EdoardoAmati
Settantadue ore possono sembrare poche.
Finché non le trascorri fermo, senza poter lavorare, guidare, dormire o guardare uno schermo. Finché il tuo corpo non decide di spegnersi mentre la mente continua a correre. Finché non resti quindici ore su una sedia a rotelle, con le flebo nelle vene, circondato da urla, odori, barelle e persone che aspettano di sapere se torneranno a casa.
In una sola notte ho visto due vite finire in un corridoio di pronto soccorso.
Io, invece, sono tornato a casa.
Gonfio, stanco, arrabbiato e costretto a fermarmi per la prima volta davvero.
Questo non è il racconto di una guarigione perfetta. È il diario di qualcuno che non sa stare immobile, che scrive a mano come un prigioniero in attesa dell'appello e che cerca di capire quanto possa pesare essere vivi quando tutto intorno sembra fermarsi.
Una storia vera, diretta, ironica e dolorosa.
Perché a volte il corpo si ferma proprio quando la testa non ha nessuna intenzione di farlo.