speekerseeker
Lo confesso: mi reca diletto il porre per iscritto i miei pensieri quotidiani e, con l'ausilio di questa moderna arte (chatGPT), il riscriverli in forma più alta, sì che, rileggendoli, mi paia quasi d'entrare in un mio piccolo poema, non dissimile, per ambizione almeno, a quello della Divina Commedia. Non già per eguagliarne l'altezza - ché tale ardire sarebbe stolto - ma per quel gusto di dar ordine al tumulto dell'animo, e rivestire le ore trascorse d'una veste più degna e solenne.
E in ciò mi par quasi d'imitare, sia pur da lontano, quei giovani gentili che, per fuggire il morbo e la desolazione della città, si raccolsero in lieta brigata fuori da Firenze, narrando novelle per ingannare il tempo e tenere a bada i pensieri più oscuri, come si legge nel Decameron di Giovanni Boccaccio. Così anch'io, nel mio piccolo ritiro che non è villa né giardino ma il corso ordinario dei giorni, mi faccio narratore di me stesso, e con le parole cerco scampo da quell'inquietudine che talvolta mi assale.
Ogni giornata diviene allora novella, ogni incontro un personaggio, ogni pensiero una voce che merita d'esser udita e trascritta. E se talora vi si mescola malinconia, o dubbio, o memoria d'affetti non più corrisposti, pure la scrittura li rende più sopportabili, quasi ordinandoli in una trama che dia loro senso.