Uapalina
Roma,
caserma militare,
22 giugno del 31 a.C.
Con la mente Yoana, ritornò al loro primo incon-tro dalla liberazione di Maximus. Era il 19 maggio, una giornata splendente. Si trovava nella domus di Ottaviano con la figlia e la servitù del princeps che la trattava come una matrona romana. Le sembrava tutto così assurdo e fantastico allo stesso tempo che ancora non ci credeva che a breve avrebbe rivisto il suo sposo. La servitù annunciò il ritorno del domi-nus e quindi l'arrivo di Maximus. Ottaviano entrò in casa per primo e, subito dietro, la figura di un guer-riero in perizoma che la fece trasalire. Quasi non lo riconobbe. Le cicatrici riempivano il suo corpo in ogni punto, i capelli non erano mai stati tagliati da quanto poteva vedere e la massa muscolare lo fa-ceva sembrare Ercole. Lei non si mosse, la bambina non lo riconobbe nemmeno. Ottaviano si mise ad osservare in un angolo della stanza insieme a Lucilla che era entrata dopo il gladiatore. Yoana si portò una mano alla bocca come se volesse bloccare un urlo che non veniva fuori, i suoi occhi iniziarono a piangere e i singhiozzi a farsi sentire. Maximus la raggiunse sorridendo, la abbracciò stringendola for-te, tanto che lei dovette chiedergli di mollare un po' la presa. La bambina tirava la veste della madre, non capiva. «Questo è papà. Siamo di nuovo insie-me, Iskra.» Maximus prese in braccio la bambina ma questa si mise a piangere e ad urlare dalla pau-ra. Lucilla si fece avanti, chiamando la bambina a sé «vieni, Iskra. Andiamo a giocare nell'altra stanza. Lasciamo mamma e papà un po' da soli». La bambi-na la seguì tranquillamente e Yoana la ringraziò, Maximus fece altrettanto. Ottaviano seguì Lucilla per lasciare ai due un po' di tranquillità.