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La notte del 9 giugno non fu solo un crimine; fu una profanazione. Un uomo aveva passato l'intero pomeriggio a osservare la famiglia Moser attraverso le finestre, un'ombra silenziosa tra gli alberi, aspettando che la luce del tramonto lasciasse il posto al buio.
Orfeo fu l'ultimo a morire. Prima di esalare l'ultimo respiro sul pavimento gelido, dovette guardare l'orrore: i corpi dei suoi genitori disposti come manichini. Il rapinatore, impugnata una vecchia fotocamera trovata su una credenza, scattò una foto per immortalare il suo macabro capolavoro. Quel flash fu l'ultima cosa che Orfeo vide;
La giustizia arrivò rapida, ma cieca. Il rapinatore morì poco dopo, scivolando lungo la riva di un lago vicino.
Anni dopo, otto ragazzi decidono di festeggiare la fine della quarta superiore. La meta è quella vecchia villa, ora diventata la casa vacanze della famiglia di uno di loro.
Qualcuno trova la vecchia fotocamera impolverata. Per gioco, per sfida o per noia, propongono un gioco nuovo: Nascondino con flash.
Le regole sono semplici: buio totale in tutta la casa. Chi cerca può usare solo il flash della fotocamera per illuminare i corridoi e stanze per un istante.Quando la luce scatta, un ragazzo è lì. Quando scatta di nuovo, al suo posto c'è solo una macchia di sangue o un vuoto raggelante.
Solo quattro di loro sopravvivono a quella notte di urla soffocate. Ma la sopravvivenza è una condanna: il trauma li insegue nei sogni, nelle foto che scattano con i cellulari, nel riflesso di ogni specchio. Le loro vite sono spezzate, segnate dal senso di colpa per aver lasciato i loro amici nel buio.
Per spezzare il ciclo, dovranno affrontare l'entità nel luogo esatto in cui tutto è iniziato. Devono scattare l'ultima foto del rullino, non per catturare la morte, ma per liberare l'anima di Orfeo, offrendogli un'immagine diversa: non quella di una vittima, ma quella di un ragazzo che può finalmente smettere di guardare quel flash e riposare nell'oscurità, questa volta senza