricondurlo indietro:
si smarrì nella polvere del passo,
che gli velò la luce, palmo a palmo.
Così riprese il consueto calle,
dove ogni pietra riconosce il piede;
e l'Eterno rimase sulle alte spalle
dei monti, nella sua silente fede.
Ora il tempo ne custodisce l'orma
come si serba un'eco fra le rupi:
non quale assenza che nel pianto dorma,
ma come un varco rimasto aperto.
Pino Conestabile 1982